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Uneba Veneto: “Con i tagli al sociale la Regione contraddice le sue stesse scelte”

Martedì 11 gennaio la delegazione di Uneba Veneto si è presentata, su invito, all’audizione presso la commissione consiliare prima (Bilancio) della Regione Veneto. Erano presenti alla seduta anche i sindaci in rappresentanza le conferenze dei sindaci delle Ulss relative, Uripa e altre associazioni.

Tralasciando l’analisi puntuale e dettagliata dei dati e delle cifre emergenti dai documenti resi disponibili in via preventiva, dati che sono stati abbondantemente ed esaurientemente commentati dagli interventi precedenti, l’intervento dei rappresentanti dell’Uneba Veneto si è incentrato su alcuni punti fondamentali.

  • l’impossibilità per Uneba Veneto di comprendere a fondo l’evoluzione delle voci interessate nei bilanci dei vari anni, a causa della scarsa omogeneità dei dati
  • i tagli decisi dalla Commissione regionale: almeno 20 milioni in meno per la disabilità e la non autosufficienza
  • l‘impossibilità di conoscere e capire quali sono stati i criteri che la Commissione ha adottato nell’effettuare i tagli presentati

La delegazione Uneba Veneto ha insistito in particolare nel chiedere di conoscere quali fossero le priorità che hanno guidato le scelte dei Consiglieri regionali. Ma a questa richiesta, fortemente espressa, nessuno dei consiglieri presenti ha dato risposta.

Uneba Veneto ha ulteriormente evidenziato che questi tagli (se confermati) avranno una ricaduta negativa sul fronte dei servizi alla persona, sui livelli occupazionali attuali, sull’indotto legato alle strutture che operano nell’assistenza e da ultimo, ma non ultimo, sull’incremento dei "ricoveri impropri" che andranno ad intasare i plessi ospedalieri. Il tutto in netta contrapposizione alle scelte dichiarate dalla Regione di "spostare" sul territorio l’assistenza non legata ad acuzie.

I rappresentanti Uneba Veneto hanno altresì sottolineato che a parità di standard organizzativi, strutturali e di personale – dato che questi non sono stati modificati dal 1984 e addirittura sono stati resi più gravosi con la l.22/2002-, la riduzione delle risorse da parte della Regione non può che comportare un incremento delle richieste fatte alle famiglie degli assistiti.

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