Corriere delle Alpi, 5 giugno 2019

BELLUNO. “Famiglie in rete” funziona, ma dovrà essere potenziato per poter proseguire. Si tratta di un progetto partito un paio di anni fa nel territorio dell’Usl 1 e pensato per rafforzare il ruolo della famiglia nella prevenzione dele varie forme di difficoltà e disagio sociale. Un modo per creare rapporti sempre più forti tra famiglie che vivono in un territorio difficile come quello bellunese, dove le distanze tra un comune e l’altro, specie in alta montagna, diventano problematiche.
Il piano prevede che le famiglie formate e più forti svolgano un ruolo di supporto per quelle più fragili, aiutandole a fronteggiare i compiti tipici della quotidianità, come l’accudimento dei figli in determinate ore del giorno.
L’adesione da parte dei comuni bellunesi è stata elevata, al di là di ogni aspettativa. Su 46 territori del distretto di Belluno, sono stati 24 quelli che hanno aderito (54%). «Ai quattro comuni del fondovalle da cui si è partiti», spiegano dall’Usl, «si sono aggiunti quelli di alta montagna e in particolare i 16 dell’Agordino».
La partecipazione delle famiglie ai vari incontri di formazione e di supporto è stata particolarmente elevata in alcuni ambiti, come Cortina, Agordino, Limana e Alpago. Una decina, in queste aree, le accoglienze attivate: «In tale senso», dicono dall’area della Prevenzione e della Protezione e tutela dei minor, «è stato determinante il coinvolgimento della parrocchia, dell’amministrazione locale e della scuola. Proprio la collaborazione della scuola è determinante per la divulgazione dell’informazione e la partecipazione».
È andata ancora meglio nel Feltrino, dove sono state 20 le famiglie attivate e 26 le accoglienze effettuate. Dopo l’adesione de Alano di Piave, Quero-Vas, Feltre, Mel, Sedico e Sospirolo, nel 2018 si sono aggiunti Cesiomaggiore, Lamon e Lentiai.
«In questi territori», dicono dai servizi del distretto di Feltre, « è stato possibile creare un gruppo di persone in grado di condividere l’esperienza dell’accoglienza di minori, i cui nuclei familiari si trovavano già in un periodo di fragilità di tipo educativo, relazionale o sociale, o che avevano iniziato un processo di esclusione e marginalizzazione sociale».
«Risultati importanti», proseguono dall’unità operativa Infanzia, adolescenza e famiglia del Feltrino, «si sono riscontrati laddove c’è stato un coinvolgimento dell’amministrazione comunale. La partecipazione attiva di alcuni rappresentanti politici comunali ha favorito un più agevole raggiungimento degli obiettivi prefissati».
Alla fine, quindi, i progetti di accoglienza hanno raggiunto l’obiettivo fissato. Da qui si ripartirà per una nuova progettualità.