Volete escludere il Terzo Settore dal Sistema Sociosanitario?
Volete rinunciare al patrimonio di esperienze e di competenze di chi oggi rappresenta la parte maggioritaria dei posti letto per i più fragili?
Volete ignorare il modello dell’amministrazione condivisa con il Terzo Settore, con coprogrammazione e coprogettazione, previsti dal Codice del Terzo Settore?
Sono le domande che pone alla politica il Documento Uneba, Aris, Anffas sulla concorrenza nel sociosanitario.
Le associazioni esprimono la loro preoccupazione per l’attuale quadro normativo.
Dopo il rinvio dell’entrata in vigore della normativa sulla concorrenza previsto dalla legge 193 del 2024, il “Decreto PNRR 2026″, convertito dalla legge 20 aprile 2026 n°50 ha ribadito la previsione del ricorso a procedure ad evidenza pubblica, seppur temperata da una clausola di salvaguardia dei livelli occupazionali e della continuità assistenziale.
Uneba, Anffas e Aris ribadiscono, con precisi riferimenti normativi, che l’introduzione della concorrenza nel sociosanitario non è un obbligo di legge.
Inoltre, argomentano,”a nuova assistenza territoriale non può essere lasciata alle sole logiche del mercato sanitario esociosanitario nella concorrenza tra enti erogatori accreditati, ma richiede che i servizi siano conseguenti a un’attività di programmazione e integrazione operata dal pubblico secondo il modello dell’Amministrazione condivisa con il terzo settore”
Cosa succederebbe con l’entrata in vigore di meccanismi di concorrenza?
“Si creerebbero di fatto di monopoli da parte di grandi gruppi, avvantaggiati dai meccanismi di gara, con il rischio dell’impoverimento del sistema prevalendo logiche di profitto sulla qualità dei servizi, estromettendo del tutto gli enti del terzo settore dal sistema, con inestimabile perdita delle esperienze e dei servizi sul territorio che stanno contribuendo a realizzare quel welfare comunitario e generativo che deve essere assunto a obiettivo anche della nuova assistenza territoriale.
La specificità dei servizi socio sanitari e degli enti del terzo settore deve pertanto essere preservata, anzitutto richiamando e facendo salva per essi la coprogrammazione e la coprogettazione ex articolo 55 del Dlgs 117/17, e prevedendo una loro valorizzazione laddove, con i loro servizi, contribuiscono alla realizzazione delle reti territoriali di assistenza, secondo la programmazione e le progettazioni locali”.
