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Indagine Uneba sulle strutture per anziani non autosufficienti – Intervista a Virginio Marchesi

Al convegno nazionale di Rimini sull’invecchiamento Uneba ha presentato “Indagine sui servizi residenziali per le persone anziane non autosufficienti nelle diverse Regioni”, studio curato da Virginio Marchesi, docente all’Università Cattolica di Milano e consigliere Uneba. Gli associati Uneba possono scaricare lo studio di Marchesi in pdf entrando nella parte riservata del sito: è pubblicato in calce alla notizia intitolata “I servizi residenziali per anziani nelle Regioni – Indagine Uneba” del 26 settembre 2019. Per avere copie cartacee dell’indagine, o per i non associati Uneba, rivolgersi a info@uneba.it

Dal numero di settembre ottobre di Nuova Proposta, il bimestrale di Uneba, riportiamo questa intervista a Marchesi.

Può illustrarci i motivi che hanno portato ad effettuare questa indagine?

UNEBA, per la sua diffusione sul territorio nazionale, si è più volte posta il problema di “fotografare” le diverse realtà territoriali nelle quali i suoi associati operano.
I servizi residenziali per persone non autosufficienti, più di altri, sono indicativi di quello che possiamo definire come un test per verificare il livello e grado di “tutela” di cui tali tipologie di cittadini fragili possono godere nel loro territorio.

In cosa è consistito il lavoro?

Abbiamo messo a punto un questionario capace di fotografare i principali indicatori che caratterizzano le diverse strutture e che costituiscono quelli che nelle diverse normative regionali sono indicati come “requisiti di accreditamento”.
In particolare abbiamo esplorato il dato relativo agli standard organizzativi qui intesi come la individuazione delle figure professionali che il gestore del servizio deve assicurare con oneri a suo carico, cui si aggiunge l’analisi degli standard gestionali, intesi come lo specifico rapporto tra le specifiche tipologie di personale e gli utenti.
A questi dati abbiamo aggiunto una analisi dei servizi che il gestore della struttura residenziale deve garantire agli ospiti con oneri a suo carico.
Tali servizi possono riguardare servizi di natura sanitaria quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la fornitura dei farmaci e quelli di natura alberghiera.
Per concludere abbiamo raccolto specifiche informazioni sulla retta giornaliera che le diverse regioni assicurano al gestore assumendosi una parte degli oneri della degenza come previsto dai Livelli Essenziali di Assistenza.
Da questa raccolta di dati ed informazioni siamo partiti per elaborare i dati raccolti rendendo come prima cosa confrontabili tra loro i dati stessi – pensiamo ad esempio agli standard gestionali che, in ogni Regione vengono espressi con riferimenti diversi (es. minuti settimanali di assistenza per ospite o rapporto tra operatori e ospiti).
Fatto questo lavoro, abbiamo costruito un modello di analisi dei costi derivanti dall’insieme delle attività e prestazioni a carico del gestore per rendere possibile un confronto tra quanto previsto come costo del servizio e quanto assicurato dalla Regione stessa.

Quali sono i principali risultati del lavoro realizzato?

La prima considerazione che possiamo fare è l’estrema differenza che emerge allorché vengono definite le diverse tipologie di strutture, ma quello che ci è apparso fin da subito come un dato rilevante è stato registrare come le diverse  Regioni abbiano individuato standard organizzativi e gestionali spesso assai differenti tra loro.
Tale differenza riguarda sia il numero di tipologie di servizi previsti come pure gli standard di personale assicurati all’interno di ogni servizio.
Queste differenze possono avere diverse spiegazioni, ma io penso che, in realtà, siano il frutto delle diverse interpretazioni che il “programmatore regionale” dà al termine “non autosufficienza” e alle diverse tipologie che, all’interno di tale area, definisce come prioritarie o che presentano specifiche caratteristiche che le rendono degne di attenzione.
Nella molteplicità dei dati emerge come nella gran parte delle Regioni siano individuabili alcuni elementi comuni:

1.la “gradualità” del percorso che caratterizza il passaggio dalla autosufficienza alla non autosufficienza. Gradualità che porta alla individuazione di strutture con profili di “protezione” diversi tra loro e caratterizzati da diverse intensità del bisogno cui la struttura o il singolo nucleo all’interno della struttura è chiamato a rispondere

2.il tema delle “demenze” che in gran parte delle Regioni è individuata come una condizione specifica cui trovare risposte “differenziate” rispetto alla restante platea di persone non autosufficienti. Tale specificità è evidente allorché si confrontino i dati quanti-qualitativi delle figure professionali impegnati nei servizi loro dedicati.

Quale è il possibile utilizzo di questi dati?
Noi abbiamo scelto di trasformarli in una sintesi capace di offrire, al lettore, un quadro complessivo di tale complessità che, mi sia permesso, può anche divenire un elemento positivo allorché consente un confronto tra le diversità.
Il tema vero non è, a mio parere, quello di partire dalla propria realtà e confrontarla per verificare la sua distanza dalle  altre, ma è quella di cercare di rispondere alla domanda sul perché le altre realtà sono così diverse dalla propria.
In fondo, credo, significa porsi una domanda fondamentale per ogni programmatore di servizi: “A quali condizioni individuali e collettive il servizio di cui mi occupo è destinato a rispondere?”.
In questo lavoro diverse sono le risposte, dal bisogno di protezione a quello di assistenza fino ad un bisogno di sostegno costituiscono diverse interpretazioni di quello che potremmo definire come un unicum gestionale: le strutture per non autosufficienti.
Profondamente diverse le relazioni tra questi servizi ed i territori, segnate dalla relazione tra il servizio stesso e il contesto territoriale e dei servizi sanitari rivolti alla generalità generalità dei cittadini (pensiamo qui, a mero titolo esemplificativo, al tema delle prestazioni mediche).
Penso in sintesi che una lettura di questi dati possa aumentare il senso di consapevolezza del lettore cui il lavoro si indirizza e che è stato identificato in un gestore di uno specifico servizio.
Senso di consapevolezza che deriva dal confronto con un contesto più ampio nel quale collocarsi, uscendo, per un attimo, dalla quotidianità in cui spesso ci si costringe.

Possiamo dunque già trarre alcune indicazioni conclusive?
“Conclusione” è proprio un termine che in questo lavoro si è cercato di evitare. Abbiamo immaginato di iniziare un percorso per offrire stimoli perché si generi una partecipazione dal basso.
Sarebbe bello, e speriamo che ciò accada, che i prossimi aggiornamenti di questa ricerca, sul sito di UNEBA, raccolgano non solo le modifiche che i lettori ci solleciteranno sulla base delle loro conoscenze, ma siano anche la raccolta delle sollecitazioni e delle interpretazioni che le diverse realtà ci offriranno dopo la sua lettura.

Potete inviare commenti, osservazioni, integrazioni a info@uneba.org

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