Domenica 6 febbraio è la 44° Giornata nazionale della Vita. “Custodire ogni vita”, il tema del Messaggio della Conferenza Episcopale Italiana

“Sin dai primi giorni della pandemia – è un passaggio del messaggio –  moltissime persone si sono impegnate a custodire ogni vita, sia nell’esercizio della professione, sia nelle diverse espressioni del volontariato, sia nelle forme semplici del vicinato solidale. Alcuni hanno pagato un prezzo molto alto per la loro generosa dedizione. A tutti va la nostra gratitudine e il nostro incoraggiamento: sono loro la parte migliore della Chiesa e del Paese; a loro è legata la speranza di una ripartenza che ci renda davvero migliori”.

“La risposta che ogni vita fragile silenziosamente sollecita – è un altro passaggio del messaggio – è quella della custodia. Come comunità cristiana facciamo continuamente l’esperienza che quando una persona è accolta, accompagnata, sostenuta, incoraggiata, ogni problema può essere superato o comunque fronteggiato con coraggio e speranza.
“Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato! La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. (…) È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore (…) ” (Papa Francesco, Omelia, 19 marzo 2013).

Le persone, le famiglie, le comunità e le istituzioni non si sottraggano a questo compito, imboccando ipocrite scorciatoie, ma si impegnino sempre più seriamente a custodire ogni vita. Potremo così affermare che la lezione della pandemia non sarà andata sprecata”.

Sullo stesso tema condividiamo con i lettori di www.uneba.org la riflessione di Francesco Chiodaroli, direttore generale della Fondazione Danelli e presidente di Uneba Lodi.

“La Chiesa ci invita ad essere custodi della vita, in particolare di quella fragile.
E’ quello che facciamo da sempre nei nostri servizi per la disabilità, affiancandoci a tante mamme e papà, testimoni ed eroi luminosi di questa custodia.
Mi piace però invertire l’equazione.
Io penso davvero che siano le persone fragili a dover custodire il senso della vita di chi pensa di essere forte, potente e pertanto di non dover dipendere da nessuno.
Quello che mi hanno insegnato le persone con disabilità, che ho la fortuna di frequentare, è proprio che è nel riconoscere di dipendere gli uni dagli altri, in termini di custodia reciproca e di legami di affetto, il senso di una vita felice”.