Gazzettino 14 gennaio

“La vicenda è così farraginosa da apparire una sterile polemica ma in verità nasconde un grosso problema di fondo che rimane irrisolto». Con queste parole Francesco Miazzi e Christianne Bergamin della Nuova Monselice riportano all’attenzione delle cronache la questione delle nomine dei componenti del consiglio di amministrazione del Centro Servizi per Anziani di Monselice. «L’Autorità Tutoria Regionale, da noi interpellata, conferma una volta per tutte quello che abbiamo sostenuto fin dall’inizio. Ovvero non c’è alcun obbligo di «quote rosa» all’interno del cda della casa di riposo, poiché essa è un’istituzione autonoma nella quale nessuna ingerenza esterna è consentita, se non prevista da precise disposizioni statutarie. Ecco il motivo per cui, in assenza di una legislazione nazionale, è indispensabile che venga riformato lo statuto del Csa. E questo può avvenire dall’interno dello stesso ente oppure tramite l’impulso del consiglio comunale». Miazzi e Bergamin sostengono che lo statuto della casa di riposo avrebbe bisogno di diversi altri adeguamenti. «Primo fra tutti – spiegano – quello di prevedere all’interno del consiglio di amministrazione un rappresentante degli ospiti, visto che con le rette contribuiscono per oltre il 50% a finanziare il funzionamento della struttura. Attualmente gli ospiti e i loro familiari non hanno nemmeno alcuna possibilità di interloquire in maniera ufficiale con l’amministrazione visto che, oltre un anno fa, è stato sciolto il «comitato ospiti e familiari» e nonostante le rassicurazioni del presidente non è più stato ricostituito».