Giornale di Vicenza 16 dicembre

I trentaquattro posti liberi nei tre reparti del San Camillo di via Formenton cominciano a pesare, anche economicamente, sull’intera struttura targata Ipab. L’Ulss 6 in seguito alle ispezioni volute dalla Regione, dopo la pubblicazione di un video nel quale si inquadrava la medicazione di un anziano dalla quale uscivano vermi, ha bloccato gli ingressi. In pratica dal 5 ottobre scorso i medici hanno vietato i ricoveri, alcuni familiari hanno deciso di spostare i malati e altri sono deceduti. Ad oggi i posti letto occupati sono 80 sui 114 disponibili. Il presidente del consiglio di amministrazione Lucio Turra ammette che il danno economico esiste ed è consistente. «Di fatto – spiega – si tratta di 100 mila euro al mese che in un anno fanno un milione e 200 mila euro. Per il bilancio dell’ente si tratta di una cifra molto elevata. E per il momento abbiamo le mani legate».Infatti, la spada di Damocle del commissariamento pende sull’intero Cda di contrà San Pietro, la decisione è stata solamente procrastinata dal direttore dei servizi sanitari e sociali della Regione, Domenico Mantoan. Alla fine di gennaio ci sarà una nuova ispezione e dopo la Regione dovrà decidere come regolarsi: potrà stabilire che tutti gli interventi richiesti sono stati eseguiti e pertanto i reparti possono riprendere a pieno regime, oppure potrebbe giudicare la condizione del San Camillo non ancora idonea e quindi l’ipotesi della nomina di un commissario straordinario sarebbe l’unica strada percorribile per proseguire nella gestione. Di fatto la Regione controllerebbe una delle strutture per anziani più grandi del Veneto, come peraltro ha già fatto negli ultimi anni con la nomina di due commissari. L’ultimo, Francesco Zantedeschi, è decaduto lo scorso maggio, di fatto è rimasto per assicurare l’ordinaria amministrazione in attesa che il sindaco Achille Variati nominasse il nuovo Cda che è entrato in Ipab lo scorso 20 luglio. «Siamo in una condizione molto particolare – spiega Turra – dobbiamo proseguire con i lavori, contavamo sulla fideiussione della cooperativa che gestiva il servizio, invece è stata bloccata dal giudice. C’è un’asta in corso, ma i tempi per vendere e quindi acquistare non sono dei migliori e poi c’è la questione del personale Bramasole». Al riguardo ieri si è tenuta una riunione in prefettura richiesta dai sindacati di base, Cgil, Cisl e Uil. Sul tavolo la richiesta di pagare gli stipendi ad almeno 32 lavoratori che non sono stati riassorbiti da Ipark all’interno del San Camillo. Di fatto non ricevono lo stipendio da ottobre. La scorsa settimana alcune lavoratrici avevano occupato per una mattinata la sede di contrà San Pietro. «Muro contro muro – spiega Federico Martelletto dell’Unione sindacale di base – né Bramasole né Ipab pensano ai dipendenti». In realtà ieri la cooperativa che gestiva il servizio ha dato alle lavoratrici il 46% della paga di ottobre, in tutto quindicimila euro e venerdì il tavolo si riaprirà dal momento che in qualche modo dovranno essere pagate. «Il Cda sarà convocato oggi – spiega il presidente – e valuteremo, ma come facciamo a dare soldi ad una cooperativa con cui siamo in causa per decine di ragioni?». Palma Sergio della Cgil: «Qualcuno deve farsi carico delle operatrici sanitarie, per molte di loro la situazione economica è drammatica e questo concetto non va dimenticato. Per loro è stata concessa anche la cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre, ma non basta».