Se la Coop sociale a Ca’ Robinia non è in regola la colpa è della burocrazia. È quanto filtra da ambienti vicini alla difesa della presidente Bruna Milanese. La Coop non sarebbe infatti riuscita a rispettare i parametri dettati dal finanziamento regionale di 3,4 milioni e quindi non avrebbe assunto i disabili previsti perché “rallentata” dalla macchina burocratica. Ma intanto il 27 aprile la Regione ha spedito una lettera a Bruna Milanese, presidente della cooperativa Ca’ della Robinia, finita nell’occhio del ciclone per il caso dell’ex Disco Palace diventato birreria invece che fattoria didattica, destinata all’inserimento lavorativo di ragazzi disabili. Poche righe per chiedere spiegazioni: per quale motivo la cooperativa ha affittato l’immobile comprato con i soldi regionali a una catena di birrerie? «Da verifiche effettuate -dice la lettera- risulta che la coop destinataria del finanziamento ha posto in essere atti giuridici apparentemente incompatibili con il progetto finanziato. Ha stipulato un contratto d’affitto di ramo d’azienda a favore di terzi. L’affitto risulterebbe in contrasto con il vincolo di destinazione a servizi socio sanitari impresso sugli immobili interessati dal finanziamento». Detto questo, il direttore generale dell’Area Sanità Sociale della Regione mette nero su bianco un ultimatum: «A fronte di quanto esposto, si comunica l’avvio del procedimento di eventuale revoca del provvedimento relativo al finanziamento adottato». Revoca che però non è ancora scattata. La cooperativa ha alcuni giorni per produrre le controdeduzioni del caso. Per la Milanese però sono giorni complicati. Si è ritrovata in un gioco complesso, stretta tra le indagini della Finanza, le verifiche della Regione e le trappole della burocrazia della pubblica amministrazione. E proprio questa lentezza avrebbe costretto la Milanese ad affittare la parte ristrutturata dell’ex discoteca: per mantenere il finanziamento, e soprattutto per restituirlo rispettando così i criteri del fondo di rotazione, era necessario avere entrate per mantenersi. La coop per un certo periodo fece da sola, poi decise di affidarsi a dei professionisti. Ma a pesare sul “Progetto sociale Montello”, così è stato presentato al Comune di Nervesa il 17 settembre 2011, sono stati i tempi lunghi. Anzi la doppia velocità: in Regione poco più di un mese dopo, il 20 ottobre, veniva deliberato il finanziamento di 3,4 milioni. In Comune la pratica è andata avanti al rallentatore: il 5 maggio 2012 viene approntata la variante al Pat, il 17 luglio 2013 la conferenza dei servizi. Nel 2014 ci sono altri passaggi burocratici, fino ad arrivare al 17 novembre: il Comune a partire da quella data concede 180 giorni alla coop per presentare il progetto definitivo. I termini scadono il 17 maggio. A oggi quindi Ca’ della Robinia non ha ancora saltato una scadenza. Ma i problemi restano