Chiedono ai candidati alle regionali «un impegno per uscire dalla situazione insostenibile ed evitare di svendere la struttura ai privati», i dipendenti della casa di riposo Benedetto Albertini, chiamati a restituire dai 10 ai 15mila euro a testa all’ Ipab in cui lavorano, gravata da un ammanco milionario ancora senza responsabili.
Un gruppo di loro, alla festa degli asparagi e delle fragole di Caselle, ha consegnato ad Alessandra Moretti una lettera, inviata anche a Luca Zaia e ad altri candidati, in cui sottolineano: «la struttura, per le ruberie dei suoi amministratori, si ritrova con un debito di circa sei milioni e sul punto di essere svenduta tramite un bando europeo, voluto da tutti tranne che dai dipendenti, che hanno a cuore l’ente pubblico e il servizio di eccellenza che fornisce alla comunità, cui è legato anche perché frutto di un cospicuo lascito di un concittadino, ora sperperato invano». «La mala gestione», prosegue la lettera, «continua con la gestione commissariale, interessata a fare cassa sulla pelle dei dipendenti. Di questi giorni la determina che chiede di restituire i soldi percepiti per le progressioni orizzontali, ritenute illegittime».
«Si tratta di cifre esorbitanti», continuano i lavoratori, «frutto di retroattività addirittura decennale, per un dipendente con un salario medio di 1.200 euro, che diventeranno astronomiche perché si aggiungeranno le richieste per i compensi percepiti con il premio di produzione e per l’indennità di rischio. Il tutto quando il commissario ha scritto che l’Ipab ha un utile di oltre 400mila euro, che permetterebbe con un nuovo Cda, capace e onesto, di gestire l’ ente e ripagare il debito, con molta probabilità sovrastimato, visto che i 500mila euro dovuti ai fornitori sono già stati in parte saldati. Allora perché c’è la volontà di appaltarlo?».

I lavoratori sono un fiume in piena: «Perché a pagare sono sempre e solo i dipendenti, colpevoli di aver lavorato, e di continuare a farlo con professionalità nonostante la situazione difficile, responsabili solo di avere una busta paga su cui è facile rivalersi, a differenza dei veri responsabili del dissesto». Sante Olivato, segretario provinciale Cgil, aggiunge: «I responsabili politici che hanno nominato il Cda della Albertini, che ancora non si capisce come abbia fatto a non accorgersi di niente, sono al loro posto: gli unici che ci stanno rimettendo sono i lavoratori a cui viene chiesto di restituire i soldi, anche se in questi anni non hanno preso un euro in più dei loro colleghi delle altre case di riposo, anzi da gennaio 2013 prendono mille -1.500 euro in meno l’anno»