Sarà uno dei primi nodi che Pietro Girardi, neo direttore generale dell’Ulss 20, commissario della 21 di Legnago e della 22 di Bussolengo, dovrà affrontare, perché riguarda le cure primarie offerte alla popolazione dei 37 Comuni dell’azienda sanitaria dell’Ovest veronese.
A sollevarlo i medici di medicina generale, ma anche i sindaci. I primi, infatti, non beneficeranno delle risorse stanziate a maggio dalla Giunta regionale, perché l’Ulss non ha presentato progetti formulati secondo gli standard richiesti. «Con la delibera numero 751/2015 della giunta, la Regione dava attuazione al piano socio sanitario attraverso un programma quadriennale (2015- 2018), potenziando le cure primarie su tre livelli: accessibilità ai servizi, cure ai malati cronici, partecipazione attiva dei medici alla governance del sistema sanità», riassume il fiduciario Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) della 22, Guglielmo Frapporti. «La delibera prevede che i medici di famiglia si organizzino in medicine di gruppo integrate perché l’utenza possa trovare gli ambulatori aperti per dodici ore al giorno, dal lunedì al venerdì, più due ore il sabato mattina, o in medicine di gruppo e a rete, per una disponibilità di nove o sette ore al giorno», prosegue.
Negli studi ci sarà anche personale di segreteria e infermieristico. Le nuove forme vengono finanziate con un budget di 25 milioni l’anno per tutto il Veneto. Nel 2015 occorreva fare richiesta. «L’Ulss 22 è tra le poche a non aver presentato nessun progetto, secondo i criteri stabiliti da Venezia, concordandolo con i medici e con i Comuni. Ma non per mancanza di disponibilità dei medici», fa presente Frapporti. «C’erano le sedi e le equipes già pronte per avviare tre medicine di gruppo integrate a Isola della Scala, Sommacampagna e Valeggio, che avrebbero potuto essere a pieno regime già a febbraio». E prosegue: «Nel complesso abbiamo raccolto un’ampia disponibilità dei colleghi che hanno proposto sette medicine integrate, quattordici di gruppo e nove in rete per coprire circa l’80 per cento dell’utenza. E ci sarebbe stata la compatibilità economica per realizzare il tutto»
CHE COSA è stato inviato in Regione? Una serie di proposte unilaterali, incomplete, in contrasto con gli indirizzi regionali e quindi considerate irricevibili», denunciano da Fimmg. «Il risultato è che il 60% dei medici di famiglia della “22” sono costretti anche per il 2016 a lavorare da soli, benché la qualità delle cure prestate sia a rischio. Siamo sovraccaricati da oneri burocratici e dall’informatica: spesso dobbiamo fare anche da segretaria, da infermiera e da assistente sociale».
Preoccupati pure i sindaci, che temono un’assistenza assicurata a macchia di leopardo e scarsa attenzione alle esigenze dei territori più periferici.
«A Valeggio siamo preoccupati per il possibile depotenziamento della nostra Utap. Già da tempo i dottori che vanno in pensione non vengono sostituiti nella forma associativa», dice il sindaco Angelo Tosoni. Per questo i medici di famiglia avevano progettato una medicina di gruppo integrata, rimasta al palo. A Marano il sindaco Giovanni Viviani si chiede se ci sia un piano dell’azienda sanitaria sulle cure primarie. «Tra due mesi va in pensione la dottoressa Gabriella Manara, che serve tutta la popolosa frazione di Valgatara e presta servizio anche in altri punti ambulatoriali. Chi la sostituirà? Ho fatto presente la questione ma non ho risposte e temo che i concittadini restino scoperti. Come pensa di organizzarsi l’Ulss per impedire che le zone periferiche rimangano senza medici?»