Arena, 26 maggio 2015

È a buon punto il cantiere per il completamento del Centro Alta Val d’Illasi che ha già due Ceod funzionanti, in gestione alla cooperativa Monteverde, per 60 posti totali e una cinquantina di disabili già inseriti: dal prossimo autunno sarà inaugurata la struttura avviata in collaborazione fra amministrazione comunale e Cooperativa Promozione Lavoro di San Bonifacio e che rappresenta una sicura novità per il Veronese, con un altro esempio analogo solo a Padova.
«Si tratta di 24 posti letto per disabili da 18 a 64 anni multiproblematici che non trovano finora posto in nessuna struttura analoga», dice il sindaco Ermanno Anselmi, «12 posti residenziali per adolescenti da 12 a 18 anni in convenzione con l’Ulss 20 e il Servizio di neuropsichiatria infantile per giovani con problemi comportamentali e disturbi della personalità; una decina di posti diurni per anziani non autosufficienti, oltre a poliambulatorio per medico di base e altri professionisti a servizio della struttura e della cittadinanza. L’idea è di trovare posto anche per il servizio di assistenza domiciliare territoriale Adi».
Dunque sta per vedere la luce una struttura che si specializza su disabilità e psichiatria soprattutto giovanile e di complessa gestione. Che ce ne sia bisogno lo confermano le cronache di tutti i giorni. «Il progetto rientra nel piano di zona discusso con la conferenza dei sindaci», conferma Maria Giuseppina Bonavina, direttore generale dell’Ulss 20, «e in un territorio complesso come il nostro, questo produce sviluppo ma soprattutto porta i servizi vicino alle persone, che è il nostro obiettivo. Abbiamo pazienti di questo tipo che sono costretti a cercare cure fuori regione e lo stesso per la loro riabilitazione. Il Centro di Badia ci consente di recuperarli e seguirli da vicino».
Una struttura che poggia su una domanda emergente dal territorio? «Gli approcci al Pronto soccorso per acuzie di questo genere sono 330 all’anno. Tanti. Non significa che siano tutti casi per i quali si debba organizzare una riabilitazione», precisa il direttore generale, «perché possono essere forme scatenate da abuso di sostanze stupefacenti e in quel caso si adotta l’opportuna terapia, ma altri casi sono legati a patologie o disturbi di natura psichiatrica e qui si deve lavorare su progetti di riabilitazione».
L’Ulss 20 sarà presente con il servizio di Neuropsichiatria infantile per consulenza e supervisione, mentre a Comune e cooperativa e alle relative convezioni saranno affidati gli altri compiti di assistenza.
Sono già partiti la selezione e il corso per la cinquantina di operatori che con diverse figure professionali lavoreranno nella struttura. L’opera tra il primo e il secondo lotto costerà in tutto 9,1 milioni di euro, cifra a cui partecipano il Comune, la Regione, le Fondazioni Cariverona e Cattolica Assicurazioni, oltre alla Cooperativa Formazione Lavoro.
«I soldi sono arrivati grazie all’impegno di Stefano Valdegamberi quand’era ancora assessore ai servizi sociali della Regione», precisa il sindaco Anselmi, «altrimenti per un Comune piccolo come il nostro sarebbe stato impossibile avviare un’impresa del genere, che rappresenta uno dei più importanti centri veronesi per disabilità e disturbi mentali. Inoltre darà lavoro a un centinaio di persone». Questo avrà una ricaduta importante per i residenti, che potranno decidere di restare a lavorare in quella che il sindaco ha battezzato «la conca delle perle», un centro ai piedi del monte San Pietro, dove predomina la cultura del dono e del volontariato.

Chi saranno i giovani destinatari dell’intervento che si sta predisponendo a Badia Calavena in convenzione con l’Ulss 20 e la gestione della Cooperativa Formazione Lavoro? «Si tratta di persone colpite da disturbi della personalità e del comportamento, dovuti sia a fattori di tipo genetico sia a fattori ambientali, conseguenza ad esempio dell’utilizzo di nuove droghe», spiega il sindaco Ermanno Anselmi, che è psicopedagogista e conosce il problema anche per ragioni professionali.
«Si tratta di casi segnalati dai medici di base per un fenomeno che purtroppo è in crescita. Gli oltre 300 casi di minori registrati dai Pronto soccorso degli ospedali di San Bonifacio, Borgo Trento e Borgo Roma rappresentano un aumento di oltre il 100 per cento delle segnalazioni nel 2014 rispetto all’anno precedente. A Badia verranno accolti direttamente dagli ospedali dopo le dimissioni. Potranno fermarsi per un periodo massimo di tre anni oppure per un periodo breve, per il tempo di un’osservazione che li destinerà poi al ritorno in famiglia o in strutture cosiddette a bassa soglia», aggiunge Anselmi.
Si tratta di soggetti per i quali è stata fatta una diagnosi di disturbo della personalità o del comportamento e che comprende persone psicotiche, «ma sono escluse la patologie classificate come schizofrenia, i disturbi alimentari (anoressia e bulimia), l’autismo, che non rientra in un quadro consolidato di patologia psichiatrica», precisa il sindaco.
Per gli ospiti si attiveranno la cinquantina di operatori attualmente in formazione e il Centro Alta Val d’Illasi si appoggerà anche ad atelier e laboratori esterni per le pratiche di pet-terapy, musicoterapia e terapia occupazionale