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Alzheimer: terapia farmacologica, Reality Orientation Therapy, Procedural Memory Training

Ecco le slide e la sintesi dell’intervento “Le malattie evolutive: le demenze” di Gianluca Giardini di Fondazione Sacra Famiglia al convegno Uneba “L’invecchiamento: sfide e opportunità per la società di domani” di Rimini

Demenze: prevenzione, riabilitazione. assistenza from tommaso bisagno

LE MALATTIE EVOLUTIVE: LE DEMENZE

I numeri delle demenze – L’Italia è uno tra i paesi più longevi al mondo, infatti gli anziani in Italia rappresentano il 22.6% della popolazione e gli ultraottantenni sono il 7%.
Nel 2030 gli ultrasessantacinquenni rappresenteranno il 26.5% della popolazione.
Nel 2017 in Italia l’attesa di vita alla nascita è pari a 84.9 anni per le donne e a 80.6 anni per gli uomini.
L’invecchiamento rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo della demenza.

Degenerative, vascolari e miste – Semplificando possiamo suddividere le demenze in tre gruppi: degenerative, vascolari e miste.
Le demenze degenerative più frequenti sono la malattia di Alzheimer, la demenza a corpi di Lewy, la demenza frontotemporale e recentemente si è aggiunta la demenza Late.
Le demenze vascolari possono essere suddivise in oltre 10 sottotipi.

La perdita di funzioni cognitive  –Tutte le demenze sono caratterizzate da perdita di funzioni cognitive condizionanti una perdita di autonomia e quasi sempre sono presenti disturbi del comportamento.
Le funzioni cognitive compromesse sono la memoria, l’attenzione, la capacità d’astrazione, il linguaggio, la prassia, la gnosia, l’orientamento temporale e spaziale, la capacità di calcolo, ecc.
Inizialmente vengono perdute le autonomie nelle attività strumentali della vita quotidiana (uso del telefono, capacità di gestire il denaro, cucinare, tenere in ordine la casa, fare il bucato, guidare, utilizzare i mezzi pubblici, assumere la terapia), poi vengono compromesse anche le autonomie nella attività di base della vita quotidiana, quali mangiare, lavarsi, andare in bagno, alzarsi dal letto e/o dalla poltrona, continenza urinaria e fecale, ecc.

I disturbi del comportamento rappresentano la principale causa di stress del care-giver e conseguentemente la prima causa di ricovero presso le strutture residenziali dei soggetti affetti da demenza.
I disturbi comportamentali variano da soggetto a soggetto, ma a scopo didattico possiamo suddividere i disturbi del comportamento in floridi e negativi.
Nella fase iniziale di demenza prevalgono, generalmente, i disturbi negativi, quali apatia, depressione, iporessia, ipersonnia, ecc.
Con il progredire della malattia tendono a comparire i disturbi floridi, quali allucinazioni, deliri, irritabilità, aggressività, agitazione psicomotoria, ansia, affaccendamento, wandering, insonnia, ecc.

La terapia farmacologica e non farmacologica ha plurimi obiettivi: rallentare la perdita delle funzioni cognitive, la perdita dell’autonomia personale del soggetto e controllare i disturbi comportamentali.
Attualmente le terapie presenti, però, risultano scarsamente efficaci in ogni ambito.
Per le funzioni cognitive, nella malattia di Alzheimer, vengono comunemente prescritti gli inibitori della acetilcolinaesterasi e/o la memantina.
Al fine di controllare le alterazioni comportamentali i farmaci prescritti variano nelle diverse fasi di malattia; per alleviare i disturbi negativi generalmente sono gli antidepressivi riconducibili alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) o alla classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI).
Per controllare i disturbi floridi sono frequentemente prescritti, off-label, degli antipsicotici tipici o atipici.
Per l’insonnia sono spesso prescritti farmaci quali benzodiazepine e/o trazodone.
La terapia non farmacologica riveste un ruolo fondamentale nella cura dei soggetti affetta da demenza.
Le terapie più note sono la reality orientation therapy (ROT), la reminiscenza, la rimotivazione, il training e la validation therapy.
Altro aspetto fondamentale è rivestito dall’ambiente di vita e dalle capacità relazionali di chi si prende cura della persona affetta da demenza.
Esistono vari approcci protesici di cui certamente il più famoso è il gentlecare.

Gianluca Giardini – Fondazione Sacra Famiglia

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