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Parto prematuro e figlio in ospedale: la mamma può ritardare il congedo obbligatorio a quando il piccolo torna a casa

Se una mamma partorisce il figlio prematuramente e il piccolo viene ricoverato, lei, se la salute glielo consente, può tornare a lavorare nel frattempo. E posticipare il godimento della maternità obbligatoria a quando il neonato entrerà in famiglia.

Lo ha chiarito la Corte Costituzionale, con la sentenza (segnalataci dalla segreteria di Uneba Veneto) con cui ha dichiarato illegittimo l’art. 16 lettera c), del decreto legislativo 151/01, cioè il Testo unico sulla tutela della maternità e della paternità.

Quell’articolo infatti vieta di far lavorare le donne nei tre mesi dopo il parto, con la sola eccezione di alcune specifiche professioni.

A portare la decisione alla Corte Costituzionale era stato il Tribunale di Palermo.

Come si spiega in questo e questo approfondimento sul tema, nella sua sentenza la Corte ha rilevato che la norma sul congedo obbligatoria serve a tutelare la salute della donna, ma anche a proteggere il rapporto tra madre e figlio.

In caso di parto prematuro, dice la Corte, il congedo obbligatorio post parto inizia con la data di ritorno a casa del piccolo.

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