Corriere del Veneto, 21 maggio 2019

VICENZA – Esternalizzazioni alle Ipab di Vicenza e Bassano: «Si mettono a posto i bilanci affidando reparti ai privati, serve al più presto una nuova legge regionale» attaccano i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Ieri i vertici delle tre sigle hanno tenuto un sit-in con volantinaggio sotto la sede dell’Ipab vicentina in contra’ San Pietro. È solo la prima di una serie di manifestazioni: la prossima sarà a Bassano il 29 maggio.
«Ormai da tempo denunciamo come le Ipab stiano facendo un uso sempre più ampio della esternalizzazione dei servizi – osserva Grazia Chisin, segretaria confederale Uil – siamo disponibili al confronto per la salvaguardia di anziani e lavoratori, ma bisogna intervenire: vanno stabilizzati i contratti in essere e servono piani industriali seri per affrontare i problemi economico-sociali». Le tre sigle hanno inviato una lettera dettagliata anche alle conferenze dei sindaci delle Usl. Ruggero Bellotto, Fp Cisl, entra nel dettaglio dei servizi per i quali è in itinere l’appalto all’esterno: «Succede sia nell’Ipab di Vicenza che all’Isacc di Bassano, la seconda struttura della provincia con 405 ospiti – spiega – la Proti-Salvi-Trento prevede nel “piano 2018-2023” l’esternalizzazione di 100 posti letto dalla residenza Salvi, per un risparmio di 150mila euro, e il servizio casa-albergo della residenza Proti, per 35mila euro. Entrambi in questo biennio. E a Bassano Isacc quest’anno avvierà le procedure di esternalizzazione della ristorazione degli ospiti, dell’assistenza socio-sanitaria in tre reparti con 106 ospiti, oltre che di lavanderia, servizi di pulizia e sanificazione». Per Igino Canale, del dipartimento Stato Sociale della Cgil, «la mobilitazione è quanto mai necessaria perché la riforma delle Ipab, da parte della Regione, non può più aspettare. Il Veneto ha avuto 18 anni per legiferare sul tema, una materia su cui avrebbe già la piena autonomia, eppure non l’ha fatto. Forse per motivi politici. In provincia ci sono una settantina di strutture che seguono anziani non autosufficienti e più della metà – osserva il sindacalista – è pubblica. Ma il pubblico in questo settore gioca una “partita” impari: ha un costo del lavoro, dovuto all’Irap, più alto, oltre che costi più elevati per maternità e malattia. Il rischio è che gli enti pubblici un po’ alla volta muoiano di inedia».