TREVISO I documenti e i dati richiesti a settembre cambiano sotto l’albero di Natale. Alcuni si attenuano, altri cambiano, altri vengono assunti dalla struttura. C’è un altro balletto, nelle carte della Regione, sulla vicenda dei fondi erogati alle coop sociali per riqualificare immobili, su cui stanno indagando tre Procure e la Corte dei Conti, da quando in diversi progetti non tornano i conti. Nè i progetti, come a Nervesa, dove al posto di una fattoria per disabili è nata una birreria. E dove spuntano come funghi, invece, intrecci tra amministratori e beneficiari, tra l’assessore Sernagiotto, in carica nel 2011, e venditori di immobili, progettisti forzisti, intrecci societari tra beneficiari e il dirigente Modolo, ma anche tra il presidente di due coop beneficiarie, Lando (e a lui fa ora riferimento un terzo progetto) e il presidente della commissione regionale sanità-welfare, Padrin. Quel che accade fra settembre e dicembre è meno vistoso del pasticcio sull’acquisto di immobili e sul balletto dei punti che abbiamo documentato ieri, fra marzo e settembre. Non per questo meno rilevante. A settembre la delibera definitiva (1509) che applica la finanziaria e i criteri per il fondo di rotazione: il 29 dicembre la giunta delibera (2517) il riparto dei fondi. Ebbene, nel passaggio degli atti requisiti e impegni ma anche atti e garanzie chiesti ai beneficiari si attenuano. E lo schema di convenzione nell’allegato E, che è quello che i beneficiari firmeranno, è certamente meno impegnativo. Basti dire che la delibera 2509, a settembre, prevedeva che i candidati indicassero data di inizio e fine lavori. Come poteva farlo la coop Ca’ della Robinia, che solo pochi mesi fa ha appianato un nodo urbanistico sull’ex disco Palace comperato sul Montello dal fondatore della coop, Giancarlo Baldissin, socio dal 2001 della finanziaria che gestisce la country house sempre sul Montello. E come poteva farlo la coop Athena, che a Laggio deve ancor far decollare il cantiere del centro di turismo sociale per disabili e anziani, ancora alla prese con un problema tecnico e che ora deve provvedere entro due mesi dopo la diffida della Regione. Basta comparare le due griglie di prescrizioni per capire che in due mesi la «morsa» si è allentata. Resta l’obbligo per le coop di presentare o la fidejussione (a proposito: chi poteva farla, per quelle somme, con poche migliaia di euro di capitale sociale, come nel caso dei Ca’ della Robinia) o l’ipoteca immobiliare sui valori dell’Agenzia Entrate, non a caso strada privilegiata dai beneficiari. Se a settembre c’è un minimo standard di richieste e obblighi (non mutare le destinazioni) su standard urbanistici, edilizi, socio sanitari e normativo, con le relative domande di autorizzazione, tutto si attenua a dicembre, al momento del riparto dei fondi – 50 milioni per 23 progetti fra fondo A e B – che crea una «autocertificazione finanziaria», quasi omnicomprensiva, che assorbe molte incombenze precedenti, tanto che alcuni atti passano direttamente alla struttura regionale diretta da Modolo. E s’allentano le maglie su rimborso e rendicontazione. Diego Bottacin, che ha esaminato gli atti, torna all’attacco dell’ex assessore Sernagiotto e del governatore Zaia: «È evidente, il fondo di rotazione è stato pensato per alimentare una cerchia di amici e clientele politiche dell’assessore, non vorrei addirittura pensare che tutto sia stato persino preparato per tempo», dichiara, «siamo di fronte a delibere varate in contrasto con la legge, che permettono di erogare milioni senza minime garanzie di legge e buonsenso, non ci sono nemmeno i progetti dei complessi da realizzare. Da settembre a dicembre, quando poi si distribuiscono i fondi, frana anche il minimo velo che salvava le apparenze. È un disco verde alla concessione di soldi, anche quando era chiara l’incapacità o l’impossibilità dei soggetti di onorare gli impegni». Poi l’accusa diretta al governatore Zaia: «Da tre anni segnalo ripetutamente a Zaia gli abusi del sistema Sernagiotto verso le Ipab, le case di riposo non amiche o da lui commissariate con arbitrarie e illegittime azioni amministrative, e tutto questo solo per favorire le persone politicamente a lui vicine», spiega, «è semplicemente inaccettabile che Zaia continui a dire che non avesse capito cosa stava succedendo, dal momento che anche altri in questi anni , a quanto mi consta, gli abbiano segnalato i medesimi casi. Il governatore copre questa situazione, che ben conosce, per ragioni squisitamente politiche».