Corriere del Veneto 21 gennaio

Un normalissimo reparto d’ospedale che, tempo qualche giorno, assumerà un aspetto più «residenziale». Stanze comuni con comodi divani, letti colorati con testiera, che sostituiranno quelli metallici standard, tipici di un nosocomio. Appare così la prima Rems veneta, la Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza sanitarie di Nogara, nella Bassa Veronese, aperta ufficialmente ieri, ma ancora in attesa dei primi pazienti, che dovrebbero arrivare oggi pomeriggio. Una soluzione provvisoria in attesa di un’altra soluzione «un po’ meno provvisoria», un gioco di parole che riassume un po’ le difficoltà che la struttura erede degli ospedali psichiatrici giudiziari si è trovata ad avere nella sua realizzazione, almeno nel sito prescelto per il Veneto.
Arriva ufficialmente in ritardo di oltre un anno sulla tabella di marcia: avrebbe dovuto essere pronta nell’aprile del 2014, considerata anche la proroga di un anno scattata da marzo 2013, un anno dopo l’approvazione della legge. Qualcuno l’ha ricordato anche negli ultimi giorni. «Polemiche inutili — risponde l’assessore alla Sanità, Luca Coletto nel giorno dell’avvio ufficiale — la Regione non ha nessuna responsabilità sui ritardi. Ricordo che la legge nazionale specifica fu approvata nel 2012, che il Veneto inviò il proprio progetto, approvato dal governo, già nel 2013, che però i fondi necessari alla realizzazione, per legge devono essere nazionali, sono stati resi disponibili solo a marzo 2015».
La Rems trova attualmente spazio al secondo piano dell’ala est dell’ex ospedale Stellini, da tempo diventato un poliambulatorio medico. Rimarrà lì fino a maggio. Mese in cui la «residenza» si sposterà due piani sotto, in uno spazio più attrezzato: è quella che è stata battezzata «Rems prodromica», in attesa di quella definitiva, in un fabbricato di nuova costruzione che sarà completato nel 2017. A pieno regime la Rems veneta (ce ne sono una o due per regione) ospiterà 40 posti letto, divisi in due moduli. Quella «prodromica», invece, arriverà ad un massimo di 16. Gli ingressi avverranno gradualmente: dopo i primi due pazienti attesi per oggi, la settimana prossima ne arriveranno altri quattro, alcuni dai centri di Castiglione delle Stiviere (Mantova) e Reggio Emilia, altri dal carcere. Le accuse variano dai reati contro il patrimonio a quelli contro la persona, omicidi inclusi. In ogni caso lo Stellini non si farà trovare impreparato. Lo staff è già al completo: manca solo il dirigente (c’è da fare un concorso). Per il resto sono già pronte una trentina di persone tra psicologi, psichiatri, criminologi, educatori professionali e terapeuti. «Le misure di sicurezza ci sono — assicura il primario facente funzione Tommaso Maniscalco, responsabile del Servizio psichiatrico dell’Usl 21 di Legnago — come prevede la legge».
In particolare videosorveglianza (40 telecamere) e guardie giurate sempre presenti, pronte ad intervenire appena scatta l’allarme, attivabile in ogni stanza, anche per semplici «anomalie sonore» (come urla prolungate). «Ricordiamo però — prosegue Maniscalco — che questo è innanzitutto un luogo di cura. Non c’è niente di diverso da una normale struttura sanitaria intermedia, eccezion fatta per l’accesso, per cui occorre identificarsi. La nostra prima attività di prevenzione consisterà nel lavoro costante del personale medico e infermieristico, nelle attività che coinvolgeranno i nostri pazienti».
Non ne mancheranno alcune all’aperto: nel prato dello Stellini verrà realizzato un orto.