“Proporre l’assistenza domiciliare come cardine e soluzione di tutti i problemi dell’assistenza è assolutamente fuorviante oltre che illusorio: non è un problema di costi o di umanizzazione delle cure, ma di appropriatezza e congruità degli interventi (…) Esistono soluzioni adeguate ad ogni esigenza assistenziale e non è possibile confondere e prospettare come alternativi sistemi che invece sono complementari e pertanto destinati a utenti diversi o a  fasi diverse del percorso di progressiva limitazione dell’autosufficienza”.
No alle banalizzazioni  e no alle demonizzazioni delle Rsa: questo il senso della decisa presa di posizione di Uneba e delle altre maggiori associazioni di categoria del settore sociosanitario: Aris, Anaste, Ansdipp, Agespi. Hanno mandato un appello congiunto al presidente del consiglio Mario Draghi.

Lettera al presidente del consiglio Mario Draghi di Uneba, Aris. Anaste, Ansdipp, Agespi

Riteniamo “doveroso rivolgerle un pressante appello  – scrivono le associazioni al presidente del consiglio  – affinchè sia ripristinata la realtà dei fatti  e sia riconosciuto l’enorme sforzo sopportato dalle strutture territoriali di assistenza agli anziani nel corso della pandemia da Sars-Cov2″.
Dopo i mesi della fatica – quelli in cui la priorità veniva data agli ospedali anzichè alle strutture sociosanitarie- “oggi le RSA, dopo la esecuzione di vaccinazioni ad ospiti e ad operatori, e con le rigorose misure di prevenzione e controllo della diffusione dell’infezione poste in atto, sono in realtà il luogo più sicuro dove un anziano può trascorrere il suo tempo”.
Le Rsa sono fondamentali, oggi e domani, e le Rsa sono sicure. Ma i posti letto sono ancora troppo pochi rispetto ad altri paesi europei.
Da qui l’appello di Uneba e delle altre associazioni, che leggete qui sotto.
“Le chiediamo pertanto, stante la drammatica carenza di posti residenziali per l’assistenza di lungo termine agli anziani nella gran parte delle regioni italiane, specie del Sud, di voler valutare con grande attenzione le necessità e le potenzialità di questo settore, anche alla luce dei possibili sviluppi occupazionali, all’interno delle iniziative del Recovery plan“.