ALANO DI PIAVE La conferenza dei sindaci ha detto “no” al progetto di assistenza domiciliare gestito in proprio per il Basso Feltrino e per l’Unione Sette Ville dal personale parasanitario e tecnico della casa di riposo di Alano di Piave. Una proposta che è stata presentata da Alessandra Pilotto, direttrice del centro servizi Sant’Antonio Abate (che da tre anni ospita anche il primo e l’unico ospedale di comunità per l’Usl 2). Ma che si è scontrata con il dissenso dei sindaci i quali hanno richiesto il ritiro del piano con un emendamento all’ultima conferenza. Il motivo: mettere in discussione l’impalcatura sull’assistenza alle persone fragili, ha detto ai colleghi sindaci il presidente Paolo Perenzin, ha delle ripercussioni sui costi dei rispettivi bilanci comunali. Perdere un pezzo, peraltro consistente, nel sistema dell’assistenza domiciliare significa dover riconsiderare al rialzo i costi delle funzioni delegate e obbligatorie per i bilanci sociali degli altri Comuni. La proposta che viene dalla direzione della casa di riposo di Alano al momento non incontra la piena convergenza degli amministratori del Basso Feltrino. Ma è proprio da Serenella Bogana, primo cittadino di Alano di Piave, che viene una riflessione rivolta al futuro: «Il progetto di cui si fa riferimento è solo una bozza, tarata però sui bisogni del territorio. Come amministratori ci siamo riservati del tempo per valutare al meglio. Si potrebbe pensare a un progetto sperimentale per la gestione del carico sociale. Il nostro è un territorio particolarmente complesso dove si incrociano l’eterogeneità sociale e le crescenti necessità per la sopravvivenza che coinvolgono cittadini comunitari e non comunitari. Parlano i dati: il settanta per cento dell’attività amministrativa è rivolta al sociale. Da qui la necessità almeno di riorganizzare gli sportelli interni con personale dedicato». L’ipotesi sulla quale si confrontano gli amministratori del Basso Feltrino è quella di istituire uno sportello sociale con professionisti dedicati, come l’assistente sociale (e non più gli amministrativi o i bibliotecari), che conosce i canali istituzionali, primo fra tutti quello dell’Usl, e i luoghi della solidarietà sociale come la rete delle associazioni e delle parrocchie. Per accedere ai vouchers, per far fronte agli sfratti esecutivi individuando l’alternativa delle case popolari, per cercare percorsi di riabilitazione a vantaggio di persone tossicodipendenti, per garantire ai bambini una continuità serena senza ricorso alle soluzioni istituzionali estreme.