Da spazio a tante voci e realtà di Uneba e del non profit che si prende cura degli anziani più fragili “Anziani,  tutta un’altra vita” , numero di dicembre 2022 di Vita dedicato alle difficoltà e alle prospettive dei servizi per gli anziani fragili, e alla riforma della non autosufficienza che ha avviato il suo iter.

L’associato Uneba Veneto Fondazione Opera Immacolata Concezione, attraverso un’intervista al presidente Andrea Cavagnis e al direttore generale, e vicepresidente Uneba, Fabio Toso, spiega come i suoi servizi agli anziani operano nella logica di costruire coesione sociale. “L’anziano – spiega Cavagnis- è una risorsa che può esplicare  le sue capacità se inserito in un contesto sociale adeguato, se ha la possibilità di vivere una sua progettualità, gli permettiamo cioè di avere scopo di vita nella relazione con gli altri, non ci limitiamo a erogare un servizio di accudimento”.

“La Rsa non può più essere l’unica risposta”, è il tema dell’intervento di Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia. Il futuro è in nuovo modello di assistenza integrata. “Occorre definire – scrive Degani- nuovi servizi a completamento dell’offerta del sistema di cura e assistenza in modo da garantire continuità tra le cure ‘informali’ delle famiglie e le cure offerte nelle residenze sanitarie assistenziali, fornendo una risposta completa ed equilibrata alle diverse esigenze della popolazione anziana”.

“Unificare il percorso per semplificare l’accesso” è l’intervento di Fabrizio Giunco di Fondazione Don Gnocchi [Uneba Lombardia), che presenta le novità in materia portate dalla riforma della non autosufficienza che il Parlamento esaminerà nel 2023.

Virginio Brivio, coordinatore della commissione PNRR di Uneba Lombardia, indica tre risposte alla grave carenza di personale, destinata ad aggravarsi ulteriormente con i nuovi servizi che la riforma prevede. Anzitutto, spiega Brivio, “Una revisione dei profili professionali degli operatori che lavoreranno sul territorio attraverso una riforma che coinvolga le università e gli enti di formazione”. Secondo: riconoscere la specificità del lavoro domiciliare. Infine, occorre una significativa campagna di promozione sulla “bellezza” del lavoro sociale

Sul tema della residenzialità leggera interviene Marco Predozzi della cooperativa Il Melo, associata Uneba Varese: “Una quota di risorse (della Riforma) – indica Predozzi –  devono essere dedicate alla sperimentazione di nuovi modelli di residenzialità leggera e di residenzialità assistita anche
importante, come per le persone con Alzheimer, con l’obiettivo esplicito di creare modelli replicabili, che significa anche con rette di mercato”.

Paolo Pigni, direttore generale di Fondazione Sacra Famiglia, mette il dito nella piaga: per la riforma servono risorse. Nel campo della non
autosufficienza, infatti, qualunque azione di miglioramento dell’offerta — che sia o meno già indicata — richiede nuovi finanziamenti, ma il
Ddl non li ha sinora previsti».

Tra le buone pratiche presentate da Vita, vari esempi Uneba: il Villaggio Alzheimer di Il Melo, il centro diurno integrato Villa Sormani di Sacra Famiglia, l’idea di Fondazione Casa Cardinale Maffi di non chiamare gli anziani “ospiti” ma “fratelli preziosi”…