SANITÀ

Quali sono i progetti che ritiene strategici e che sosterrà con forza se diverrà presidente della Regione Veneto?

Morosin «Io interpreto un progetto, che è quello dell’autodeterminazione. Parto perciò dalla considerazione che, se questo territorio potrà disporre di proprie leggi, disporrà anche delle proprie risorse e saprà affrontare la tematica sanitaria e socio-sanitaria. E quest’ultima è anche più importante, perché affrontare bene il socio-sanitario significa affrontare meglio e contenere la spesa per la sanità.

Zaia «In Veneto ci sono 75 ospedali con 90mila dipendenti. Aggiungo che il 12% della nostra spesa sanitaria è privata, per cui siamo una delle regioni con minore sanità privata. Se sarò rieletto continuerò a investire sul fronte dell’abbattimento delle liste d’attesa e degli ospedali aperti di notte per visite ed esami. Poi ci sono le medicine di gruppo, presenti solo nel piano socio-sanitario regionale e non ancora recepite a livello nazionale. In Veneto ne abbiamo già aperte cento. D’altro canto, c’è necessità di deospedalizzare e noi sappiamo farlo: l’ospedalizzazione media in Veneto è di 7 giorni, contro regioni che hanno ancora 30 giorni di ospedalizzazione media, a parità di malattia».

Moretti «Il mio obiettivo è ridurre il numero delle Ulss da 21 a 8. Questo porterebbe un risparmio annuale di almeno 50 milioni di euro, da riversare nei servizi di prossimità. Il che significa aprire 330 gruppi di medicina integrata, cioè ambulatori che hanno la funzione di dare servizi soprattutto alla cronicità visto che un Veneto su cinque ha più di 65 anni. 330 gruppi di medicina integrata significa un ambulatorio ogni 15.000 abitanti e lavoro per circa mille infermieri. Un risparmio di questo tipo, inoltre, ci consentirà di aumentare i servizi alla domiciliarità. Intendo inoltre sbloccare il turn over negli ospedali, tornando ad assumere infermieri e medici. Desidero, infine, investire di più in tecnologia e cancellare il doppio ticket sulle ricette».

Tosi « Si può lavorare ancora molto sull’efficientamento delle Ulss: qui si può ridurre la spesa. Se si parametrano i costi su quelli delle Ulss più efficienti, si riesce ad ottenere un risparmio significativo. Va ridotta in particolare la spesa della parte logistico-amministrativa. Con i risparmi così ottenuti si può raggiungere l’abolizione dei ticket, che valgono cento milioni di euro su 8 miliardi e mezzo di spesa sanitaria veneta. Con due attenzioni: le persone abbienti possono comunque dare un contributo e il pronto soccorso deve mantenere il ticket, perché l’abolizione rischierebbe di generare accessi inappropriati».

Berti «Tagliare le poltrone, non i posti letto. Meno dirigenti e più personale medico, meglio pagato, meglio equipaggiato per servire ed aiutare sempre più veneti. Più assistenza al paziente dunque, che deve tornare al centro del sistema sanità. La sanità non deve essere un business ».

FAMIGLIA E FAMIGLIE

Che idea avete di famiglia in questa situazione socio culturale? Quali politiche pensate di poter praticare (quoziente familiare, domanda unica per avere contributi, politiche per la casa, per l’occupazione…) e con quali risorse?

Tosi «La famiglia è quella definita dalla Costituzione. È quella formata da uomo e donna, sposati e che procreano. Questo non vuol dire che non si possano prevedere misure a tutela di situazioni che non sono quelle della famiglia tradizionale, purché queste non incidano su ambiti quali il matrimonio, le adozioni, l’assegnazione di case popolari… Rispetto quello che non rientra nella famiglia tradizionale, si può ragionare sul riconoscimento del diritto all’assistenza sanitaria reciproca e riconoscimento dell’esistenza della patrimoniale reciproca. Il quoziente familiare fa parte del nostro programma, va introdotto in tutte le misure di aiuto alle famiglie. Inoltre pensiamo a dei voucher per le scuole materne, per arrivare alla parità effettiva tra le materne pubbliche e le paritarie. E occorre incentivare politiche per gli alloggi popolari, cooperative e case Peep perché è l’unico modo per le giovani coppie di accedere alla casa».

Moretti «Ci troviamo di fronte a un panorama dove oltre alla famiglia tradizionale abbiamo le famiglie di fatto, coppie che decidono di condividere un percorso di vita e fare figli. L’obiettivo e la mia impostazione è quella che guarda sempre alla tutela dei minori, in un contesto molto lacerato e sofferto, in un contesto dove il disagio familiare aumenta, aumentando la complessità, con ricadute sui minori, che vanno sempre aiutati e tutelati. Il mio approccio è mettere al centro la cultura della famiglia, che significa la cultura dello stare insieme e dell’aiutarsi. Dobbiamo affrontare e sostenere il piano dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia, sostenendolo con 10 milioni di euro per le famiglie a disagio, per aiutarle a uscire dal disagio. Dobbiamo rifinanziare tutto il tema dell’affido, sia temporaneo che residenziale. E poi lavorare sulla prevenzione di abusi e maltrattamenti ».

Zaia «Il tema del quoziente familiare, il tema delle famiglie numerose è da potenziare: va incrementato il fondo per il sostegno alle famiglie numerose. L’istanza arriva spesso agli uffici della Regione. Partendo dal presupposto che la famiglia è quella naturale, costituita da un uomo e da una donna senza varianti, tutta la produzione di leggi della Regione deve porvi un’attenzione particolare. Questa è la base fondante. Uno dei grandi temi che stiamo affrontando è quello delle scuole paritarie, che impatta pesantemente sulle famiglie».

Morosin «La famiglia è la cellula della società. Purtroppo la famiglia nel nostro territorio, è una famiglia che vive la diminuzione delle nascite. Quando un uomo e una donna non procreano più, vuol dire che qualcosa non funziona sul piano sociale. Per quanto riguarda i profili della famiglia di fatto ho visto che il Papa ha posto attenzione alle coppie di fatto, perché è una realtà da cui non si può sfuggire. In questo contesto la questione dei minori è la questione principale, insieme alla mancanza di occupazione e la mancanza delle abitazioni. Occupazione e abitazione creano un condizionamento generale».

Berti «In Veneto abbiam o120 mila famiglie sotto la soglia di povertà assoluta. Da Assisi ho annunciato la nostra proposta per un ‘reddito di cittadinanza veneto’: una media di 600 euro a 120.000 famiglie per portarle fuori dalla soglia di povertà».

SCUOLE PARITARIE

Qual è la vostra strategia di fondo. Un bambino che frequenta la materna statale costa 6mila euro l’anno, una paritaria la metà. La Regione contribuisce ogni anno con qualche centinaia di euro per bambino. È pensabile l’impegno di raddoppiare il contributo?

Zaia

«Le scuole paritarie sono il segno di una contraddizione. Al di là della libertà di scelta, per 90 mila bambini non c’è posto in una scuola pubblica. Spendiamo, nelle Paritarie, 3.000 euro a bambino l’anno, lo Stato contribuisce solo con 500 euro. Lo Stato, in Veneto, risparmia così 430 milioni di euro. Vogliamo aumentare il contributo, ma non mi sento di impegnarmi nel raddoppio. Dobbiamo fare una battaglia: a livello nazionale è necessario che ci sia il riconoscimento del sacrificio del Veneto. Inoltre bisogna uscire dal patto di stabilità. Sono battaglie di civiltà».

Morosin

«Ho vissuto la questione della scuola paritaria in prima persona, con i miei figli. Per la collettività le scuole paritarie sono risorsa straordinaria e una fonte di risparmio. Allo Stato la scuola pubblica costa molto di più. Le scuole cattoliche consentono di esprimere un’educazione coerente con la storia delle famiglie del territorio. Quelle pubbliche hanno creato difficoltà, una lettura della laicità che non sempre è coerente con le aspettative delle nostre famiglie».

Tosi

«La Regione deve pagare in tempo utile le scuole paritarie e la cosa è fattibile. Questo è possibile anche con il patto di stabilità, che c’è anche nei Comuni. La mia città è il miglior Comune pagatore, il terzo d’Italia. Pagare in tempo si può, le scuole paritarie stanno aspettando i soldi dalla Regione da 18 mesi. C’è bisogno di effettiva parità. L’esempio di Verona: l’anno scorso 8 insegnanti della comunale sono andate in pensione. Le famiglie restavano senza servizi. Anziché riassumerle, il Comune ha integrato la differenza piena della retta per i genitori che mandavano i figli alla paritaria. Come Comune alla fine abbiamo risparmiato e dato posti in più alle paritarie. Questo porta ad aumentare il contributo».

Moretti

«Fu Berlinguer a equiparare la scuola paritaria a quella pubblica, sostenendo la necessità di garantire pluralismo educativo e libertà di scelta della famiglia per i valori e cultura. A questo grande progetto manca l’elemento della contribuzione. Sono stata assessore all’istruzione a Vicenza: con il sindaco Achille Variati abbiamo aumentato il contributo per le paritarie, a fronte di un patto educativo. È stato un lavoro straordinario. Il comune siglò un patto educativo su quale città costruire – solidarietà verso bambini disagiati, immigrati. Questo si può fare con il modello emiliano: rimborso mensile della quota regionale alla scuola, per dare la possibilità di pianificare tutti i progetti, e aumento del contributo attraverso dei voucher che integrino la differenza».

Berti

«Abbiamo duramente contestato questa riforma scolastica che nonostante le proteste continua a mantenere degli elementi che consideriamo negativi. l M5S è convinto che vada restituita dignità alla scuola pubblica, mentre questa del governo è una legge che trasforma le scuole in istituti sempre più in balia dei finanziamenti privati».

INFRASTRUTTURE

Dato che la legge obiettivo è stata sfrondata dal Governo Renzi, toccando anche il Veneto, vi riconoscete nelle opere accantonate? Da Governatore c’è un’opera che vorreste inaugurare? Che cosa ne pensate del project financing (realizzazione di opere pubbliche senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione)?

Moretti

«Sul sistema delle opere pubbliche, i temi centrali sono trasparenza, partecipazione e condivisione con il territorio dell’opera pubblica. Non tutte le opere fanno bene, a me interessano quelle utili al territorio. Daremo priorità al miglioramento della rete ferroviaria con 500 milioni di euro di finanziamento, rete, stazioni, con la realizzazione della metropolitana di superficie che si aspetta da 20 anni, il biglietto unico, per un trasporto pubblico locale efficiente, con gare aperte alla concorrenza.

Il project finacing alla veneta non ha funzionato. Uno strumento abusato, gli scandali che ne sono derivati non ci consentono di garantire questo strumento. Non credo sia lo strumento da demonizzare, ma l’utilizzo che se n’è fatto».

Tosi

«Do atto al Governo di aver finanziato la Tav anche per il Veneto e si deve procedere con la parte occidentale del Sistema ferroviario Metropolitano Regionale che riguarda Vicenza e Verona.

Bisogna sbloccare le grandi infrastrutture che si sono arenate: la Pedemontana è bloccata, la Valdastico nord è bloccata per un rallentamento nell’iter di approvazione del progetto, la Nogara-Mare è ferma per nove mesi. Le infrastrutture vanno sbloccate. Il project financing è uno degli unici strumenti oggi possibili per realizzare grandi infrastrutture, è questione di parametri finanziari».

Zaia

«Riguardo il project financing penso anch’io che non siano le strade pericolose, ma gli uomini chele rendono pericolose. Chi è abituato a rubare continuerà a farlo a prescindere dallo strumento usato. Il project financing non è un’invenzione del Veneto, ma una legge nazionale, “rubata” a livello internazionale. Vorrei inaugurare la Pedemontana, 99 km, 16 caselli, che interessa gran parte del Veneto.

Riguardo la Tav sarebbe entusiasmante avere una nuova stazione che intercetti l’aeroporto di Venezia, la prima realtà aeroportuale, per fare il salto di qualità».

Morosin

«Il tema è importante e urgente: lo vedrei anche come tema ambientale, poiché e infrastrutture non sono un tema estraneo all’ambiente. Voglio coinvolgere i cittadini con più attenzione di quanto si è fatto. Per la Pedemontana si è scelto la strada sbagliata. Sono stati poco valutati gli hub, gli aeroporti, ce ne vuole uno in area veronese, uno veneziana, con finalità turistiche. Bisogna riconvertire il territorio e darsi alcune priorità a partire dalle 1.100 zone industriali nel Veneto, sparse con disordine. Sul project financing sono contrario: le istituzioni pubbliche non hanno dimostrato di esser in grado di controllare questo tipo di progettualità».

Berti

«“No Tav” e “no grandi navi” sono ormai dei mantra per noi. Siamo contro le opere inutili e dannose per l’ambiente e la salute. Mangiatoie per corrotti, prosciugano le tasche dei cittadini e la loro vita, come Mose e Pedemontana. Il M5s promuove opere e turismo sostenibili, una gestione dei rifiuti ecologica, la prevenzione del dissesto idrogeologico Vorrei che la mia regione diventasse quella che chiamo “Veneto Valley”. Quindi investire sulla banda larga, come condizione per poter parlare di export, di innovazione, di promozione del made in Veneto. La metropolitana di superficie è una necessità imminente».

QUESTIONI ETICHE

Alle scelte politiche sono spesso legate questioni etiche di fondo, specie sull’inizio e fine vita. La giunta regionale ha deliberato per la fecondazione eterologa in alcuni centri della Regione, recependo le linee guida dei presidenti delle regioni. Cosa ne pensate? In secondo luogo, sul fine vita: la Giunta del Friuli Venezia Giulia ha approvato nel marzo scorso una legge sul testamento biologico. Qual è la vostra opinione su una legge in merito, anche per il Veneto?

Tosi

«Partirei dicendo che, ad esempio, anche il mio sostegno alle paritarie è comunque un’iniziativa etica. Sull’inizio vita sottolineo che non è ancora stata data completa attuazione alla normativa sull’aborto, nel senso di una dissuasione dalla scelta abortiva che andrebbe effettuata dai consultori. Sull’eterologa condivido l’approccio della Regione Lombardia: non puoi vietare di farla, ma la prestazione viene pagata a prezzo pieno. È una scelta che non si può impedire, ma occorre dissuaderla. Sul fine vita, la politica sanitaria veneta è assolutamente adeguata al fine vita: cure palliative, terapie del dolore, il sistema veneto è assolutamente adeguato. Il testamento biologico, a questo punto, non serve».

Zaia

«Come è noto sull’eterologa noi abbiamo dato il benestare con una delibera, tra le prime regioni. Abbiamo applicato il ticket senza far pagare i valori pieni della prestazione. L’affluenza non è stata così esaltante, i numeri sono ridotti. Ricordo che rispetto alla fecondazione assistita, già nel 2010 abbiamo accettato i tre tentativi fino ai 50 anni di età della signora. Per il testamento biologico: d’accordo che abbiamo una serie di prestazioni, le cure palliative… ma resto favorevole. Ho un approccio laico rispetto a questi temi. L’ho dimostrato con l’eterologa, lo confermo per il testamento».

Morosin

«Tra tutti i temi quello che mi coinvolge di più e mi ha visto riflettere è quello del testamento biologico. Credo sia importante lasciare libertà alle persone di dare indicazioni precise sulle loro volontà, nel rispetto di principi e criteri di legalità che si pongono con grande delicatezza. Per quanto riguarda l’eterologa, quella che è stata fatta dalla Regione Veneto è una scelta ponderata ed equilibrata. In generale, la vita va tutelata fin dal concepimento. Ma anche in questo caso bisogna dare un aiuto alle famiglie, aiutare le donne. Qui la Regione può fare molto di più».

Moretti

«Ho un approccio laico, lo Stato deve rispettare le scelte personali, senza ingerenze. Sono favorevole alla fecondazione eterologa: per me la famiglia, e quindi i bambini che nascono, sono un grandissimo valore. In una società che tende a invecchiare sempre più dobbiamo aiutare le famiglie a coronare un sogno. Sono favorevole anche al testamento biologico.

Coletti.

«È un tema delicatissimo. Anch’io devo dire che, per formazione e cultura, sono favorevole alla fecondazione eterologa. Ho visto in moltissimi casi la sofferenza che c’è dietro a famiglie, coppie, donne che sono nell’impossibilità di affrontare la maternità. Inoltre ritengo importante una conquista di civiltà il testamento biologico. Andrebbe fatta una riflessione sull’accanimento terapeutico che a volte non significa qualità di vita e ha mortificato la funzione della medicina, che deve salvaguardare le vite, ma insieme alla qualità di vita».

Berti «Sulle questioni etiche crediamo la politica non debba invadere l’intimità delle coppie. Per questo – poiché servono leggi – chiediamo ai cittadini attraverso dei percorsi democratici online di dirci cosa vogliono. Gli iscritti al M5s hanno scelto per la concessione dei diritti civili alle coppie gay. Sono felice di questo, perché da tempo lotto per i loro diritti. Inseriremo un registro per le unioni civili e premeremo affinché anche a livello nazionale si passi dalle parole ai fatti».

PROFUGHI

Avete idee concrete sull’accoglienza? La parola accoglienza vi piace?

Morosin

«La parola accoglienza mi piace molto, ma va coniugata con la dignità di chi si dichiara profugo e di chi deve ospitare queste persone. Dignità e responsabilità sono due parole spesso ignorate. Vedo superficialità da parte del legislatore, e inesistenza di proposte legislative per affrontare un problema drammatico che è solo all’inizio. Secondo alcune stime 2.4 milioni di persone premono alle frontiere. È un tema di polizia internazionale, da affrontare agendo sui luoghi di provenienza.

Moretti

«Accostare i profughi ai clandestini non è degno della nostra cultura. Ho apprezzato molto l’intervento del patriarca Moraglia quando ha ricordato ai veneti che il Veneto è accoglienza, sulla base della nostra storia. Ogni famiglia veneta ha una storia di immigrazione. Certo, gli strumenti e le e politiche sono da migliorare. Serve più responsabilità da parte dell’Europa, tutti i 28 Paesi devono fare la propria parte. Occorre puntare su un’accoglienza diffusa, come è stato sperimentato in alcune regioni, dove i sindaci non sono stati lasciati soli a gestire l’emergenza».

Coletti

«Il tema mi è molto caro, ci lavoro con gli studenti: abbiamo di fronte un’emergenza di carattere umanitario. La parola accoglienza mi piace, ha un grande valore. Va ricordato che il Veneto assorbe solo il 4 per cento dei profughi, le regioni del sud dal 21 per cento in su. Sono d’accordo che non dobbiamo costruire grandi centri di accoglienza, non sono una possibilità né per coloro che arrivano per integrarsi, né per le comunità che accolgono. Va creata sinergia tra il luogo che accoglie e le persone che accogliamo. Sono perone che fuggono da guerre e persecuzioni. Creare centri nei luoghi di partenza? Difficile, data la destabilizzazione di molti Paesi.

Zaia

«Noi diciamo di no, abbiamo già dato. Siamo una delle tre regioni con più immigrati, gli stranieri sono il 10.5 per cento della popolazione. Diciamo di no anche perché è ipocrisia pensare di far arrivare qui i pullman e dire: disperdetevi… Le tendopoli o discariche a cielo aperto che sono le caserme non mi sembrano una soluzione. Ricordo che tra chi si è integrato, che contribuisce al 5 per cento del pil veneto, molti sono senza lavoro. E poi i dati del ministero ci dicono che solo un terzo degli immigrati ha avuto il riconoscimento di rifugiato. Gli altri sono semplici emigranti».

Tosi

«Io governo una città con circa il 15 per cento di popolazione straniera residente, con un’ottima integrazione. Con un quadro di diritti e regole si garantiscono sicurezza e integrazione. L’emergenza attuale, l’urgenza vera, è stabilizzare la Libia, destabilizzata dall’intervento militare francese e americano. Nella fase di emergenza, chiedere come ha fatto Alfano che chi è qui, visto che la comunità spende 35 euro al giorno per ospitarli, ripaghi con dei lavori, favorisce anche l’integrazione: è meno alienante per chi è ospite e favorisce un rapporto con le comunità locali».

Berti

«Le inflessibili regole degli accordi di Dublino prevedono che sia il paese di approdo a dare asilo ai profughi. Il 18 dicembre la Camera dei Deputati ha accolto la nostra mozione sul superamento di questo trattato. Siamo la quarta regione per accoglienza, col 10 per cento di immigrati residenti. Credo che la sua parte il Veneto l’abbia fatta. Sono gli stessi migranti a voler andare altrove. Dobbiamo concederglielo. Siamo gli unici a poterlo fare con coerenza: Pd, Lega e FI hanno appoggiato il trattato che ci costringe all’accoglienza».

RAPPORTI CON ROMA

Lo Stato è un amico o un nemico per voi? Quale sarà la prima richiesta al governo centrale?

Qual è la vostra posizione sul referendum relativo all’indipendenza?

Coletti

«Il governo centrale deve essere un amico. Bisogna stabilire una collaborazione con il governo centrale e anche con l’Europa, per affrontare le sfide e le emergenze che abbiamo di fronte. Non sempre questo è vero: ultimamente le politiche scaricano a cascata sugli enti locali il peso dei tagli che hanno origine da un errore fatale che fu quello del fiscal compact. Da lì derivano una serie di tagli. Le richieste: coerentemente con questa posizione, noi chiediamo di rivedere il patto di stabilità, perché da lì discende la possibilità di fare politiche di welfare sul nostro territorio e chiediamo una maggiore autonomia delle regioni, perché negli ultimi anni ci sono state compressioni delle competenze delle regioni».

Tosi

«Il rapporto con lo Stato deve essere di leale collaborazione reciproca. Lo Stato dovrebbe trattare le Regioni in un rapporto di equità. Io sono un sindaco che qualche anno fa, nel 2011, scese in piazza con altri duemila sindaci contro il ministro Tremonti, non per il colore, difendendo la mia comunità a prescindere. Cosa chiedere: l’istituzione di zone franche. È previsto dalla normativa europea, l’Irlanda lo ha fatto, per rilanciare l’economia del Veneto. Applicare l’art 132 della Costituzione che consente di unire più regioni: Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto».

Zaia

«Noi non abbiamo nemici, nel senso che difendiamo i veneti perché l’amministratore delegato del Veneto, che è il presidente della Regione, è chiamato a difendere i veneti. Io li difendo con il governo Berlusconi, con il governo Renzi. Le prime cose da fare: fare in modo che 21 miliardi di tasse dei veneti rimangano in Veneto. Per il tema referendum: noi li portiamo avanti entrambi, quello per l’autonomia e l’indipendenza».

Morosin

«La questione si pone nel quadro del diritto di autodeterminazione, vuol dire un diritto di democrazia che il governo non riconosce più. Ma noi non consideriamo il governo né nemico né amico, ma lo consideriamo un interlocutore obbligatorio, solo che il governo si sottrae e così non si va da nessuna parte. Chiediamo che si rispetti la Costituzione, che il governo operi nel solco della costituzionalità e dei diritti inviolabili dell’uomo, tra cui c’è la libera manifestazione del pensiero. La legge sull’autodeterminazione e sull’indipendenza, approvata in Consiglio regionale, è stata impugnata. Se si interrompe il dialogo si aprono poi scenari di cui non è possibile prevedere gli sviluppi e questo mi preoccupa molto».

Moretti

«Governo ed Europa devono essere dei grandi alleati con cui trovare un dialogo e una sinergia importante. Credo che l’autonomia la si debba praticare con i fatti e non sia solo pretesto per gridare contro Roma. Purtroppo i tagli agli enti locali ci sono sempre stati, sono stati fatti da tutti i governi. La sfida vera è tagliare gli sprechi e le inefficienze. Da otto anni in Parlamento giace una proposta per l’autonomia differenziata per il Veneto, io proporrò fin da subito il tema dell’autonomia possibile, secondo l’articolo 116 della Costituzione che dà alla nostra regione le stesse prerogative di Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Tratterò sul tema del residuo fiscale. Per quanto riguarda il referendum per me i cittadini hanno sempre diritto di esprimersi».

Berti

«Qualcuno ci definisce “talebani”, ma noi siamo solo stanchi di essere presi in giro. I consiglieri M5s in Veneto si aggiungeranno ai guerrieri in Parlamento per pretendere che la nostra regione venga ascoltata. Nel frattempo si lavora per il referendum sull’autonomia come già fatto in Lombardia. Perché il M5s prima fa e poi parla».

IN CASO DI VITTORIA

Secondo quali criteri costruirete la giunta? E quale sarà il primo provvedimento che porterete in giunta?

Moretti

«La giunta futura dovrà essere composta da persone capaci, competenti e meritevoli. Al presidente tocca il compito di offrire la visione strategica, l’idea di quale Veneto costruire nei prossimi dieci anni. Poi io credo debba avere l’umiltà di circondarsi di persone più capaci e competenti di lui. Nella prima riunione di giunta metteremo subito mano al “jobs act” veneto, per il rilancio dell’occupazione e delle imprese, e a un taglio importante dei costi della politica».

Zaia

«La giunta verrà costituita da persone che sceglierò in base alla loro professionalità, non prescindendo dalla qualità degli eletti, visto che ricordo che almeno metà della giunta dev’essere costituita da consiglieri regionali. Il primo provvedimento sarà in continuità con il nostro lavoro attuale: abbiamo un piano straordinario per il lavoro che prevede risorse per oltre 700 milioni di euro già negoziate con l’Europa e su questo dobbiamo investire con decisione».

Morosin

«Per uno come me che parla di indipendenza è chiaro che subito dopo la vittoria elettorale debba partire una vera fase costituente, e già abbiamo le professionalità disponibili ad accompagnarci in questo lavoro. La prima azione sarà comunque quella di agire sul residuo fiscale, 21 miliardi di euro di risorse sottratte a questo territorio che ci devono essere restituite. Secondo impegno: tutelare il diritto di voto dei veneti sulla legge 16 che indice il referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto. Con ogni probabilità sarà bocciata, ma bisognerà ripresentarla con un testo diverso e andare comunque a votare, checché ne dica il governo.

Tosi

«La nostra giunta sarà costruita in modo da garantire la rappresentanza di tutte le province, a parte Verona che esprimerà il presidente, e con una ampia rappresentanza femminile al suo interno. Intendo comunque privilegiare i consiglieri regionali eletti invece di cercare “esterni”, anche per ragioni di costo, cercando in consiglio le competenze necessarie. Primo provvedimento: applicare il criterio contributivo ai vitalizi oggi percepiti dagli ex consiglieri regionali e a quelli che percepiranno in futuro gli attuali consiglieri».

Coletti

«Nella composizione della futura giunta, una necessità imprescindibile è quella della rigenerazione, del ricambio del personale politico, in nome delle competenze. Primo punto su cui intervenire è lo stop alla corruzione, con una moratoria degli appalti a livello regionale, la riattivazione delle commissioni d’inchiesta, il controllo delle opere realizzate o in via di realizzazione col metodo del project financing. In questi anni la corruzione ha pesato sulle tasche dei cittadini e ha rotto i legami di solidarietà nel nostro territorio. Da qui dobbiamo ripartire per cambiare.”