La Tribuna, 14 gennaio 2016

Un braccialetto per localizzare i malati di Alzheimer in fuga. Se ne parlerà domani, durante il tavolo tecnico convocato in Prefettura per illustrare ad associazioni e rappresentanti delle tre Usl di Marca il progetto che potrebbe avere come potenziali destinatari più di 17.000 malati trevigiani di demenza. Un protocollo per favorire il rapido intervento in soccorso di persone con malattie neurodegenerative che si allontanano dalla propria abitazione sfuggendo alla custodia di familiari o badanti, i cosiddetti caregiver. L’uso della tecnologia dovrebbe aiutare questi ultimi a rintracciare, al più presto, il parente sfuggito al controllo, scongiurando il rischio di scomparsa. Un fenomeno che in Italia colpisce soprattutto gli over 65enni, nel 2014 sono stati oltre 1.600 gli anziani che sono spariti senza lasciare traccia a causa della perdita di memoria e del disorientamento spaziale. L’iniziativa, voluta dal Viminale e firmata dai ministeri dell’Interno, della Salute e del Lavoro, d’intesa con il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, sarà descritta alle varie realtà del Trevigiano che si occupano di Alzheimer con progetti di assistenza e sollievo. L’intento è di sostenere la diffusione del dispositivo elettronico, considerato uno strumento di assistenza particolarmente utile. Grande come un telefono cellulare, il braccialetto permette di localizzare il malato di Alzheimer con un gps, per poi mandare tutte le informazioni a un centro di controllo prescelto. In contemporanea, il familiare che lancia l’allarme di scomparsa, può sintonizzarsi con un apposito recettore portatile con mappa che fornisce le coordinate del disperso. Se il piano “A” non dovesse funzionare, il progetto prevede che la persona che assiste, avverta «telefonicamente il Centro Controllo dell’accaduto» fornendo tutte le informazioni utili per la ricerca. Un centro che nel Trevigiano deve essere ancora messo a punto. Il piano di prevenzione delle scomparse è ancora in fase embrionale ma, come suggerisce il disciplinare, si dovranno stringere delle intese con le forze di polizia e l’Arma dei carabinieri. Un primo test dell’apparecchio gps è stato effettuato a Roma su 22 pazienti con un buon esito. Ma alcune associazioni trevigiane si dimostrano piuttosto scettiche sull’esito dell’iniziativa nella Marca. Diversi i dubbi. Tra questi, la difficoltà per un malato di Alzheimer di tenere addosso un oggetto nuovo che verrebbe considerato come “estraneo”. Talvolta anche un indumento mai indossato prima, viene tolto perché considerato un elemento di disturbo agli occhi della persona con demenza. Negli stadi più avanzati della malattia si finisce per non riconoscere neppure la fede nuziale. Possibile che la persona con demenza non riesca a sfilarsi il braccialetto, vanificando la geolocalizzazione? Altro ostacolo potrebbe riguardare il funzionamento dell’apparecchio. La procedura per consultarlo è molto semplice per chi è avvezzo alla tecnologia, ma spesso i parenti sono in là con l’età e non hanno mai avuto a che fare con il touch screen. Altro punto di domanda riguarda la spesa per l’acquisto degli apparecchi. Chi li pagherà? Il pubblico oppure si dovrà arrangiare il privato, magari il familiare, tirando fuori il denaro?