Da 194mila a 219mila telefonate nel giro di un anno. Sono sempre di più i baresi che si affidano al 118. Secondo i dati pubblicati dalla Centrale operativa di Bari, tra 2013 e 2014 il servizio di emergenza- urgenza ha riscontrato 25mila telefonate in più. I dati dello scorso anno parlano chiaro: su 219.171 chiamate, 97mila sono state le emergenze.
Sono 67mila i casi in cui sono intervenute le ambulanze. Numeri inferiori per il 2013: 194.667 chiamate, di cui 90mila emergenze che si sono trasformate in interventi di ambulanze in 60mila casi. “La chiusura dei piccoli ospedali, chiusura doverosa – spiega Gaetano Di Pietro, direttore della sede barese del 118 – è uno dei motivi che hanno determinato questa impennata. I dati ci fanno capire che i baresi ormai si fidano sempre di più delle nostre cure e del nostro lavoro”. Ma le statistiche pubblicate ogni mese dalla Centrale operativa lasciano intendere che nel 2015 si possa verificare una ulteriore impennata delle telefonate al 118. Basta mettere a confronto i numeri: nell’aprile 2014 sono state registrate poco meno di 17mila chiamate, mentre nello stesso mese di quest’anno sono già più di 20mila.
Tornando ai dati del 2014, la maggior parte delle richieste di intervento riguardano patologie legate a eventi traumatici o a patologie di tipo cardiocircolatorio. Con quasi 40mila chiamate, queste due classi di patologia rappresentano circa il 40 per cento di tutte le richieste di intervento al 118. Ma c’è anche da dire che sono aumentate le chiamate improprie e che un gran numero di persone, al momento dell’arrivo dell’ambulanza, rifiutano il trattamento e il trasferimento in ospedale. Sono 2700 le chiamate classificate sotto la voce “Valutazione sanitaria 0”: qui si raccolgono le richieste annullate, gli scherzi telefonici, la non reperibilità degli autori della telefonata e l’inutilità dell’intervento dell’ambulanza.
Ci sono poi quei pazienti, e non sono pochi, che al momento dell’arrivo dell’ambulanza, rifiutano di farsi trasportare in ospedale. Nel 2014 sono stati quasi 22mila le telefonate che si sono risolte in questo modo. Alla fine, le oltre 92mila chiamate classificate come emergenze, sono formate da 26mila codici verdi, 58mila gialli e solo 8mila codici rossi. Il 30 per cento delle chiamate (29mila circa) proviene da Bari città. L’impennata di telefonate non sorprende Antonio Martiradonna, fino a pochi mesi fa primario del reparto di pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Bari, autore di un recente report sull’afflusso di pazienti nel pronto soccorso baresi: “Sono dati in linea con le chiamate che avvengono nelle altre postazioni nel resto d’Italia – dice Martiradonna – Le 10 postazioni di 118 su Bari città hanno una media di chiamate che oscilla tra le 7 e le 10 al giorno, mentre le altre 30 postazioni in provincia hanno una media di 5 chiamate al giorno”.
Ma c’è chi in quei numeri del 118 vede un problema strutturale. È Antonio Scanni, responsabile delle politiche sociali per la Cgil di Bari: “Ormai si ricorre al 118 o al pronto soccorso per qualsiasi evenienza. È necessario creare un filtro, e questo filtro è rappresentato dalla sanità territoriale”.
Per Francesco Stea, primario del reparto di pronto soccorso del Policlinico di Bari, alla base del maggiore ricorso al 118 ci sono anche motivazioni economiche: “Se hai una insufficienza renale e non te la curi perché non hai i soldi necessari per comprare le medicine, è ovvio che ti scompensi e finisci in ospedale o chiami più spesso il 118. In questo senso il sistema di emergenza-urgenza è il primo a risentire dei tagli e degli effetti della crisi”.