Giornale di Vicenza 16 dicembre

Il direttore generale Ermanno Angonese chiude il mandato con soddisfazione. “All’inizio del mandato ci eravamo posti degli obiettivi che sembrava difficile raggiungere, e, invece grazie al lavoro di tutta l’azienda, dai miei primi collaboratori della direzione strategica, al personale medico, tecnico, amministrativo, fino all’ultimo dipendente, siamo riusciti a centrarli”. Al primo posto il bilancio. Vicenza conferma il trend positivo e consolida la sua posizione nel gruppo delle aziende virtuose del Veneto. In tre anni Angonese è riuscito a capovolgere una situazione che era estremamente negativa. Il dg è partito a gennaio 2013 da un “rosso” ereditato di 5 milioni 575 mila, al quale si è aggiunta una minore entrata (per la prima volta) dal riparto regionale pari ad oltre 16 milioni e mezzo con l’effetto di far schizzare il disavanzo a – 21 milioni 833 mila, e alla fine dell’anno, con una performance davvero straordinaria, il passivo è stato completamente eliminato, e per la prima volta in assoluto, da quando sono state istituite le Ulss, Vicenza riusciva ad ottenere un utile di bilancio di 1 milione 600 mila euro. Il risultato é stato poi consolidato nel 2014 con un conto finale in attivo di 4 milioni 227 mila. E quest’anno la prospettiva è di chiudere l’esercizio ancora in attivo o al massimo in pareggio nonostante il maggiore esborso non previsto per l’acquisto dei nuovi costosissimi farmaci tumorali, ematologici e anti-epatite, e malgrado l’Ulss sia stata costretta a sforare il tetto dei budget stabiliti all’inizio dell’anno per acquistare i dispositivi medici necessari per gli interventi chirurgici. Il merito di questo miracolo economico, che ha rilanciato la navicella vicentina dopo anni di buio finanziario, è del metodo di lavoro voluto da Angonese e di un meticoloso controllo di gestione portato avanti dagli uffici con una pignola revisione di tutte le voci di bilancio e una costante ricognizione dei capitoli di spesa sotto la regia del direttore amministrativo Roberto Toniolo. “Abbiamo risanato il bilancio – dice il dg Angonese – senza tagliare nulla e imporre sacrifici ma aggiustando il tiro sull’organizzazione”. Il risultato è stato costruito su vari fronti. “Siamo stati attenti – spiega il dott. Toniolo – ai prezzi d’acquisto su beni, prodotti e servizi. Non abbiamo mai superato la griglia di riferimento indicata a livello nazionale dall’Autorità di vigilanza e in ambito locale dalla Regione”. Altro traguardo conquistato l’acquisto del seminario. Un contratto storico. Angonese si porta a casa il risultato che voleva. Quando, il primo gennaio del 2013 assunse la guida dell’Ulss, si trovò in eredità la patata bollente del fabbricato-fantasma da pagare a peso d’oro. Allora fu lui, subito, a dare l’ultimatum alla controparte, l’acquisto a tutti i costi altrimenti la disdetta di un contratto di affitto che avrebbe costretto l’Ulss a pagare fino al 2041 per un bene virtuale una montagna di 33 milioni e mezzo di euro, e gli va dato atto di non aver mai mollato la presa. Comprato il seminario ora bisogna costruire il San Bortolo 2, e Angonese ha le idee chiare: “Attività h24, alte tecnologie, cure per malati acuti e degenze resteranno al San Bortolo 1. Attività h12, servizi con sede precaria o dislocati all’esterno andranno nel San Bortolo 2”. Nel perimetro dell’attuale parcheggio sterrato del seminario anche l’idea di realizzare il parcheggio coperto al centro fra San Bortolo 1 e San Bortolo 2 che verranno collegati attraverso una passerella sopraelevata. E l’ipotesi é di costruire il nuovo impianto con la formula dello “jus aedificandi”. “Come proprietari dell’area – spiega il dg – concederemo con un appalto pubblico a un privato il diritto di costruire, sotto la propria responsabilità e liberandoci da qualsiasi incombenza, un parking di 1500 posti-auto e gestirlo per 50 anni, purché rispetti l’impostazione architettonica che noi indicheremo e dia in cambio gratuitamente all’Ulss almeno 300 posti”. Cifre in positive anche per gli investimenti, cresciuti dal 20\3 d oggi di quasi 3 milioni. “Abbiamo puntato – dice Angonese – al potenziamento tecnologico come merita un ospedale hub del livello del San Bortolo”.