Arena, 24 maggio 2015

Per capire il mondo delle case di riposo, che oggi si chiamano centri di servizi, bisogna familiarizzare con termini come Svama, primo e secondo livello, quota di residenzialità. Nel rapporto tra queste parole si gioca il sistema che consente alla Regione Veneto di stanziare risorse a disposizione dell’assistenza agli anziani non autosufficienti e alle Ulss di distribuirle alle case di riposo quando accolgono gli ospiti. Con la consapevolezza che non basta. La persona che ha bisogno di andare a vivere in una residenza ha davanti due strade: pagare di tasca propria una retta (in libero mercato) o attraverso l’apposito ufficio dell’Ulss di appartenenza avviare la procedura di valutazione delle condizioni di salute e autonomia, cioè compilare la scheda Svama che individua un posto nella graduatoria di accesso alle case di riposo con il contributo regionale.
La Regione mette sul piatto della provincia di Verona oltre 80 milioni di euro all’anno per la residenzialità degli anziani non autosufficienti. Dati 2014: oltre 44 milioni per l’Ulss 20, che comprende Verona ed è la più grande della provincia; quasi 25 per l’Ulss 22 di Bussolengo, 14 e mezzo per la 21 di Legnago, la meno popolosa. Questi numeri sono la somma delle «quote di residenzialità» giornaliere : la più diffusa è quella di 49 euro per chi ha minore o ridotto bisogno assistenziale. Le quote vengono assegnate attraverso impegnative all’anziano che ne ha diritto ed erogate alla casa di riposo che lo accoglie.
Se questa è la fotografia, la domanda reale che arriva dalla popolazione è più variegata, spesso non soddisfatta. Chiede risposte multiple e flessibili ad esigenze fluide: dalla necessità di ricevere i pasti a domicilio a quella di avere un minimo di assistenza in casa, al bisogno di mantenere vivo il tessuto sociale pur in condizioni di difficoltà di movimento. Il mondo dei servizi per gli anziani su questi temi si interroga, confrontando anche le esperienze che si stanno sviluppando nel resto di Europa.
L’organizzazione dell’Ulss 20.
«Negli anni l’assetto si è molto modificato, oggi abbiamo un rapporto di condivisione con i centri di servizi», afferma Maria Giuseppina Bonavina, direttore generale dell’Ulss 20 che ha sede in via Valverde. «Sul territorio ci sono 2.476 posti letto accreditati, di cui 450 per il livello di assistenza più elevato», prosegue, «mentre possiamo raggiungere un tetto di 1.907 impegnative di primo livello e di 365 di secondo». Ad oggi quelle coperte per il primo livello sono 1.864.
L’Ulss sta cercando di articolare l’offerta favorendo la riconversione di parti delle case di riposo. Ad esempio a Tregnago, nel distretto quattro. «Qui abbiamo concluso la sperimentazione di 15 posti letto di ospedale di comunità», spiega il dg, «ovvero una struttura che consente il controllo del paziente con un’assistenza intermedia tra il ricovero ospedaliero e il passaggio all’Rsa riabilitativa. Abbiamo stabilito che lo standard minimo, anche per garantire la sostenibilità economica, è di 24 letti. A Tregnago ne avremo presto 30». Le schede ospedaliere ne indicano 112 per tutta l’Ulss. «Ci stiamo lavorando, li avremo tutti attivi, anche per la città, da settembre».
Le altre riconversioni sono gli hospice e i reparti per gli stati vegetativi. Esistono a Marzana (14 letti di hospice e sei per gli stati vegetativi) e a Cologna Veneta: rispettivamente sette e cinque letti. È stata appena avviata una sperimentazione per rispondere agli stadi avanzati della Sla, quando diventano necessarie cure palliative, fino ad oggi sviluppate solo per l’oncologia.
Tutto questo basta? Come numeri sì. «Le nostre 2.476 impegnative sono di più di quelle attivate in Sicilia per tutta la Regione», sottolinea il dottor Roberto Borin, coordinatore dei quattro distretti dell’Ulss, «e il meccanismo delle liste d’attesa funziona abbastanza bene. Se si perde qualche giorno prima di riassegnare un’impegnativa è perché spesso le persone fanno domanda di accesso alla casa di riposo in via cautelativa e quando il posto si libera, capita che dobbiamo chiamare anche 10 persone in graduatoria prima di trovare chi è pronto ad andare».
È la risposta sull’assistenza medio grave che non è adeguata. «Sempre più spesso gli anziani hanno pluripatologie, ci si confronta con cronicità problematiche: in questo quadro servirebbe rivedere il sistema delle impegnative a vantaggio di quelle di secondo livello, anche arrivando a rovesciare il rapporto», conclude il dg Bonavina. Ma questo è un capitolo da aprire con Venezia.