Arena

Domani a mezzogiorno scade il termine per chiedere i documenti contabili per valutarli e per decidere se partecipare al bando d’appalto europeo. Poi, le aziende interessate, avranno tempo fino al 16 giugno per avanzare un’offerta. Si giocherà su queste due date il futuro della Casa di riposo Benedetto Albertini di Isola della Scala, divorata da un ammanco di sei milioni di lire, dei quali 560mila euro sottratti dalle casse, secondo l’accusa, dall’ex segretario Gian Luca Alberti. Il resto, è stato sperperato in una gestione a dir poco allegra, tra assunzioni, spese varie, in un clima clientelare che ha portato questo gioiellino dell’assistenza per anziani sul baratro della crisi finanziaria. Mancano i soldi, adesso. Mancano all’appello sei milioni di euro che rappresentano la base d’asta per ottenere la gestione della Albertini per i prossimi vent’anni. Quel danaro serve subito, perché la struttura ha debiti verso alcuni fornitori, la pubblica amministrazione, enti come l’Inps che deve avere centinaia di migliaia di euro di contributi sulle paghe dei dipendenti. E per poter andare avanti, è necessaria la massima liquidità quanto prima.
C’è anche una terza data che nello scandalo della Casa di riposo diventa importante: il primo luglio prossimo. Quel giorno, dovrebbe essere avviata la nuova gestione, così come cita il bando di gara. Ed è lo stesso giorno in cui, davanti al giudice per l’udienza preliminare Giuliana Franzosi, sono stati convocati Marco Biasia, ex presidente del consiglio di amministrazione, il sindaco Giovanni Miozzi, e i membri del collegio dei revisori dei conti Giampaolo Bertaglia, Walter Turrina, Lorenzo Zanini e Arrigo Tomiolo. Il primo è accusato di aver ricevuto 500 euro al mese, per un totale di 22mila 500 euro, confluiti poi nelle casse del Pdl. Il sindaco dovrà rispondere di aver esercitato pressioni per un’assunzione. I revisori dei conti sono accusati di aver ritenuto validi i falsi moduli dei versamenti contributivi e delle tasse (Iva, Inps etc.) e che invece non avevano il timbro dell’esattoria.
Sullo sfondo di questo scenario che sta creando profonda preoccupazione alla Casa di riposo, c’è anche il fallimento della trattativa tra il commissario regionale Mirko Rugolo, che ha completato il suo lavoro, e l’Ipab di Verona, l’istituto assistenza anziani che fa capo al Comune. È stata un’iniziativa durata molti giorni. La Regione ha tentato di affidare la Albertini alla struttura presieduta da Anna Maria Leone, ma evidentemente, qualcosa non ha funzionato. E ora emergono i retroscena della contrattazione, tenuta segreta, soprattutto sui conti della Casa di riposo. I primi contatti risalgono al 2014. Dino Verdolin, direttore dell’Ipab Verona, era andato a Isola della Scala più volte per avere un’idea sulla possibilità di acquisire la gestione della Albertini. Aveva controllato vari documenti.
Si arriva ai primi giorni di febbraio scorso. Il presidente dell’Ipab Anna Maria Leone chiede a Rugolo un’integrazione di atti. Il commissario risponde inviandoli. Tra quei documenti, c’è anche un bilancio di previsione per il 2015. È l’aspetto più importante della questione. Bisogna infatti valutare se, versando subito i sei milioni di euro, nel corso degli anni la Albertini possa produrre redditi sufficienti per far sì che l’investimento diventi almeno positivo e che non porti alla crisi anche l’Ipab Verona.
I presupposti ci sono. Soltanto nel 2013 gli introiti hanno superato i cinque milioni di euro. Per le rette, la previsione è di oltre un milione 600mila euro, più un altro milione e 300mila euro di impegnative per il centro residenziale e per i canoni del diurno. Le spese, invece, si attestano introno ai due milioni e 600mila euro. Tra costi e ricavi, l’utile dovrebbe essere pari a 452mila euro. Nel carteggio trasmesso alla presidente Leone, Rugolo non allega la relazione inviata al presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Spiega che è un atto ancora coperto dal segreto istruttorio e che, comunque l’accordo prevede che i debiti vengano saldati dalla Albertini e non dall’Ipab.
L’analisi che ne consegue non convince il vertice dell’Ipab Verona. Vent’anni di gestione in affitto pagati in anticipo sono tanti, soprattutto in un periodo di grandi cambiamenti anche per le Case di riposo che stanno diventando luoghi di accoglienza per persone con seri problemi di salute. Così, l’accordo sfuma. L’unica strada da percorrere per salvare l’Albertini è il bando europeo. Le clausole sono più o meno le stesse offerte all’Ipab. La concessione partirà dal primo luglio prossimo e si concluderà il primo luglio 2035. La cauzione è stata fissata in 120mila euro. La selezione ha un filtro: le aziende devono avere bilanci degli ultimi tre anni con volumi che raggiungano almeno i 40milioni di euro e, comunque, inserite nel settore assistenziale. I sei milioni di euro vanno versati subito.
«Chi può averli», si chiedono i sindacati? Una speranza c’è. Il bando prevede anche l’associazione di imprese o enti che operano nell’assistenza, anche provenienti dall’estero.