Repubblica – Bologna
20 gennaio

Hanno cominciato l’anno scolastico regolarmente, in classe coi bambini. Ma a dicembre è arrivata la comunicazione: “Potete andare in pensione, è vostro diritto. Anzi, dovevate andarci dall’1 settembre”. Peccato che prima nessuno gliel’avesse permesso. In ritardo di tre mesi la burocrazia manda a casa le insegnanti a metà anno, con buona pace degli alunni che perdono la loro maestra. E senza preavviso.
Nella scuola già afflitta dal valzer dei supplenti, con l’arrivo delle assunzioni della “fase C” a fine novembre, capitano anche i pensionamenti “improvvisi” e improvvisati, a lezioni avviate già da mesi. Cosa che nella scuola non si potrebbe fare. Due casi a Bologna, alle scuole Longhena, in una quinta elementare, e alla scuola dell’infanzia Viscardi. Ma non sono gli unici. Coinvolgono gli insegnanti over 60, già bloccati in cattedra con la legge Fornero, poi ancora fermati la scorsa estate, a domande approvate, per mancanza di fondi da parte dell’Inps. Risorse sbloccate solo dalla legge di Stabilità.
All’istituto comprensivo 12 è una maestra della materna statale ad aver lasciato il 12 gennaio. “Una vicenda fantozziana”, le sue parole. L’insegnante, 63 anni, cuore e passione nel suo lavoro per 40 anni, è ancora incredula: “Il disagio didattico e psicologico sui bambini è evidente, si era già creata una relazione. E poi è ad inizio anno che metti tutte le energie possibili. Se penso che non avrei nemmeno dovuto cominciare, mi sembra fantascienza. Era mio diritto andare in pensione, me lo hanno detto solo ora. Potevo rinunciare, ma ormai ne ho viste tante che non mi fido più. E alla mia età è giusto andarsene, ho sempre insegnato con amore, entusiasmo, ricordo tutti i miei bambini che ora sono adulti: ma gli anni si sentono, soprattutto coi piccoli”.
L’insegnante, cresciuta nel periodo d’oro della primavera pedagogica nelle scuole e centri gioco comunali bolognesi, aveva fatto domanda di pensione già da due anni, e ci contava. La comunicazione alla scuola da parte del ministero all’Istruzione è arrivata il 30 dicembre: “In pensione con decorrenza dall’1 settembre 2015”. La preside dell’istituto comprensivo 12 Filomena Massaro allarga le braccia: “Riconosco il diritto di andare in pensione, ma interrompere l’attività didattica improvvisamente e a metà anno all’interno della scuola crea difficoltà. Se diventa una prassi il problema non è indifferente”.
Il caso alle elementari Longhena riguarda una maestra storica che ha lasciato in questi giorni una quinta elementare: gli alunni cresciuti per cinque anni. “Sono senza parole – il commento della preside Giovanna Facilla – così lo Stato non ha rispetto né per la docente né per i bambini. Io l’ho saputo da un giorno all’altro, ci sono rimasta malissimo, non si può aprire una finestra per i pensionamenti a metà anno scolastico”.