Mattino, 24 maggio

TREVISO. Sta collaborando con gli investigatori Bruna Milanese, la presidente di Ca’ della Robinia, la cooperativa di Nervesa della Battaglia finanziata dall’assessorato ai servizi sociali della Regione Veneto con oltre 3 milioni di euro per avviare una fattoria sociale che avrebbe dovuto dare lavoro a disabili ed ex detenuti. Nell’ex Disco Palace, invece di una fattoria, c’è soltanto un ristorante-birreria in affitto d’azienda dove, tra ci dipendenti, non c’è ombra di disabili o ex detenuti. Nei giorni scorsi Milanese è stata sentita dagli uomini della Guardia di Finanza ed, in presenza di un suo legale, ha reso ampie dichiarazioni, precisando di non volere assolutamente sottrarsi alle sue responsabilità. La presidente della cooperativa, sulla quale le procure della Repubblica di Venezia e Treviso stanno indagando ormai da tempo, ha ammesso alcune contestazioni che le sono state fatte e, a supporto delle sue dichiarazioni, ha consegnato anche diversi documenti. La Milanese, in altre parole, sta raccontando la sua verità agli inquirenti. Non s’è trattato, comunque, di un interrogatorio, per il quale sarebbe necessario un capo d’imputazione e l’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati. Al momento il fascicolo sullo scottante caso della coop Ca’ della Robinia rimane intestato a “modello 45” ossia atti non costituenti notizia di reato e non ci sono, al momento, persone iscritte nel registro degli indagati.
Lo conferma il capo della procura di Treviso, Michele Dalla Costa, che sottolinea come, nella vicenda dei fondi percepiti per trasformare l’ex discoteca di Nervesa in una fattoria, non ci siano indagati: «Al momento non ci sono particolari novità ma soprattutto non ci sono persone iscritte sul registro degli indagati. La polizia giudiziaria della Guardia di Finanza sta lavorando e sto attendendo di leggere eventuali relazioni».
La sensazione è che le procure della Repubblica di Venezia e Treviso stiano attendendo la scadenza elettorale del 31 maggio, le elezioni della Regione Veneto, per evitare che qualcuno possa strumentalizzare l’azione giudiziaria. Pare infatti che gli esposti sui finanziamenti alle coop, negli ultimi tempi, si siano moltiplicati. È probabile quindi che soltanto dopo il 31 maggio, l’azione della magistratura sia destinata a decollare con la trasformazione del fascicolo in “modello 21” per fatti che comportano notizie di reato.
La presidente della cooperativa Milanese, per il momento, non è stata ancora querelata dall’ex assessore al Sociale Remo Sernagiotto, attualmente europarlamentare di Forza Italia.
Quando il caso era salito alla ribalta della cronaca, la presidente di Ca’ della Robinia aveva puntato il dito contro Sernagiotto ed un dirigente della Regione accusandoli di essere stati loro a suggerirle l’acquisto dell’ex discoteca di Nervesa e di averla lasciata sola, una volta scoppiato lo scandalo. Dichiarazioni che avevano scatenato la reazione dell’europarlamentare che aveva minacciato querela.
Quando nacque la coop per realizzare la fattoria nella sede dell’ex discoteca, Bruna Milanese aveva stimato ricavi superiori al milione di euro nel 2015, includendone quasi 50.000 euro per la vendita di latte di capra e 640.000 euro da quella di formaggi.
Previsioni ottimistiche per un progetto che prevedeva stalle e caseifici e dipendenti da scegliere tra disabili ed ex detenuti. Milioni di euro di fondi pubblici per un progetto che è rimasto ambizioso solo sulla carta. E i soldi? Ora la parola passa alla procura.