COMUNICATO STAMPA UNEBA NAZIONALE
“NON LASCIATE LE CASE DI RIPOSO SENZA OPERATORI INFERMIERI E MEDICI: SONO ANCHE LORO EROI DEL SERVIZIO AI CITTADINI”

L’associazione di categoria Uneba ribadisce: le strutture sociosanitarie sono un pilastro del Sistema Sanitario Nazionale, e della risposta al Covid 19

ROMA, 11 APRILE, SABATO SANTO – “Le strutture per anziani sono parte del Servizio Sanitario Nazionale tanto quanto gli ospedali e i medici di medicina generale.
Se medici, infermieri e operatori sociosanitari degli ospedali sono eroi – e certamente molti di loro stanno dando splendida prova di sé– nella gestione dell’epidemia di Covid19, altrettanto eroi sono medici, infermieri e operatori sociosanitari, e con loro tutti gli altri professionisti, che stanno lavorando nelle strutture e nei servizi sociosanitari per anziani, persone con disabilità, minori fragili, sofferenti psichici. Come pure quanti lavorano nei servizi territoriali, ed i medici di medicina generale”.

Così, attraverso il presidente nazionale Franco Massi, interviene Uneba (www.uneba.it) la più rappresentativa organizzazione di categoria del settore sociosanitario e assistenziale, con oltre 1000 enti associati in tutta Italia.

LUOGHI DI CURA, NON LAZZARETTI! A fronte a chi svilisce il ruolo delle strutture o vi getta contro accuse senza ascoltare repliche, Uneba sottolinea l’importanza e il valore del lavoro di chi vi opera, e ne ribadisce la missione. “Siamo luoghi di cura, luoghi di accoglienza per i più fragili delle comunità, e di fondamentale sostegno per le loro famiglie. Il nostro è a tutti gli effetti un servizio pubblico, strettamente normato dalla legge, e portato avanti in tutta Italia anzitutto-.
Siamo servizio pubblico, e infatti non abbiamo certo chiuso durante l’epidemia. Le strutture hanno continuato a dedicarsi ai più fragili malgrado le difficoltà: ce ne sono state tanto nella fornitura dei tamponi; quanto dei dispositivi di protezione, distribuiti quasi solo agli ospedali; quanto infine nell’attenzione generale verso le persone dei ricoverati o degli assistiti, degli operatori, delle famiglie”.

“Se crolla il sistema delle strutture per anziani e persone fragili, crolla un pilastro del Sistema Sanitario”.

REGIONE E MINISTERO, MANDATECI OPERATORI E INFERMIERI – “Non potremo continuare se resteremo senza i nostri ‘eroi’: il personale. Abbiamo personale che è temporaneamente a casa, perché malato o perché é stato a contatto con chi è malato; abbiamo poi personale che proprio in queste settimane è passato a lavorare nel settore pubblico.
Con meno personale, diminuiscono giocoforza la qualità e la quantità del servizio ai più fragili, proprio ora che il bisogno è maggiore.
A nome dei nostri anziani, quindi, chiediamo aiuto al Ministero della Salute e alle Regioni: mettano a disposizione delle strutture sociosanitarie personale delle Ulss- oss, asa, infermieri…-, o ci diano i nominativi di chi è nelle loro graduatorie, per poterlo immediatamente assumere.
Chiediamo inoltre piene garanzie per la fornitura dei farmaci necessari alle persone assistite nelle strutture”.

PERCHE’ TANTO FANGO?
“Quello che invece vorremmo vedere cessare è il bombardamento mediatico degli ultimi dieci giorni.
Ci inchiniamo in rispettoso silenzio di fronte al dolore dei famigliari che hanno visto la sofferenza dei propri cari, ma non accettiamo dai mezzi di comunicazione questo continuo attacco, lontano da una obbiettiva considerazione dei fatti, alle strutture per anziani e persone con disabilità e al personale che vi opera.
Strutture e personale hanno operato con passione, professionalità e dedizione in una situazione di emergenza, aggravata dalla carenza di dispositivi di protezione individuale, pressochè introvabili sul mercato, dalla disattenzione delle istituzioni, da disposizioni delle autorità sanitarie nazionali e regionali talvolta scarse e talvolta contradditorie.
Inoltre va sottolineato che in alcuni contesti drammaticamente in difficoltà il nostro servizio sociosanitario è stato chiamato a svolgere funzioni fondamentali di supporto al sistema ospedaliero, che altrimenti sarebbe andato in sofferenza ancora maggiore. Funzioni che pur nelle fatiche, e pur senza giusto riconoscimento, abbiamo portato avanti; in coerenza con i nostri valori, e con il nostro ruolo di servizio pubblico”.