VENEZIA Dopo lo scandalo della fattoria sociale fantasma, dopo i sospetti sui fondi destinati agli amici degli amici, dopo i veleni del Consiglio straordinario concluso con un desolante nulla di fatto, si profila finalmente un giro di vite nell’erogazione di prestiti agevolati a cooperative e associazioni impegnate (sulla carta, almeno) nell’inserimento lavorativo di disabili, ex detenuti e persone affette da dipendenze. Il direttore dall’Area Sanità e Sociale della Regione, Domenico Mantoan, ha revocato il decreto che assegnava 12 milioni (a tanto ammonta il rifinanziamento 2014 del controverso Fondo di rotazione) a quattro progetti presentati da altrettante coop venete: l’acquisto dell’hotel Antiche Terme a Montegrotto da parte della Humanitas di Mestre (richiesti 5,5 milioni); l’acquisizione di una casa rurale prevista dalla “Focolare” di Bovolone (2,5 milioni) che successivamente ha ritirato la richiesta; la costruzione di un centro diurno nella base militare dismessa di Roncà proposta dall’onlus veronese Monscleda (2,5 milioni); l’acquisto di un fabbricato da adibire a ristorante della coop vicentina Urbana (1,9 milioni). Nella graduatoria figura anche la ristrutturazione di uno stabile (per allestirvi bar e centro cottura) realizzata dalla cooperativa Alternativa Ambiente di Carbonera, citata in aula dal capogruppo leghista Federico Caner in polemica con il Pd perché il suo presidente, Antonio Zamberlan, è candidato in una civica di sostegno ad Alessandra Moretti; quella trevigiana – a differenza delle altre, assegnatarie ma non ancora in possesso dei quattrini – ha già ricevuto e impiegato i 600 mila euro erogati e non sarà chiamata a restituirli perché non ha compiuto acquisti ex novo, circostanza che Mantoan ritiene non esplicitamente prevista dalla legge e quindi congelata in via prudenziale, ma si è limitata a rimodernare un edificio preesistente: tuttavia, sull’effettivo impiego di “soggetti deboli” garantito in cambio dei finanziamenti (tasso zero, restituzione nell’arco di 25 anni) sarà svolta un’accurata verifica. Alle altre richiedenti, invece, è stata comunicata l’avvenuto blocco degli stanziamenti, decretati in base alla graduatoria dall’ex direttore del Sociale Mario Modolo, braccio destro di Remo Sernagiotto, assessore al welfare fino al luglio 2014. «Non impegnate queste risorse perché la loro assegnazione è tutt’altro che scontata», il tenore del messaggio rivolto ai responsabili delle cooperative. Che tuttavia potrebbero ritenere illegittimo il “blocco” e ricorrere al Tar per entrare effettivamente in possesso dei fondi ventilati, alimentando così l’ennesimo contenzioso dall’esito incerto. In copertina, però, restano i tre casi emblematici di una vicenda dai contorni alquanto equivoci. Ca’ della Robinia, certo, l’ormai celebre cooperativa che ha utilizzato 3,1 milioni regionali per rilevare e ristrutturare una discoteca in disuso a Nervesa della Battaglia ma, anziché adibirla a fattoria per impiegare portatori d’handicap, ne ha affittato un’ala ad una birreria; Mantoan, appurati i fatti, ha disposto la revoca integrale del prestito, intimandone la restituzione della somma entro 30 giorni; se ciò non avverrà, la Regione si rivolgerà ad Equitalia e richiederà un’ipoteca sull’edificio. Ci sono poi i fascicoli riguardanti due coop che fanno riferimento all’imprenditore padovano Moreno Lando, amico socio – ma in altre attività – dell’ex capogruppo di Forza Italia Leonardo Padrin; l’Athena, a Laggio di Cadore, si è impegnata a investire 2,2 milioni nella costruzione di una Casa Alpina: non ha fatto nulla, attribuendo il ritardo all’inerzia del Comune, e ha chiesto una proroga; con ogni probabilità gli sarà negata e scatterà, nuovamente, la revoca del prestito. Più articolata la situazione di Monselice, dove la cooperativa Ipas che ha utilizzato 4,2 milioni per acquistare un terreno e un capannone, con l’impegno dichiarato di aprire un centro di stoccaggio e assumere una trentina di ex detenuti; il condizionale è più che mai d’obbligo perché di lavoratori con un passato carcerario al momento ce ne sono due o tre; Lando, sollecitato formalmente, ha promesso di assumere una decina di in tempi brevissimi e nel frattempo ha regolarmente rimborsato le rate del prestito; al cerbero Mantoan, però, questo non basta: nei giorni scorsi ha inviato in loco gli ispettori dell’Ulss di Monselice, ricevendone una relazione dettagliata; ora chiederà a Lando una garanzia formale su tempi, cifre e modalità delle assunzioni, pena il ritiro dei prestiti concessi. C’è altro? I tecnici hanno completato l’esame dei tredici progetti complessivamente finanziati dal Fondo non avrebbe evidenziato ulteriori irregolarità, così come la verifica sull’esito dei contributi alla manutenzione delle case di riposo; di questi tempi, verrebbe da dire, anche il semplice rispetto della legalità fa notizia. C’è altro? L’eco del deludente dibattito all’assemblea del Veneto, convocata in seduta straordinaria (l’ultima della legislatura) per contribuire a fare luce sui risvolti amministrativi del caso. Viceversa, il confronto in aula si è ridotto ad uno scambio di accuse tra il governatore Luca Zaia e l’opposizione, la Lega e il Pd; veleni, sospetti, nessuna decisione concreta: un epilogo istituzionale di modesto profilo.