Chiedetelo a loro, se è valsa la pena stanziare quel fondo di rotazione, al di là degli scandali. Ad esempio a Diego, che ha avuto «un passato, anzi un trapassato e anche remoto, burrascoso», ma ora lavora per pagare i suoi errori di ex tossicodipendente. O ad Alberto, a cui sono stati riconosciuti 50 punti di invalidità, ma che coltivando l’orto ha imparato quello più importante: «Sporcarmi con la terra». Oppure a Michele, condannato a tre anni e sei mesi, un padre galeotto e una madre sparita: «Adesso sono da solo con gli animali, ma spero anche di trovare degli amici». Ecco, l’abbiamo chiesto a loro, qui alla Colonia Agricola di Vascon di Carbonera, nuovo progetto di impresa sociale inaugurato lo scorso 12 aprile grazie al prestito di 600.000 euro ottenuto dalla Regione, che col rimpinguamento del bando deciso il 22 maggio 2012 ha riammesso la cooperativa sociale Alternativa Ambiente, presieduta da Francesca Dossini, tra i beneficiari del finanziamento a tasso zero.

Nel clima di sospetto scatenato dalla scoperta delle presunte irregolarità, è bene precisare subito un paio di aspetti. Uno: Antonio Zamberlan, presidente della storica cooperativa Alternativa (percorso riabilitativo occupazionale) a cui si affianca la costola Ambiente (inserimento lavorativo postterapeutico), è capolista a Treviso per Alessandra Moretti. «Ma quando invitai qui l’allora assessore Remo Sernagiotto per illustrargli il nostro piano, di cui era entusiasta, dicevano che ero di Forza Italia», sorride Zamberlan. Due: ad oggi non risulta ancora alla Regione il collaudo della struttura. «Stiamo aspettando le ultime fatture per completare la rendicontazione, dopodiché anche quello sarà fatto», assicura Dossini, rimarcando che «i soldi della Regione sono arrivati solo il 2 gennaio, ma per fortuna noi eravamo partiti senza aspettare il ripescaggio, altrimenti adesso saremmo ancora alle prese con i preliminari». Invece eccoli già pienamente operativi, il centro cottura che sforna i pasti per i 710 frequentatori delle due coop ed il ristorantino- caffetteria che dalle 7 del mattino serve pietanze e bevande, preparate con i prodotti biologici ottenuti dalla campagna circostante. «Malgrado l’iniziale esclusione dalle erogazioni della Regione – spiega Dossini – eravamo andati avanti lo stesso, grazie a 200.000 euro anticipati dai nostri soci sovventori e al prestito di Banca Prossima».

Al momento l’apertura delle cucine e del bistrot dà lavoro a 11 addetti, di cui 2 appena assunti, entrambi disabili. «Ma presto -dovremo ingaggiarne un altro paio», annuncia Zamberlan. Di fronte alle inchieste che hanno coinvolto altre coop, quelli di Alternativa alzano le mani. «Non possiamo parlare per gli altri, ma se qualcuno vuole venire a verificare le nostre carte e la nostra struttura, siamo solo felici», dice Dossini. «Chi ha sbagliato deve pagare, perché coi soldi pubblici non si scherza », rilancia Zamberlan. La pensano così anche altri destinatari del fondo. Per esempio la cooperativa sociale I Tigli 2 di Gorgo al Monticano, che già da un anno e mezzo permette a 200 persone con disagio mentale di lavorare in una sede spaziosa e sicura, grazie a 1.250.000 euro ottenuti dalla Regione. «Proviamo dispiacere e rabbia – dice il presidente Mario Vendrame – nell’apprendere che ci sono state delle storture. Ma riteniamo che il sistema del fondo di rotazione sia buono e che le distorsioni non possano diventare un sistema a loro volta. Non è giusto che il mondo della cooperazione sociale venga screditato da qualche disonesto».

Afferma al proposito Romano Romolo, numero uno della cooperativa sociale Vita Down, che coi 2,5 milioni assegnati dalla Regione sta ultimando a San Polo di Piave l’edificazione di Casa Vittoria, un albergo in cui lavoreranno ragazzi affetti dalla trisomia 21, un po’ come accadeva nel docu-reality «Hotel 6 Stelle» su RaiTre: «Per ogni singola tranche dobbiamo fornire puntuale fattura. Giusto così, speriamo solo che questa bufera non faccia rallentare le liquidazioni, perché i nostri figli non vedono l’ora di cominciare ». Come i disabili che a Roncà, nel Veronese, grazie a 2,5 milioni potranno frequentare il Ceod della coop sociale Monscleda. «Siamo stati ripescati con la seconda assegnazione – ricorda il presidente Giovanni Battista Dal Cera – e ci fa male scoprire ora che all’epoca fummo scalzati in graduatoria da realtà che di sociale non avevano proprio niente»..