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Don Angelelli agli enti del non profit assistenziale: bisogna convergere per un obbiettivo comune, e conservare la profezia

“Siamo ancora capaci di essere utili e di saper leggere i bisogni della società? Siamo radicati o reclusi nella nostra storia?”
Sono le domande che ha posto agli enti Uneba don Massimo Angelelli, Direttore Ufficio Nazionale Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana, nel suo intervento – “Missione e modelli di cooperazione e di coesione delle strutture socio-sanitarie d’ispirazione cristiana” al convegno Uneba di Rimini “L’invecchiamento: sfide e opportunità per la società di domani”.

“Se non sappiamo leggere i bisogni, perdiamo l’elemento che caratterizza l’opera socioassistenziale cristiana: la profezia. La capacità di scuotere la società facendo quello che gli altri non fanno”.

“Le opere socioassistenziali della Chiesa in Italia – ha detto don Angelelli rivolgendosi con passione agli enti Uneba in platea- sono necessarie: lo Stato non potrebbe fare a meno di noi. La nostra presenza è molto più significativa di quanto voi ne abbiate contezza.
Ma se noi enti restiamo da soli, saremo spolpati da un privato profit sempre più aggressivo: dobbiamo invece conoscerci, stimarci, provare a fare delle cose insieme. In una parola: convergere. Non perdere la nostra identità, non modificare le strategie, ma porci un’obbiettivo comune. E’ una sfida enorme, ma è da qui che si vede che stiamo parlando tutti dello stesso Gesù Cristo e dello stesso Vangelo”.

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