Giornale di Vicenza 13 ottobre

Ad una settimana dalla diffusione del video-choc del San Camillo, il consiglio di amministrazione di Ipab ha deciso di inviare un esposto contro ignoti in Procura. «Riconosciuto il paziente inquadrato dal filmato, valutato che le immagini si riferiscono ad un tempo intercorso tra il 13 e il 20 luglio scorso – spiega uno dei membri del Cda, Gianni Cristofari -, a nostro avviso si potrebbe anche ventilare l’ipotesi di omissione di soccorso visto che successivamente al giorno 20 l’anziano non presentava problemi alla ferita». In sostanza chi ha girato il video – sulla base di quanto avrebbe ricostruito l’ente di contra’ San Pietro – ha taciuto limitandosi a filmare quando accadeva senza prestare cure al paziente o avvisare chi, in quel momento, doveva provvedere alle medicazioni. «Se qualcuno dovesse aver lasciato l’anziano in quelle condizioni senza intervenire sarebbe un fatto riprovevole anche perché non è stata informata la struttura. Di fatto è mancata una prestazione assistenziale», aggiunge Cristofari. La magistratura su quanto accaduto al San Camillo ha già aperto un’inchiesta per fare chiarezza, dopo il video- scandalo pubblicato da il Giornale di Vicenza; il procuratore Antonino Cappelleri ha fatto acquisire le immagini ed ha avviato accertamenti per individuare eventuali responsabilità. Il video mostrava il piede di un ospite pieno di croste e con alcuni vermi sulle lenzuola e del sangue rappreso da qualche giorno. Un segnale di incuria e di poca pulizia. L’obiettivo degli inquirenti è quello di comprendere se siano stati commessi reati sia in relazione alle cure dovute, e probabilmente non prestate a sufficienza, ed eventualmente ai danni di altri ospiti della struttura. Inoltre l’indagine potrebbe anche riguardare gli aspetti organizzativi e la gestione complessiva del San Camillo. «L’inchiesta era nota – conclude Cristofari -. Noi vogliamo tutelare anche l’immagine di Ipab con tutto quello che abbiamo a disposizione». Nel frattempo c’è stata un’altra riunione sindacale: dopo aver sentito i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, alcuni componenti del Cda ieri hanno ascoltato i sindacati unitari di base, rappresentati da Germano Raniero e Federico Martelletto. Questi ultimi puntano sulla salvaguardia dei posti di lavoro e difendono l’operato di operatori e infermieri focalizzando le responsabilità sulle difficoltà organizzative in cui il personale era tenuto ad operare. Sul tema dei lavoratori interviene anche il presidente del Comitato famigliari degli ospiti, Giuseppe Campagnolo. «Noi – spiega – teniamo i rapporti con Ipab e quindi era l’istituto che doveva controllare anche gli aspetti tecnici in cui la cooperativa operava; ci sono protocolli precisi. Senza dimenticare che abbiamo iniziato a scrivere lettere ancora quando c’era l’altra cooperativa che gestiva i servizi, la Codess. Ora la situazione è solo peggiorata. E in mezzo a questa storia, nel cercare chi ha torto o ragione, non vorrei si dimenticasse la sofferenza degli ospiti», conclude. Giovanni Fanetti, uno dei membri del Comitato, spezza una lancia in favore del personale. «Mia madre è ricoverata da anno, credo che operatori bravi o meno bravi ci siano dappertutto. In termini personali – spiega – posso dire che ho trovato persone disponibili e educate. Certo, se poi hanno problemi per una gestione ridotta all’osso e non fanno formazione, le responsabilità sono di altri. E ci sono altri famigliari che sono del mio stesso avviso»