Nella sua ultima giornata di lavoro il congresso nazionale Uneba ha ospitato Lorena Rambaudi, assessore alle politiche sociali della Regione Liguria  ma anche coordinatrice degli assessori alle politiche sociali di tutte le Regioni e quindi referente nel rapporto con lo Stato.

“Se aspettiamo di avere le risorse per garantire i livelli di assistenza sociale, chissà quante generazioni passeranno. Vogliamo invece iniziare affermando culturalmente questa idea di livelli. Stabilire, se non i livelli, almeno gli obbiettivi di servizio da garantire a tutti i cittadini. Cominciamo almeno a garantire quello che già facciamo”.

“Alla base c’è anche un problema culturale: si pensa in termini di azioni e prestazioni, o in termini di presa in carico? Sono i servizi che si devono integrare per il bene della persona, non la persona che va a cercare tra i servizi i pezzetti delle prestazioni di cui ha bisogno”.

“Se la sanità avesse un metodo di lavoro più simile a quello del sociale, riuscirebbe senz’altro a fare meglio con meno risorse”.

Rambaudi e il presidente Uneba Maurizio Giordano si sono trovati d’accordo sulla necessità di una misura di contrasto alla povertà (tipo “reddito di cittadinanza”). “Se ci fosse, come c’è nel resto d’Europa, i Comuni potrebbero dedicarsi ad altre progettualità”, ha detto Rambaudi. “Da tempo Uneba denuncia l’assenza di uno strumento di lotta alla povertà e all’esclusione sociale”, ha ribadito Giordano.

L’assessore Rambaudi ha anche evidenziato, come già denunciato da Uneba, l’incongruenza di servizi alla persona che variano a seconda del Comune di residenza.

Il presidente Giordano ha terminato rivolgendo un appello all’assessore Rambaudi: “Noi del Terzo Settore dobbiamo smettere di piangere e iniziare a metterci in discussione, ma voi del settore pubblico dovete accettare un vero confronto”.