La Chiesa italiana dice un grande grazie anche a voi, donne e uomini che lavorate negli enti Uneba.

In occasione della Giornata del Malato di venerdì 11 febbraio, l’Ufficio nazionale per la Pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana ha diffuso una “Lettera ai Curanti”, cioè a chi cura  e si prende cura. La firma il direttore dell’Ufficio don Massimo Angelelli, ed inizia così:

“La gratitudine e la riconoscenza, il rispetto e la stima sono solo alcuni dei sentimenti che vogliamo esprimere a voi Curanti che da sempre, e negli ultimi tempi in modo decisamente più intenso, vi prendete cura dei malati e dei sofferenti. Ciò che abbiamo vissuto negli ultimi due anni, e continuiamo a vivere, vi vede impegnati fino all’estremo delle vostre risorse”

La Pastorale per la salute ha inviato la lettera ad Uneba nazionale perche’ la condivida con i lavoratori e le lavoratrici. “Auspichiamo che per mezzo Vostro- è il messaggio che abbiamo ricevuto- il nostro grazie possa giungere direttamente a ciascun professionista che a voi fa riferimento.”

Ecco altri passaggi della lettera dell’Ufficio della Pastorale della salute. (I titoletti li abbiamo messi noi)

Testo integrale della Lettera ai Curanti per la Giornata del Malato 2022

Le vostre preoccupazioni

“La pazienza, non passiva, ma capace di rispondere alle domande della vita, è oggi chiesta non solo al curato ma anche al curante. Fratelli tutti di fronte ad un’inedita malattia globale.
Ogni professionista sanitario è una persona chiamata a riconoscere i propri limiti e fragilità fisiche, psichiche e spirituali. Ogni operatore vive le preoccupazioni per la salute non solo di sé stesso, ma anche dei suoi affetti, della sua famiglia e di chi si è affidato alle sue cure. La quotidiana vicinanza con il dolore, con la domanda di senso che emerge nella malattia, assorbe molte energie sul piano umano”.

Un pensiero ai vostri famigliari

“E’sempre più apprezzabile quell’atteggiamento di cura che non disgiunge mai l’aspetto  umano da quello sanitario, anzi, che cura il corpo e rincuora lo spirito, in una vicinanza empatica che illumina le giornate della persona malata.
La nostra riconoscenza e la nostra preghiera si estendono allora a coloro che a casa vi attendono, vi sostengono e con voi condividono le fatiche quotidiane.

Servono più posti nelle università

“Ancor di più, a nostro avviso, sarebbe opportuno investire in una rinnovata attenzione alle condizioni sociali ed economiche in cui voi, i nostri Curanti, operate; così come merita una seria riflessione il ripensamento della programmazione del numero di coloro che possono accedere ai percorsi formativi accademici. Il Paese ha bisogno di più professionisti della salute che vedano riconosciuto il loro ruolo e siano messi nelle condizioni di operare al meglio, per garantire una stabile sostenibilità del sistema universalistico di cura”.

La vera presa in carico

“La speranza cambia lo sguardo: non si vede più la frammentazione della persona del paziente, talvolta ridotto a codice sanitario, non si vede più soltanto la patologia o l’organo malato.
La speranza trasforma lo sguardo e permette di accogliere la persona come una totalità unificata. Quando si incontrano due persone, il curante e il curato, nasce la vera presa in carico.
Il paradosso della cura è che il paziente diventa strumento di realizzazione umana, non solo
professionale, e di esperienza di grazia per il Curante”.