Il Corriere delle Alpi

BELLUNO Quale sarà il futuro delle case di riposo oggi gestite direttamente dai Comuni? Se lo sono chiesto i sindacati, insieme agli amministratori interessati, in un incontro svoltosi nei giorni scorsi a palazzo Piloni. Per effetto delle norme che regolano gli enti locali, oggi non è più praticabile una gestione diretta delle case di riposo, visti i vincoli che non permettono, per esempio, la sostituzione del personale assente o che è andato in pensione. È evidente che, in servizi che devono garantire la continuità assistenziale, questo diventa un problema di difficile soluzione, che, nel tempo, ha costretto i Comuni ad esternalizzare parte dei servizi, attraverso l’istituzione di appositi appalti. Le case di riposo coinvolte in questa prima fase quelle di Livinallongo, Forno di Zoldo, Longarone, Ponte nelle Alpi e la Ser.Sa. di Belluno, per un totale complessivo di 447 posti letto (suddivisi in 259 per non autosufficienti e 188 per autosufficienti) e 336 lavoratori (dei quali 227 con contratto enti locali, quindi direttamente dipendenti del Comune, mentre 109 sono soci lavoratori di cooperative). «Siamo perfettamente consapevoli della complessità del tema e per questo è importante un confronto», dice Fabio Zuglian della Fp Cisl. «La scelta di passare da una  gestione diretta a una affidata a realtà esterne, magari attraverso le aziende speciali, ci sembra ineludibile, si tratta ora di capire come questo possa avvenire», sottolinea Anna Orsini, segretaria aggiunta Cisl. Anche perché le rsa potrebbero diventare un punto di riferimento importante per l’assistenza socio sanitaria territoriale».