Arena 6 gennaio

«Il Comune non ha perso solo il milione di euro che la Regione Veneto avrebbe prestato all’amministrazione a tasso zero. A questa cifra vanno aggiunti altri 700 mila euro, quanto è costata la costruzione del vano scale ascensori più le spese di progettazione rivelatesi del tutto inutili».
L’ex assessore Mauro Zamboni, relegato in minoranza dal sindaco Diego Ruzza assieme al gruppo che fa capo a Samuele Campedelli (Popolo delle libertà), dà il via a un nuovo round a colpi di cifre sulla decisione dell’amministrazione di ricavare la nuova casa albergo per anziani nell’ex ospedale Chiarenzi. Le spese di progettazione «buttate via», secondo Zamboni, si riferiscono ai progetti di adeguamento strutturale dell’attuale casa albergo, non più utilizzabili.
Era la primavera del 2012 quando, nell’imminenza delle amministrative, la precedente giunta posò la prima pietra (cioè il vano scale – ascensori) per adeguare agli standard regionali la casa di riposo di via Aldo Moro costruita una trentina di anni fa. Il vano fu inaugurato nel gennaio del 2013. In quell’occasione si disse che l’ammodernamento della casa albergo, per una spesa 4,9 milioni di euro, sarebbe iniziato in primavera. Il grosso dei finanziamenti l’avrebbe messo l’ente gestore. Il resto, che comprendeva il milione reso disponibile dalla Regione già dal 2008, cifra da restituire a rate con tasso zero, l’avrebbe messo l’amministrazione comunale.
La svolta è arrivata l’estate scorsa con il varo della legge regionale che assegna ai Comuni ospedali dismessi, come appunto il Chiarenzi, con la formula del comodato d’uso trentennale gratuito, rinnovabile, purché questi edifici siano destinati a scopi sociosanitari. Ruzza ha preso la palla al balzo: ha lasciato cadere il prestito regionale ottenibile solo rendicontando l’ammodernamento e l’adeguamento alle norme antisismiche della struttura di via Aldo Moro entro fine 2015, e ha invece guardato all’ex ospedale per insediarvi la casa albergo. L’ipotesi più probabile è che il Comune abbatta l’ala più vecchia dell’ospedale per realizzare al suo posto un edificio a tre piani con palestra e servizi.
Secondo Zamboni «Questo progetto puzza di propaganda elettorale a spese dei cittadini». Va ricordato che in paese si voterà per scegliere il sindaco a primavera 2017. Il consigliere aggiunge un altro elemento di polemica: «Come può il Comune investire 4,9 milioni di euro su un terreno in usufrutto?». Zamboni aggiunge la questione «tempi troppo stretti per realizzare il nuovo. Salvo proroghe», sottolinea, «il 31 dicembre 2016 scadrà l’accreditamento con la Regione dell’attuale casa albergo. A quella data anziani e personale della struttura potrebbero rimanere a casa».
A detta dell’ex assessore, insomma, conti e tempi non tornano. Bolla quindi come «megalomane» il progetto del Chiarenzi, «attuato per un cruccio elettorale di Ruzza e mandato avanti senza preventivarne i costi esorbitanti a carico della collettività». «Zevio ha ottenuto in usufrutto due terzi del fabbricato del Chiarenzi, da rendere antisismico prima dell’uso», ricorda Zamboni, che ritiene una scelta obbligata la ristrutturazione della casa di riposo di via Aldo Moro. «Una volta che rimarrà vuota», insiste, «l’amministrazione pare abbia l’intenzione di ricavarvi alloggi popolari, col rischio di trasformarla in un ghetto». Il sindaco Ruzza respinge seccato l’attacco del consigliere: «Non accetto lezioni da Zamboni: quand’era assessore non si è mai interessato dell’ospedale, tanto che dubito sappia dove si trovi. Recuperare l’uso del Chiarenzi è ritenuto prioritario da tutta la maggioranza». Continua il sindaco: «Sparando numeri a caso, non io ma Zamboni prende a pretesto il voto del 2017 per tirarsi la campagna elettorale nel tentativo di recuperare la visibilità che non ha saputo guadagnarsi da assessore. Non è previsto nulla a carico dei cittadini per far ripartire il Chiarenzi, poiché con Regione, fondazioni e privati stiamo valutando opportunità di finanziamento». «Tant’è», conclude Ruzza, «che per il settimo anno consecutivo il Comune non alza le tasse, tra le più basse del Veneto».