NERVESA. «Io so che avevo chiesto 200mila euro dal fondo di rotazione per sistemare l’area esterna della nuova sede della Rosa Canina e non abbiamo ricevuto nulla»: Renato Cima, presidente della cooperativa Rosa Canina, è amaro sulla distribuzione dei soldi della Regione per il sociale dopo che è scoppiato il caso dei 3 milioni e 400mila euro dati a Ca’ della Robinia dove finora, al posto della fattoria sociale in cui inserire disabili, c’è solo una birreria della catena Galileo. «Avevamo partecipato al bando ed eravamo giunti 18esimi -spiega Renato Cima- ci bastavano 200mila euro per terminare bene l’area esterna, non siamo rientrati tra i vincitori, avevo parlato con l’allora assessore regionale al sociale Remo Sernagiotto e mi aveva assicurato che con i residui ci sarebbe stato dato quel finanziamento. Non è arrivato più nulla e adesso vediamo come sono stati utilizzati quei 3 milioni e 400ila euro dati a una cooperativa costituita 68 giorni prima mentre noi esistiamo dal 1988». Il mondo delle cooperative sociali sta vivendo come uno schiaffo la vicenda di quei finanziamenti e si chiede perché non siano stati fatti controlli e chieste garanzie chiare. «Quando si danno contributi di tale portata bisognerebbe che ci fossero garanzie adeguate -commenta Piero Parolin, presidente della cooperativa Vita e Lavoro- Quando si danno questi contributi bisogna pretendere garanzie solide altrimenti rischia di succedere quello che è successo. Non so spiegarmi come sia potuto succedere, ma è accaduto. Forse pensavano che fosse facile realizzare tutto quel progetto ma così non è. La questione è che ci vogliono dei controlli in itinere non alla fine». Fatto sta che tutto era rimasto sotto silenzio finchè il nostro giornale non ha tirato in ballo l’arrivo di una birreria privata in un locale acquistato e sistemato con un finanziamento pubblico per i disabili. «Io sono andato lì in passato -prosegue Piero Parolin- ho visto un disabile che conoscevo, poi probabilmente sono subentrate delle difficoltà ma non posso sapere che problemi siano poi insorti». Il timore è che tutta questa vicenda abbia ripercussioni negative sul mondo delle cooperative. «C’è questo timore -dice il presidente della Vita e Lavoro- ma la normativa è ben chiara sulle garanzie che deve dare una cooperativa, dobbiamo garantire tante cose e lo facciamo, e i controlli sono fondamentali perché si tratta di soldi pubblici».

La vicenda di Ca’ della Robinia ha sollevato un vespaio di polemiche per la mancata realizzazione del progetto sociale indicato nella richiesta di finanziamento. Bruna Milanese, la presidente della coop, non ha ancora deciso che cosa fare: ma intanto dichiara che a suggerire l’acquisto dell’ex Disco Palace fu proprio l’allora assessore regionale Remo Sernagiotto.