Gazzettino

“Casa del Sorriso” di Badia verso la privatizzazione. Una rivoluzione destinata a far discutere e le sigle sindacali sembrano già in allarme. L’ente di via San Nicolò ha di recente approvato il bilancio, ma le difficoltà economiche e la concorrenza di operatori privati avrebbero suggerito la trasformazione in una fondazione. Si tratterebbe comunque di una proposta che dovrà essere vagliata anche dal Comune, al quale è stata inviata una relazione.
«A causa delle sempre più ridotte risorse riservate dalla Regione alle strutture di assistenza – osserva il Consiglio di amministrazione presieduto da Remo Previatello (nella foto sotto) -, l’ente dovrà realizzare ogni possibile economia e una gestione ancora più attenta». Una premessa che precede una considerazione importante: «Non potrà essere ulteriormente rinviata una valutazione dell’attuale forma giuridica di Ipab. La privatizzazione – spiegano in Casa di riposo -, attraverso la trasformazione in fondazione-associazione, consentirebbe di applicare le norme utilizzate nel settore privato, con risparmi di spesa in ambito fiscale, di personale dipendente, acquisendo efficienza e rapidità gestionali con consistenti vantaggi». Dalla casa di riposo assicurano che non vi saranno comunque conseguenze per il personale. La pensa diversamente il sindacato, che ieri ha riunito i lavoratori in assemblea.
«Ci saranno sicuramente ripercussioni per i dipendenti – spiega Giuseppe Franchi della Fp-Cgil – Ma non è solo questo: così si privatizza una delle imprese più importanti di Badia. Che ne sarà del patrimonio e della proprietà?». I sindacati promettono battaglia. «Abbiamo proclamato lo stato di agitazione e chiederemo di poter fare una manifestazione sotto il municipio. Non escludiamo – prosegue Franchi – un incontro con i consiglieri comunali».
I vertici della struttura sembrano però convinti della strada da percorrere: «L’eventuale privatizzazione non svincolerebbe la Casa del sorriso da legami con Comune e Regione – sostengono dalla Casa di riposo -, che continueranno a controllarne l’operato». In ballo resta il capitolo rette. E le prospettive non sembrano rosee. «La ristrutturazione di alcune poste di bilancio – aggiunge il Cda – ha consentito di confermarle per il 2015 nella misura determinata per il 2014. Ma rimangono dubbi su ulteriori conferme per le difficoltà economiche e per l’utilizzo delle impegnative di residenzialità da parte degli utenti».

Casa di riposo, il giorno dopo. L’ipotesi di trasformarla in fondazione e l’apertura ai privati fanno discutere. Ed è imminente la manifestazione organizzata dai sindacati per domani, dalle 17 alle 19, proprio di fronte al Municipio.
A tal proposito non manca preoccupazione da parte del personale. La delibera con la proposta di trasformazione dell’Ipab in fondazione di diritto privato sarebbe già al vaglio dei consiglieri. E spetterà proprio all’Amministrazione giocare un ruolo importante visto che ci vorrà il via libera dell’assemblea cittadina.
Intanto il sindaco Gastone Fantato invita alla calma. «Personalmente sono in linea con l’idea di una privatizzazione – fa sapere il primo cittadino – Mi permetto di rassicurare sul personale: non ci sarà un centesimo in meno in busta paga. In tal senso ho chiesto e ottenuto garanzie. Ma ho letto parole dure da parte del sindacato, anche nei confronti dell’Amministrazione. Non riceverò nessun rappresentante sindcale se non ci saranno delle scuse».
Ma il fronte caldo è pure quello dei familiari. Se da un lato ci sono le paure dei dipendenti, preoccupati per una busta paga più leggera, dall’altra c’è l’incertezza dei parenti degli ospiti. «Non sapevamo nulla – afferma Elsa Davì, rappresentante del comitato dei familiari – Ne sono venuta a conoscenza ieri (martedì, ndr). Cercheremo di capirne di più, ma è evidente che siamo contrari: la casa di riposo deve rimanere pubblica. I nostri dubbi sono specialmente rivolti al servizio, Che ne sarà? Quali saranno le conseguenze?». Il sindacato nel frattempo prepara il sit-in di protesta. Dopo l’assemblea di martedì, Cgil, Cisl e Uil hanno bocciato la decisione del Cda. I vertici della struttura vengono accusati di «modificare completamente i rapporti di lavoro dei dipendenti, mantenendo inalterato il solo regime contributivo» e decretando di fatto «il passaggio dal contratto nazionale enti locali a quello Uneba con una perdita di salario e una drastica riduzione delle tutele».