Rovigo Oggi, 9 maggio 2019

ADRIA (Rovigo) – “Dire che il Centro servizi anziani di Adria chiude il bilancio in positivo e anche per questo non aumenta le rette è senz’altro positivo – dicono i sindacati Cgil, Cisl e Uil – nonostante come le altre strutture lamenti una mancanza importante di impegnative di residenzialità, allora ci si chiede come abbiano fatto a pareggiare i conti e abbiano provato a trovare la soluzione. Che però si tenti di descrivere questo come un buon risultato della gestione del direttore Badiale ci risulta alquanto ridicolo”.
Le parti sociali tornano all’attacco del Csa di Adria dopo la pubblicazione dei bilanci da parte delle principali case di riposo del territorio;  “Apprendere che la Casa del sorriso di Badia Polesine e Casa Albergo di Lendinara chiudano con un importante passivo non ci rende felici, ma bensì preoccupati”. Ma a preoccupare maggiormente Davide Benazzo di Fp Cgil di Rovigo, Francesco Malin di Cisl Fp di Padova e Rovigo e Mariella Rossin di Uil Fpl di Rovigo è Adria. “Come tutti sappiamo – proseguono le tre sigle sindacali – e come anche la presidente Passadore sa bene, il vero problema risiede nel mancato finanziamento pubblico da parte della Regione Veneto colpevole del graduale e progressivo affossamento delle Ipab. La riduzione del finanziamento è molto maggiore nelle due strutture dell’Alto Polesine che si trovano ad avere molte meno impegnative assegnate a differenza di Adria. Se noi facciamo un rapido calcolo ad esempio Badia nel 2018 ha avuto circa mediamente 38 impegnative in meno che moltiplicate per i 34 di differenza tra quanto pagato dall’ospite e quanto varrebbe la retta intera per 365 giorni equivale ad una perdita di entrate di 470mila euro in meno, che rappresenta molto di più di quanto è la perdita”.
Secondo Cgil, Cisl e Uil, la stessa cosa avviene a Lendinara dove l’assenza di impegnative è ancora più accentuata “ma la scelta da anni decisa dalla direzione è stata quella di scaricare la maggior parte di questi mancati finanziamenti regionali sui lavoratori esternalizzando i servizi a cooperative e riducendo così il costo del lavoro”.
I sindacati si domandano cosa sia accaduto ad Adria. “Molto semplicemente le impegnative non assegnate sono meno e da gennaio 2017 la direzione ha deciso di scaricare i mancati finanziamenti sui lavoratori con una riduzione del loro numero (mancate sostituzioni delle assenze e riduzione del personale in servizio) e conseguentemente sulla qualità dei servizi agli ospiti riducendo l’assistenza offerta. Quindi, nella realtà, e non nelle favole raccontate dalla presidenza, il “risanamento” del bilancio l’hanno sostenuta i lavoratori con i tagli loro applicati, non da ultimo il restyling dello stipendio depurato dall’indennità di rischio, indennità data sia dal contratto di lavoro nazionale, sia dal contratto decentrato dell’ente firmato da entrambe le parti sia pubblica, che sindacale”.
Quindi, per Cgil, Cisl e Uil, “diversamente da quanto descritto, oltre alle motivazioni che continuano a mantenere viva una protesta che dura da più di due anni, la “capacità gestionale” l’abbiamo misurata anche con l’emergenza Legionella che, oltre a dimostrare che l’indennità di rischio aveva il motivo di essere, ha evidenziato una situazione per la quale è mancata la comunicazione e l’attivazione di procedure diversamente dal passato e per la quale ad oggi non abbiamo ancora ricevuto nessuna informativa alle richieste che abbiamo fatto e per le quali chiederemo verifica agli enti preposti al controllo”.