“Sernagiotto non può continuare a minacciare di querelarmi. Lo dice ogni giorno riempendo intere pagine di giornali. Sembra quasi che mi voglia spaventare. Se proprio è intenzionato portarmi in tribunale lo faccia. Ma la smetta di lanciare messaggi intimidatori». Bruna Milanese, presidente della cooperativa Cà della Robinia, esce allo scoperto. Da giorni tace. Su indicazione dei suoi legali, Aloma Piazza e Riccardo Santin, ha scelto di tenere un basso profilo per non farsi coinvolgere dalla tempesta che sta travolgendo la sua cooperativa, la Regione e il fondo di rotazione voluto proprio dall’ex assessore regionale per finanziare progetti rivolti al mondo della disabilità. Ma, di fronte all’ennesimo assalto di Sernagiotto, ha detto basta. Impossibile continuare a non reagire. E dire che i due si conoscono da tempo. La Milanese è stata consigliere comunale di Forza Italia e alle ultime politiche si è candidata tra le fila del Mir di Giampiero Samorì che è grande alleato politico di Sernagiotto. Il caso Cà della Robinia pare però aver mandato i rapporti in frantumi. La Milanese, ancora agli albori dello scandalo, aveva confermato di aver acquistato l’ex Discopalace con parte dei 3,4 milioni di euro ricevuto dalla Regione per realizzare una fattoria didattica, su consiglio dell’allora assessore. Una volta concluso l’acquisto per 2,1 milioni di euro con il proprietario dell’immobile Giancarlo Baldissin, tra le altre cose socio di Sernagiotto nell’immobiliare Airone Blu, ha confessato di essersi ritrovata da sola. Sernagiotto non ha gradito per niente. Si è sentito tirato in mezzo e ha iniziato a parlare di querele. Ha precisato di non aver mai consigliato niente a nessuno e tantomeno alla Milanese: «Non solo non le ho indicato di acquistare l’ex discoteca ma mi faccia il nome anche di un solo professionista che le avrei suggerito per fare i lavori». E ha ripetuto questa teoria, con annessa minaccia di querela, più volte. Adesso la Milanese ha deciso di reagire.
«La nostra assistita prima che presidente di una cooperativa è una madre di famiglia e adesso si sente intimidita dalle continue dichiarazioni di Sernagiotto – puntualizzano gli avvocati Piazza e Santin – in tutta questa storia lei è di sicuro la parte più debole. L’ex assessore ha scelto la tattica di attaccare per difendersi. Ma le querele, se ritiene, le deve fare e non minacciare lanciando messaggi equivoci e trasversali. Non può continuare a minare la serenità della signora. Sappia Sernagiotto che se dovesse querelare la Milanese, e si appurasse che la signora ha detto il vero, sarà lui passibile di calunnia».