Abbiamo ricevuto e molto volentieri pubblichiamo questa testimonianza del famigliare di un’ospite di una Rsa, che ha seguito il convegno di Firenze sul futuro dell’assistenza agli anziani “Oltre la Rsa”, cui ha partecipato anche Uneba

Il recente dibattito intorno alla riforma delle RSA voluto dal ministro Roberto Speranza e dalla commissione presieduta da mons. Vincenzo Paglia, sta proponendo all’opinione pubblica italiana il
tema delicato e per certi versi drammatico delle Case Famiglia e di Riposo che ospitano migliaia di  anziani soli e fragili. In questo contesto vorrei portare la mia testimonianza diretta di come io e la mia famiglia abbiamo vissuto e stiamo vivendo l’esperienza delle RSA con la mia mamma di 91 anni affetta da pluri patologie fisiche e da demenza senile.

Dopo anni di domiciliarità con badanti più o meno improvvisate, dopo innumerevoli ricoveri ospedalieri dovuti a cadute, farmaci sbagliati, incompatibilità caratteriali e altre delicate vicende non facili da narrare, nel maggio del 2015 anche su consiglio di medici e specialisti, quando la mamma non riusciva più a mangiare, bere e camminare, siamo stati costretti a ricoverarla presso una Casa Famiglia RSA . Dopo i primi tempi, oggettivamente difficili di ambientamento e adattamento alla nuova situazione che si era creata, la mamma ha riniziato a camminare con l’ausilio di un girello, grazie soprattutto all’aiuto di una costante e incisiva fisioterapia medica. Il corretto dosaggio e utilizzo dei farmaci che non sempre risultava scrupoloso nel domicilio con le varie badanti, nonché una  ritrovata vita sociale con gli altri ospiti della struttura, portava lentamente ma costantemente ad un maggiore equilibrio psichico e fisico della mamma. Il sabato era il giorno del mercato, della
passeggiata, della parrucchiera, del pranzo al ristorante.

Purtroppo tutte queste belle attività che potevamo fare nel fine settimana con il covid si sono bruscamente interrotte. La mia esperienza di RSA mi porta a scrivere che il rivolgersi ad una struttura specializzata è l’ultimo passo di innumerevoli e svariati tentativi durati anni di assistenza domiciliare fallimentare per la mamma.
Essere riuscito a ospitarla in una struttura d’eccellenza è stata nella mia esperienza, la salvezza della mamma e la serenità di tutta la famiglia, consapevole che per il nostro caso la residenzialità si era rivelata la soluzione migliore. Ho seguito sui social l’intervento di Mons. Paglia al convegno dal titolo “Oltre le RSA” e non mi sono trovato d’accordo con la soluzione tout court di chiusura progressiva delle RSA a vantaggio della domiciliarità.

Vorrei provare a spiegare sinteticamente i motivi principali per cui a mio avviso le RSA non andrebbero eliminate, bensì potenziate.

1) Il malgoverno, l’inefficienza, le disfunzioni ci sono in tutte le situazione umane, quindi si tratta di controllare irregolarità e malfunzionamenti, di chiudere le strutture non idonee e non a norma, ma di premiare anche economicamente quelle strutture che invece svolgono in maniera eccellente il servizio sociale richiesto
2) Non si tratta di dualismo domiciliarità e residenzialità (come Uneba continua a ribadire), ma di creare percorsi ad hoc validi, alternativi che possano essere personalizzati in base alle esigenze dell’anziano e dei familiari coinvolti
3) Al convegno si è parlato di favorire la domiciliarità potenziando le ore di assistenza diurna nella propria abitazione. Ma venti ore al mese, fossero anche 100 ore, cosa sono di fronte a
anziani o persone non autosufficienti che hanno bisogno di un’assistenza continua h24?
4) Anche ai tempi della legge Basaglia sulla chiusura degli ospedali psichiatrici, si ragionava di
domiciliarità e forme alternative di assistenza. Ma oggi in che modo sono seguite e sostenute
le famiglie e i pazienti psichiatrici?
5) In una situazione di progressivo invecchiamento della popolazione italiana, la sola omiciliarità non è sufficiente a colmare l’emergenza sociale in atto e se da un lato è positivo il potenziamento dell’assistenza domestica, dall’altro bisognerebbe da una parte erogare più fondi alle RSA così duramente colpite dalla crisi del Covid 19, dall’altra promuovere la presenza costante del medico in struttura, proprio per trasformare le RSA da Casa di Riposo esclusiva a presidio medico altamente specialistico.
6) Al convegno si è parlato dei morti nelle RSA durante la pandemia, dimenticando di ricordare che molti di quei decessi sono stati causati da scelte politiche sbagliate e da ricoveri Covid in luoghi assolutamente non adatti a quel tipo di ospitalità
7) Quanti sono stati in questo anno e mezzo gli anziani morti nella propria abitazione? Si è mai pensato che la fragilità dell’anziano solo nella sua abitazione, non supportato da luoghi di cura specialistici, rischierebbe di aumentare notevolmente gli accessi al pronto soccorso e ai ricoveri?
8) Nella mia ormai lunga esperienza di RSA ho visto anziani soli, autosufficienti e addirittura coppie di anziani, scegliere volontariamente di essere ospitati in struttura, piuttosto che rimanere soli nella propria abitazione.
9) Quanti sono poi gli anziani e le persone disabili completamente sole che non saprebbero dove andare una volta chiuse le RSA perché non hanno proprio una loro abitazione?

Potrei dire ancora molte cose, dolorose e personali, ma non è questa la sede opportuna, ma un’ultima questione mi sta particolarmente a cuore, quella dell’informatizzazione, della telemedicina, della digitalizzazione della pubblica amministrazione, così come accennato al convegno di Firenze. Una società e una classe politica che vuole davvero bene alle persone anziane e fragili, non elimina ormai totalmente il contatto umano e le forme tradizionali di gestione della cosa pubblica e delle pratiche amministrative.

Spid, Smartphone, identità digitale, innumerevoli password, Pin telematici e numeri verdi dove rispondono solamente intelligenze artificiali, stanno creando sempre maggiori problematiche di isolamento e frustrazione in anziani di ottanta- novant’anni che non sanno letteralmente dove sbattere la
testa per un accesso Inps o pensionistico o tributario. Non tutti hanno figli o nipoti disposti a
perdere il loro tempo per seguire iter telematici spesso lunghi e farraginosi. Si tratterebbe di
lasciare ai cittadini più alternative di accesso alla pubblica amministrazione per favorire in
maniera inclusiva anche le fasce di età più fragili e anziane.

Il dibattito su questi temi così delicati è a mio avviso appena iniziato e sarà necessario prendere decisioni ponderate e equilibrate per evitare di aumentare ancora di più la sofferenza di familiari e “fratelli preziosissimi”, così mi sembra che avesse chiamato gli ospiti delle RSA, un oratore al convegno di Firenze del 2 luglio.