Gazzettino, 23 maggio

Malversazione per la presidente della Cooperativa Ca’ della Robinia Bruna Milanese e abuso d’ufficio per gli amministratori pubblici coinvolti nella gestione del fondo di rotazione regionale pensato per finanziare progetti rivolti ai ragazzi disabili. Nei primi atti depositati dalla Guardia di Finanza di Treviso in Procura si comincerebbero a definire i contorni dell’intricata vicenda dei fondi destinati a sostenere il sociale e in parte finiti in tutt’altra direzione. Il riserbo sull’indagine è ancora assoluto, ma qualcosa inizia a trapelare. I finanzieri, giovedì pomeriggio, avrebbero portato alla Procura trevigiana una prima informativa sull’evoluzione dell’inchiesta. L’ipotesi di reato ipotizzata per la Milanese sarebbe quella di aver utilizzato fondi pubblici per scopi diversi da quelli per cui le sarebbe stato assegnato il contributo di 3,4 milioni di euro. La sua cooperativa, spendendo 2,1 milioni, avrebbe acquistato l’ex discoteca Discopalace per trasformarla in fattoria didattica. Progetto però naufragato ben presto. E l’ex discoteca, rimasta chiusa e abbandonata per dieci anni, è stata parzialmente rimessa a posto con i fondi regionali e poi affittata a una birreria. Da qui è partito lo scandalo che sta tenendo banco in Regione da un mese a questa parte.
Per gli amministratori dell’epoca invece l’ipotesi sarebbe quella di abuso d’ufficio. La Milanese avrebbe ribadito che a consigliarle di comprare l’ex discoteca fu l’allora assessore al Welfare Remo Sernagiotto. Questa dichiarazione, fatta pubblicamente anche nei primi giorni dello scandalo, le è già costata una «minaccia» di querela per diffamazione da parte dell’ex assessore e ora parlamentare europeo. Ma la presidente della Cooperativa l’avrebbe ripetuta anche davanti ai finanzieri. E, a quanto pare, pure rappresentanti di altre cooperative avrebbero ammesso di aver ricevuto lo stesso consiglio. Altro punto da chiarire: dai primi riscontri sembra che Ca’ della Robinia non avesse le caratteristiche di legge per assumere direttamente dei ragazzi disabili. Per farlo, avrebbe dovuto servirsi di un’altra cooperativa. Se questa ipotesi dovesse trovare conferma, aumenterebbero i dubbi sui criteri utilizzati per assegnare i finanziamenti.
Ma quello che interessa maggiormente alle fiamme gialle è capire che fine hanno fatto i soldi. Detto dei 2,1 milioni di euro spesi per l’acquisto e la ristrutturazione di una parte dell’ex discoteca, e preso atto che la Regione ha bloccato l’ultima rata del finanziamento subito dopo lo scoppio dello scandalo, all’appello mancherebbero comunque 400mila euro che gli investigatori sospettano non essere stati utilizzati per i fini previsti dal progetto. E su questo punto le indagini si stanno intensificando. Adesso le prime carte di questa indagine così complessa e dalle ripercussioni tutte da valutare, sono arrivate alla Procura trevigiana. Non è detto però che si fermino qui: non è ancora stato definito se ad occuparsi dell’inchiesta dovranno essere i magistrati trevigiani o se il fascicolo passerà direttamente alla Procura veneziana competente per le questioni che riguardano la Regione.