Gazzettino 9 gennaio

Le famiglie sono disperate. Dal 1. febbraio non ci sarà più il pullmino che porta i malati di Alzheimer al centro diurno della Casa di riposo di via Spalti. Tra malati di Alzheimer e anziani non autosufficienti si tratta di 140 persone. «Mia mamma usufruisce del servizio da 5 anni – dice la signora Z. – Il centro diurno funziona perfettamente e avere un sollievo dal lunedì al venerdì è determinante per le famiglie. Adesso non so che cosa faremo perché sia io che mio fratello lavoriamo e non riusciamo a portare mia mamma al Centro diurno».
La soluzione prospettata dall’assessore alle Politiche sociali, Simone Venturini, è che sia la stessa Casa di riposo di via Spalti a farsi carico del trasporto, ma il presidente dell’Antica scuola Santa Maria dei battuti, Aldo Mingati, dice che ad oggi la soluzione non è stata trovata. «Soldi per questo servizio non ne abbiamo, stiamo cercando di trovare uno sponsor che paghi i trasporti, ma per adesso non ci siamo riusciti». La soluzione sta in un paio di pullmini già di proprietà della Casa di riposo. Si tratta di vedere di trovare il personale da distaccare dalla struttura di via Santa Maria dei Battuti. In più, comunque, servono sponsorizzazioni, cioè soldi. Ci sono? «No – ammette sinceramente Mingati – Speriamo che arrivino».
Può essere che il salvatore dei trasporti salti fuori da qui a lunedì 1. febbraio. «Così mi è stato assicurato dal direttore Antonio Rizzato. In ogni caso farò il punto della situazione nei prossimi giorni», assicura l’assessore Simone Venturini. Giampaolo Lavezzo, storico difensore dei diritti dei disabili, dice chiaro e tondo che «il rischio è quello di pagare di più. Perché un anziano non autosufficiente in un centro diurno costa un decimo di uno ricoverato in casa di riposo. Dunque, meglio stare attenti quando si fanno questi tagli, non è detto che siano convenienti per le casse pubbliche».
Va detto che solo i trasporti valgono un assegno da 3 milioni di euro l’anno. In realtà non c’è Comune in Italia che paghi il trasporto dei disabili da casa al lavoro. Ora, sulla riorganizzazione delle Politiche sanitarie ci sono pochi dubbi, resta da decidere dove razionalizzare. Basti dire che la cooperativa Ancora che forniva l’assistenza domiciliare costava 7 milioni e mezzo all’anno. Il passaggio dall’Ancora alla Fondazione Venezia ha fatto risparmiare 2 milioni di euro. Vuol dire che si può risparmiare, ma si tratta di vedere quando si è arrivati al limite. Avverte Lavezzo: «Sempre più persone, invece di restare a casa loro, saranno ricoverate nelle strutture, con costi, anche sociali, enormi».