La partecipazione al convegno “Oltre le Rsa” organizzato a Firenze dalla Fondazione Turati venerdì 2 luglio è stata per il presidente Uneba Franco Massi di ribadire, ancora una volta, le forti convinzioni di Uneba su quanto accaduto nella pandemia e, soprattutto, su come dare agli anziani fragili i servizi di cui hanno bisogno.
All’inizio del suo intervento (che trovate qui verso le 5 ore e 28 minuti dall’inizio) Massi si è però anche permesso una stoccatina al titolo del convegno. Perché chiamarlo “Oltre le Rsa”? Casomai “Oltre alle Rsa”!, ha detto.

Perchè le Rsa ci sono e ci devono essere. Ma “Oltre alle Rsa”, e alle Rsa che si rinnovano, servono tutti gli altri servizi.

 

Tanti servizi offerti da un solo ente
“Le Rsa – ha detto Massi al convegno di Firenze -. se vogliono avere un futuro devono diventare sempre più centri multiservizi. In esse c’è una tradizione radicata di decenni, se non secoli di assistenza: questo è un patrimonio di valori e di esperienza da non dimenticare. Ma da lì bisogna partire per ampliare l’offerta con altri servizi: Rsa aperta, centri diurni, assistenza domiciliare…
Non ci deve essere contrapposizione tra questi: tutti i servizi sono parte di una rete, sono complementari”.
Di cosa hanno bisogno gli anziani? Ecco: diamoglielo
“E’ necessario partire dai bisogni delle persone per offrire risposte. E invece, anche nel nostro mondo, talvolta ha prevalso l’offerta dei servizi rispetto alla domanda”
Stop agli attacchi alle Rsa
“E’ vero che durante la pandemia nelle Rsa ci sono stati molti decessi, ma è perché qui vivevano molte persone fragili. Ma almeno in Rsa hanno avuto assistenza. Quanti, invece, a domicilio sono mancati senza neanche ricevere la telefonata dei medici?”. Massi ha anche ricordato ancora una volta come nei primi mesi della pandemia le strutture sociosanitarie sono state dimenticate e trascurate dai governi nazionale e regionali.

BLANDI A MONS.PAGLIA: NOI DELLE RSA PRONTI A COLLABORARE, MA ANCORA FERITI E SBALORDITI DA CERTE ACCUSE

Nel suo saluto conclusivo, Andrea Blandi, presidente di Uneba Toscana, che come preside della Scuola Superiore di Scienze dell’educazione San Giovanni Bosco era tra i coorganizzatori del convegno,si è rivolto direttamente a  mons.Vincenzo Paglia, presidente della Commissione per la riforma dell’assistenza agli anziani, con lui sul palco. “La ringraziamo per l’impegno della sua Commissione, anche se su tutta una serie di cose non eravamo per niente d’accordo”, ha detto Blandi. Ma soprattutto ha chiesto a mons.Paglia un esplicito chiarimento in merito ai radicali attacchi alle Rsa pubblicati dai mass media e riferiti alla sua Commissione. “Siamo rimasti sbalorditi (da certe affermazioni) e le chiedo di correggerle” (…) “Sentirci dire ‘sono stati chiusi i manicomi e non sono state chiuse le Rsa’ ci ha proprio sconvolto” (…) “Lei me l’ha chiarito (il reale senso delle sue parole) e abbiamo avuto modo di discuterne, ma mi farebbe piacere, proprio per questo desiderio di collaborare (…) ci sono aspetti di comunicazione che ci hanno ferito molto”.

Lo ripetono anche gli esperti: per gli anziani serve un continuum di assistenza

“Le relazioni iniziali di tre esperti – si legge nel comunicato ufficiale del convegno – il professor Vincenzo Maria Saraceni (presidente del Comitato scientifico della Turati e docente universitario), la professoressa Franca Maino dell’Università statale di Milano e il professor Luca Gori della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, hanno evidenziato come il sistema della cura delle persone anziane in Italia sia fortemente squilibrato. Siamo in Europa uno degli ultimi Paesi per quanto riguarda l’assistenza domiciliare e anche per quanto attiene ai posti residenziali in strutture per le persone più fragili e i malati cronici. Da qui la necessità, non più procrastinabile, di rivedere l’intero sistema organizzandolo secondo un continuum assistenziale che parta dalla presa in carico, a casa, della persona anziana bisognosa di assistenza, dal potenziamento dei centri diurni e degli alloggi protetti fino al ricovero in Rsa quando le condizioni sociali e/o sanitarie lo rendano indispensabile”.