Il caso della cooperativa sociale «Ca’ della Robinia» e del centro disabili «fantasma» a Nervesa della Battaglia resta al centro dell’attenzione non soltanto delle procure di Treviso e Venezia, della guardia di finanza, della Corte dei conti e del servizio ispettivo della Regione, ma anche di alcuni consiglieri che, in vista della seduta straordinaria di oggi a Palazzo Ferro Fini, da giorni stanno «indagando » autonomamente per capire cosa sia accaduto alle pendici del Montello. Sotto la lente, in particolare, c’è adesso la differenza tra il prezzo pagato nel 2012 dalla cooperativa per l’acquisto dell’ex «Disco Palace» e quello pagato dieci anni prima dall’ex proprietario Giancarlo Baldissin, che a lungo ha tentato di rianimare il fu tempio della dance trevigiana, inutilmente: oltre un milione di euro. Soldi sborsati dalla Regione, attraverso un finanziamento da 3,4 milioni a tasso zero alla coop, Regione che paradossalmente potrebbe presto diventare il nuovo proprietario del complesso, ipotecato a garanzia del prestito di cui è già stata chiesta la restituzione. Che cosa se ne farà, difficile immaginarlo.

La vicenda, ormai, è nota: la cooperativa «Ca’ della Robinia », presieduta dall’ex forzista Bruna Milanese, ha partecipato nel 2011 ad un bando per il finanziamento di progetti sociali con contestuale recupero di immobili, ideato dall’ex assessore al Sociale Remo Sernagiotto, ora eurodeputato di Forza Italia. Nonostante fosse nata solo pochi mesi prima, la coop ottenne dalla Regione un prestito da 3,4 milioni, soldi poi utilizzati per acquistare dalla G&O Immobiliare di Baldissin l’ex Disco Palace con l’obiettivo di farne una fattoria dedicata all’inserimento dei disabili. Tre anni dopo, però, della fattoria non c’è traccia: al suo posto è nata una birreria, i cui titolari dichiarano di pagare regolare affitto alla coop. E si scopre pure che Baldissin è stato presidente di «Ca’ della Robinia» nei primissimi mesi di vita della coop ed è tutt’ora socio di Sernagiotto e dell’ex dirigente del Sociale della Regione Mario Modolo in una società immobiliare chiamata «Airone blu». Ebbene, la compravendita tra la sua G&O e Ca’ della Robinia si è chiusa il 3 luglio 2012 davanti al notaio di Mestre Alberto Gasparotti per 2 milioni 176 mila euro (2 milioni 116 mila euro per il complesso immobiliare, 60 mila euro per l’azienda «Lago turchino»). Sfogliando gli atti depositati all’ufficio del registro di Treviso, però, si scopre che il primo agosto 2002, davanti al notaio di Conegliano Giuseppe Ferretto, Baldissin acquistò l’ex Disco Palace (con l’annesso ristorante e il giardino tutt’intorno) dal signor Luigi Simonetti, nudo proprietario, e dalla signora Cesira Deoni, usufruttuaria, per molto meno: 995 mila euro (945 mila euro per il complesso immobiliare e 50 mila euro per il giardino).

Insomma, nell’arco di dieci anni, dal 2002 al 2012, nel corso dei quali il settore immobiliare ha sofferto la più grave crisi che si ricordi, la G&O Immobiliare di Baldissin è riuscita a realizzare una plusvalenza di 1 milione 181 mila euro. E questo nonostante Milanese abbia raccontato che al momento dell’acquisto da parte di Ca’ della Robinia l’ex discoteca si trovasse in pessime condizioni e la coop si sia vista costretta a spendere circa 500 mila euro per rifare completamente gli impianti, ristrutturare il ristorante e ricavare un piccolo appartamento di servizio. Il Disco Palace, d’altronde, era chiuso da anni e di fatto dal 2005 veniva aperto «a singhiozzo» solo per qualche sporadica serata a tema. «La cifra relativa all’acquisto della discoteca da parte della G&O nel 2002 è sostanzialmente corretta, anche se vanno aggiunte le tasse per cui la cifra complessiva sale a circa 1,2 milioni – precisa il legale di Baldissin, l’avvocato Massimo Benozzati –. Nel valore di vendita del 2012, però, vanno ricomprese anche tutte le migliorie via via apportate negli anni dal mio cliente: tra impianti, ristrutturazioni, arredi e il rinnovo delle licenze, la spesa cumulata supera sicuramente il prezzo finale corrisposto da Ca’ Robinia.

La discoteca, d’altra parte, era in vendita da tempo con perizie di stima tra i 3,3 e i 3,4 milioni, ma il mercato in questo momento è quello che è e Baldissin, pur di vendere, alla fine ha accettato 2,1 milioni». La prova della correttezza dell’operazione, secondo l’avvocato Benozzati, starebbe anche nella perizia poi fatta nel 2012 dall’Agenzia del territorio per l’ipoteca della Regione: 3,1 milioni. «Altro che speculazione – chiude il legale – Baldissin alla fine ci ha rimesso».