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Che cosa riceve e che cosa impara chi si dedica a una persona con grave disabilita’

Dalle persone con disabilità si riceve più di quel che si dà: è una frase che si sente ripetere spesso, ma sempre detta con il cuore, da chi si dedica a loro professionalmente o per volontariato.

Ma che cosa, davvero, si riceve?

Ne ha parlato fratel Ernesto Gada del Cottolengo di Mappano nel suo intervento “La persona con grave disabilità agente di umanizzazione: luoghi biunivoci della relazione di cura nella complessità degli interventi assistenziali” nell’ambito del convegno “Disabilità, fragilità, vulnerabilità, qualità della vita” di Uneba con SED e IUSTO 

Che cosa dà, che cosa fa la persona con disabilità? Ecco alcune delle risposte di Gada

  1. fa emergere la connessione vista/cuore/intelletto: chi la ascolta riesce a mettere assieme cuore con capacità razionale
  2. permette a chi si dedica a lei di sviluppare l’empatia: ad esempio la capacità di riconoscere il dolore nella persona in base a una mimica, una ruga anche se non direttamente manifestato
  3. aiuta chi la cura a diventare sempre più bravo a curarlo
  4. stimola la ricerca di senso del limite: ci pone di fronte al senso degli eventi, e ci obbliga a dare una risposta
  5. spinge al confronto con la modalità con cui la società si fa carico delle persone fragili
  6. stimola a prendere iniziative a favore della disabilità

Ed è proprio se viene riconosciuto il loro valore umanizzante che le persone con disabilità vengono valorizzate.

“La persona con disabilità – scrive Gada – riceve dal caregiver azioni rispondenti ai suoi bisogni, da una cura a impronta olistica, il caregiver dalle controreazioni ha l’opportunità di ricevere modifiche al suo essere umano oltreché professionale. In questo senso la relazione bidirezionale e olistica tra caregiver e la persona con grave disabilità diventa umanizzante per entrambi”.

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