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Nuove risposte per nuove disabilità – Su Avvenire il convegno Uneba di Torino

Ecco qui l’articolo pubblicato da Avvenire del 22 novembre 2018 sul convegno nazionale “Disabilità, fragilità, vulnerabilità, qualità della vita”

 

«Così stiamo accanto alle nuove disabilità»

di Luciano Moia

Cambia la disabilità ma gli enti che si occupano di assistenza non sempre riescono a sintonizzarsi al meglio con le nuove emergenze. Esistono disabilità complesse di fronte a cui anche le regioni che sono riuscite a calibrare un rapporto virtuoso tra pubblico e privato, sono ancora in ritardo. Se ne parla oggi e domani a Torino, al convegno organizzato dall’Uneba su ‘Disabilità, fragilità, vulnerabilità e qualità della vita’. Un appuntamento con 41 relazioni e 48 relatori, oltre ai delegati di circa mille enti e associazioni che fanno parte del cartello dell’assistenza.

Spiega Virginio Marchesi, docente di modelli di intervento e contesti di tutela alla facoltà di psicologia della Cattolica di Milano, che stamattina – dopo i saluti del presidente nazionale Uneba Franco Massi, del presidente di Uneba Piemonte Severino Cantamessa, di don Carmine Arice, padre generale della Piccola Casa Divina Provvidenza Cottolengo, di don Enzo Barbante, presidente Fondazione don Carlo Gnocchi e di Alessio Rocchi, direttore generale dell’Istituto Universitario Salesiano Rebaudengo – terrà la relazione introduttiva: «Il primo problema è quello di interpretare le reali esigenze delle persone disabili la cui domanda è cambiata radicalmente. C’è l’esigenza di un rispetto della soggettività per interpretare e rispondere al meglio alle diverse forme di disabilità». Quelle ben conosciute, di tipo fisico, psichico o relazionali, ma anche quelle di nuovo tipo di fronte alle quali non sempre si è in grado di offrire risposte efficaci.

Marchesi individua i nuovi bisogni in due grandi aree, quello delle ‘disabilità acquisite’ in cui rientrano quelle derivanti da incidenti, patologie post traumatiche, ictus e le ‘disabilità complesse’ che comprendono problemi come i disturbi dello spettro autistico e le malattie neuromuscolari, come le varie forme di sla. «Di fronte a questi problemi le famiglie sempre più fragili dei nostri giorni – osserva ancora l’esperto – riescono spesso a ricompattarsi ma vanno aiutate. La disabilità crea povertà. La perdita del lavoro genera fenomeni di emergenza e isolamento sociale».

La rete tradizionale dell’assistenza nasce alla fine degli anni Ottanta con problematiche molto diverse da oggi. Le associazioni dell’Uneba – la più longeva e rappresentativa organizzazione di categoria del settore sociosanitario, assistenziale ed educativo, voluta a metà degli anni Cinquanta dall’allora arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini – – cercano di rispondere a questi bisogni sia con servizi diurni sia residenziali. «Questo convegno – osserva Franco Massi, presidente Uneba – è stato pensato anche per favorire la conoscenza e la collaborazione tra i nostri enti che si occupano di disabili». Nella quotidianità degli impegni è difficile trovare spazi per allacciare nuove rapporti e, soprattutto, per dedicarsi alla formazione. «Ma – riprende Massi – il confronto è fondamentale. Sia tra noi, sia con le università. E si tratta sempre di uno scambio di reciprocità, anche per fornire agli atenei, ricchi di conoscenze teoriche, quel confronto con la quotidianità che serve alla loro e alla nostra crescita».

Domani, nella seconda giornata del convegno sulla disabilità, l’Uneba lancerà l’Università del terzo settore, una collaborazione tra enti e università che hanno dimostrato sensibilità verso i temi sociali. Tra gli atenei che hanno aderito al progetto l’Istituto universitario salesiano Torino Rebaudengo, la Cattolica di Milano, la Sant’Anna di Pisa, la San Giovanni Bosco di Firenze e altre ancora.

«La riflessione teorica è fondamentale – conclude il presidente Uneba – come è importante far chiarezza nella confusione portata dalla riforma del terzo settore e dai decreti attuativi collegati. Il terzo settore per tradizione è quello che per secoli ha operato per dare sollievo agli ultimi, ai poveri, ai malati, ai disabili. Ora si sono aggiunte tante altre realtà, tutte bellissime, ma che sono un’altra cosa rispetto a chi si occupa di assistenza».

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