L’Agenzia per le Onlus, con questo atto di indirizzo di giovedì 24 marzo, ha dato via libera alle partecipazioni nelle imprese sociali da parte di Onlus.

L’Agenzia delle Entrate continua a vedere come elusiva la partecipazione delle Onlus a società di capitali. Con la risoluzione 83 del 2005, l’Agenzia delle Entrate ha ammesso per le Onlus la possibilità di detenere partecipazioni in società di capitali, ma solo a condizione che il possesso si limiti a una “gestione statico-conservativa del patrimonio, finalizzata al conseguimento di utili da destinare al raggiungimento degli scopi istituzionali”. Lo stesso concetto è stato riconfermato con la circolare 59 del 2007, secondo cui “risulta inconciliabile con la natura di Onlus un rilevante potere di gestione nella società partecipata, tale che l’attività di quest’ultima possa considerarsi ad essa sostanzialmente riferibile”. Nell’ipotesi di partecipazioni finalizzate al coordinamento e direzione della società partecipata, vi è il divieto assoluto senza eccezioni, perché in tal modo si potrebbe eludere la legge istitutiva delle Onlus.

Non è una faccenda di poco conto, se pensiamo a tutte quelle organizzazioni di volontariato sanitario o di assistenza sociale che, accanto all’impegno gratuito, hanno la necessità di organizzare anche con professionalità i propri servizi.

L’Agenzia per le Onlus, con coraggio, apre ora uno spiraglio, considerando ammissibile la partecipazione, anche di controllo, delle Onlus in imprese sociali. Secondo l’Agenzia l’impresa sociale ex l.155/2006, già soggetta a vincoli precisi in ordine al settore di attività, allo scopo non lucrativo, al divieto di distribuire utili e di devolvere il patrimonio in caso di scioglimento, è di per sé una garanzia anti elusione. Per tale motivo, pur ammettendo la potenziale elusività delle partecipazioni in società di capitali argomentata dall’Agenzia delle Entrate, l’Authority del non profit considera l’impresa sociale, oggetto della l.155/2006 un caso a parte e ben specifico rispetto al mondo delle società di capitali.

L’atto di indirizzo non chiude sicuramente la partita, ma, assieme all’approvazione del Decreto delega di riforma del Libro primo del Codice Civile, segna un ulteriore passo avanti del processo di rinnovamento della disciplina del non profit.

Donatello Ferrari