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Uneba, sessant’anni di storia (prima parte)

Nel 2011 Uneba prepara il congresso che celebrerà i 60 anni dalla fondazione oltre a interrogarsi sulle nuove modalità con cui continuare a tradurre in azioni i valori propri di Uneba e dei suoi associati.

Lo fa in una situazione in evoluzione, con l’espansione del terzo settore che deve però fare fronte a nuove e crescenti forme di povertà e a costi crescenti mentre la legislazione si fa sempre più esigente.

Il presidente nazionale Maurizio Giordano avvia allora un percorso nella storia dell’Uneba “per conoscere il passato – scrive su Nuova Proposta di marzo aprile -, per riflettere su scelte fatte e su appuntamenti mancati, per individuare linee di svolgimento da confermare e logiche da superare, per ricordare i tanti amici che hanno nel tempo disinteressatamente collaborato nell‘UNEBA, per ringraziare – infine – quelli che oggi si impegnano nella nostra associazione. Ma con l’attenzione al futuro, per essere sempre capaci di rappresentare questo vitale e dinamico settore ed assisterlo e tutelarlo nella sua funzione di portatore di risposte efficaci ed efficienti alle attese delle persone e delle categorie più deboli”.

Qui sotto il primo excursus sulla storia di Uneba, dedicato alla nascita e alla fase costituente dell’associazione, con i primi 3 congressi nazionali.

L’iniziativa di unire in un’unica forma associativa gli enti privati e, per la loro storia ed origine, le IPAB nacque e maturò nel corso di un ciclo di riunioni che, auspice l’Istituto cattolico di attivita sociali (ICAS, lo stesso che promosse e pubblicò il Codice di Camaldoli del 1943, in cui si gettarono le basi della Costituzione italiana), si tennero con cadenza quasi settimanale (18 riunioni) a Milano dal settembre 1949 all’aprile 1950.

Questi i componenti di quel comitato “costituente”: dott. Angelo Bianchi Bosisio, dott.ssa Adele Bonolis, ing. Rosita Bossi, comm. Antonio Demartini, dott. Giuseppe Ferrario, padre Pietro Filippetto S.J., arch. Piero Gnecchi Ruscone, avv. Anna Goldanigo Colombo, padre Giacomo Perico S.J., prof. Mario Romani, dott.Goffredo Romolotti, dott.ssa Odile Vallin.

I temi discussi testimoniano l’impegno e la serietà dell’iniziativa:

  • concetto di assistenza
  • concetto di previdenza
  • rapporto tra assistenza, previdenza e carità
  • diritto all’assistenza e diritto al lavoro; definizione dell’assistibile
  • coordinamento dell’assistenza svolta da enti privati
  • coordinamento dell’attività assistenziale degli enti pubblici e degli enti privati

Sulla base delle conclusioni di questo gruppo di lavoro e grazie all’impegno, tra gli altri, di Giambattista Migliori, di Goffredo Romolotti, di Claudia Scolari Giudici, di Rosita Bossi, di Don Penco, di mons. Rampi, si diede vita ad un Comitato Promotore di quella che sarebbe poi divenuta la Associazione fra gli Enti Privati di Assistenza e Beneficenza (A.N.E.P.A.B.), con la finalità di svolgere un ruolo determinante nel campo assistenziale e dare un sostanziale contributo alla organizzazione dell’assistenza privata, come espressione del diritto-dovere dei cittadini singoli ed associati di partecipare alla realizzazione del principio di solidarietà solennemente enunciato dalla Costituzione repubblicana.

Ne emerse la convinzione della urgente necessità di tentare la riunione su scala nazionale di tutte le opere assistenziali che in un primo momento vennero definite “private”, e si propose una formula di “intesa”, più ancora che associativa vera e propria, per salvaguardare l’autonomia degli enti e non ostacolare le esistenti associazioni di categoria.

Già da questa cautela si possono comprendere l’originalità dell’iniziativa, le difficoltà della sua attuazione per gli ostacoli e le gelosie delle organizzazioni esistenti, di cui si troverà traccia nell’intervento dell’Arcivescovo di Milano, mons. Giovanni Battista Montini, al Congresso del 1955, con l’affermazione che le “riserve” avanzate su questo tentativo di coordinamento cadevano di fronte alle modalità di azione con le quali l’Associazione si era espressa, garantendo l’autonomia degli enti associati e la loro ispirazione.

L’iniziativa ebbe una prima concreta sperimentazione a Brescia, dove fu costituita la prima Unione provinciale di enti e istituzioni assistenziali.

Il 20 novembre 1950 si tenne, a Milano, il I° Congresso nazionale delle opere assistenziali e comunque interessate all’iniziativa; ne derivarono indicazioni per una più precisa e funzionale definizione del movimento, confermandone la vitalità e le prospettive e individuando le linee di base per la sua fisionomia giuridica, il suo campo d’azione, i suoi programmi e i suoi termini organizzativi.

Anche in questa fase fu di grande aiuto il contributo dell’Istituto Cattolico Attività Sociali (I.C.A.S.), il cui assistente ecclesiastico Mons. Mario Puccinelli diverrà poi e per molti anni il maggiore ispiratore della “cultura UNEBA”: ispirata ai principi della dottrina sociale della Chiesa, ma estranea ad ogni forma di confessionalismo; attenta ai valori fondamentali della Costituzione italiana e indipendente dai partiti; decisa sostenitrice dei principi di pluralismo e sussidiarietà che negli anni “cinquanta” non erano certamente di moda (e che ancora oggi vengono più proclamati che attuati) ed aperta e sensibile alla collaborazione con le pubbliche amministrazioni; decisa sostenitrice delle libere iniziative assistenziali, ma nella misura in cui offrano un servizio di qualità alle persone.

Proficua anche la collaborazione della Amministrazione per le Attività Assistenziali Italiane e Internazionali (A.A.I.), che distaccò presso l’UNEBA un proprio dirigente, il dott. Goffredo Romolotti, cui, quale primo segretario generale, si deve la realizzazione della struttura e la sua diffusione in tutta Italia.

La formalizzazione della nascita della nuova associazione avverrà poi nel gennaio 1951, sempre a Milano, con il deposito presso il notaio dell’atto costitutivo e dello statuto.

LA FASE COSTITUENTE

Determinante, per la definizione delle finalità e della fisionomia della nuova Associazione, fu il II Congresso nazionale, che si svolse a Milano nei giorni 26 e 27 gennaio 1955.

In tale occasione, dopo la relazione generale dell’on. Giambattista Migliori, su “La carità: ieri, oggi, sempre”, S.E. Mons. G.B. Montini, allora Arcivescovo dl Milano ed attento alla nuova iniziativa di coordinamento delle opere cattoliche impegnate nel sociale, espresse la sua alta solidarietà all’impegno associativo che le opere di cristiana carità andavano assumendo e realizzando, sottolineandone motivazioni, aspetti problematici e obiettivi, che potevano individuarsi in alcune fondamentali esigenze:

  • l’esigenza del coordinamento di questa speciale “vegetazione spontanea” rappresentata dalle “molteplici umili e grandi opere di beneficenza e di assistenza, di carità e di amor fraterno”;
  • il rispetto, la tutela e la protezione dell’ispirazione e dei fini della carità, dal momento che “la nostra vicenda giuridica non ha sempre tenuto conto di ciò e tutte le volte che il potere pubblico ha preso in mano opere nostre, ha cercato di ignorare, o addirittura di mortificare queste ispirazioni e queste finalità superiori donde nasce l’opera di carità e a cui essa si dirige”;
  • la collaborazione degli enti stessi nella nuova formula associativa e tra di essi, perché la mutua comprensione accresca la potenzialità di bene delle opere “le cui funzioni non saranno mai rese superflue”;
  • l’impegno continuo perché l’iniziativa privata, abbia risorse, riconoscimenti, perfezionamenti e perché l’esercizio della carità possa sempre avere maggiore estensione e perfezione, dato che anche in una prospettiva di estesa sicurezza sociale resteranno pur sempre margini immensi di bisogni e di sofferenze

Il Congresso, dopo i lavori delle Commissioni sulla riforma dello statuto e sul programma di attività, decise che la nuova Associazione assumesse, in coerenza con la vigente legislazione, il nome di Unione Nazionale Enti di Beneficenza e Assistenza (UNEBA).

I suoi programmi di attività furono così sintetizzati:

  • giungere alla più ampia ed esatta conoscenza degli enti che agiscono nei vari settori assistenziali; una conoscenza non soltanto numerica, ma soprattutto di situazioni e di problemi che in gran parte rimangono, per varie ragioni, pressoché totalmente ignorati;
  • favorire il coordinamento ed il perfezionamento delle varie attività assistenziali; appoggiare, sostenere iniziative già in atto, crearne di nuove, vincere diffidenze ed alimentare fiducia;
  • costituire il “ponte” attraverso il quale la collaborazione piena e fiduciosa fra i pubblici poteri e la privata iniziativa possa attuarsi con reciproco sensibilissimo vantaggio.

L’opportunità di definire concetti di base e linee di impostazione dell’assistenza in Italia, per una adeguata attuazione della Costituzione repubblicana e per quella riforma della assistenza e dei servizi sociali che essa postulava, indusse l’UNEBA ad esaminare la questione in un apposito Congresso straordinario a Bologna (24-25 ottobre 1956) sul tema “L’assistenza pubblica e privata in Italia” e in particolari sedi di studio e di approfondimento. Il Congresso si articolò in quattro Commissioni: infanzia, adolescenza, vecchiaia, opere varie di assistenza. La relazione generale fu tenuta dall’on. Angela Gotelli.

Era sempre più evidente la necessità di intervenire in forme concrete e ai giusti livelli per contrastare l’orientamento dei più quotati progetti di riforma, presentati da Partiti politici e da singoli parlamentari, che in gran parte tendevano non alla salvaguardia ed al potenziamento delle istituzioni e iniziative di assistenza sociale già esistenti e sempre attive e rinnovatesi, bensì ad una loro sempre più grave compressione, perfino in contrasto con le indicazioni della Carta Costituzionale (art. 38).

Una visione anticipatrice dei tempi, se si pensa che la prima legge organica di riforma dell’assistenza – dopo innumerevoli proposte di legge parlamentari e disegni di legge governativi, che hanno sempre visto l’UNEBA in prima linea – sarà approvata soltanto nel 2000 ad oltre mezzo secolo dalla Costituzione e a 25 anni dall’istituzione delle Regioni.

LA SVOLTA DI GENOVA PER LA RIFORMA DELL’ASSISTENZA

I temi connessi alla riforma dell’assistenza ed alla sua organizzazione caratterizzano i lavori del III Congresso nazionale, svoltosi a Genova nel gennaio 1959 sulla base della relazione generale dell’on. prof. Roberto Lucifredi sul tema “La riforma della legislazione assistenziale in Italia”. Questi prese nettamente posizione in difesa del ruolo degli Enti associati e dei principi ispiratori delle loro molteplici e benefiche attività ed espresse parere motivatamente contrario ai progetti fino a quel momento presentati, caratterizzati da un forte centralismo lesivo dell’autonomia delle private iniziative legate alle comunità locali, chiedendo (e la proposta fu poi approvata all’unanimità) che il Governo si facesse iniziatore della “costituzione di una Commissione di studio ad alto livello per la riforma della assistenza, chiamandone a far parte anche i rappresentanti delle maggiori associazioni e organizzazioni assistenziali pubbliche e private, al fine di elaborare in comune, sentito il parere degli esperti e degli operatori nel campo assistenziale pubblico e privato, le grandi linee della indispensabile riforma, sempre in armonia all’articolo 38 della Costituzione”.

Ciò valse la sospensione della discussione dei progetti di legge e la istituzione, da parte del Ministero degli Interni, di una Commissione incaricata di esaminare il complesso e delicato problema della legislazione assistenziale.

Il nuovo progetto di legge, elaborato poi dalla Commissione, recepiva le indicazioni prospettate dall’UNEBA.

Attraverso simili impegni, nonché attraverso concrete iniziative a livello delle Federazioni provinciali (l’UNEBA era articolata negli organi centrali ed in Federazioni provinciali), si andavano sempre più chiaramente e concretamente realizzando quelle finalità dell’Associazione, che le istituzioni stesse sentivano necessarie in rapporto con l’evoluzione sociale:

  • promuovere lo studio dei problemi assistenziali, con particolare riguardo all’attività degli enti associati e nei confronti dei pubblici poteri ed alle iniziative per il coordinamento e la formazione degli operatori sociali;
  • rappresentare e promuovere le libere iniziative assistenziali, favorendo l’operante solidarietà fra gli enti associati, quale strumento al servizio del cittadino per assicurarne le libertà di scelta tra diversi servizi e per garantire la piena attuazione degli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione;
  • proporre ai competenti organi legislativi i provvedimenti ritenuti necessari all’attuazione e promozione delle libere iniziative assistenziali, favorire la partecipazione di queste all’elaborazione ed attuazione della programmazione ai diversi livelli territoriali; rappresentare e sostenere le libere iniziative assistenziali nei rapporti con gli organi legislativi, governativi, amministrativi e nei confronti degli enti locali;
  • svolgere opera di assistenza e consulenza tecnica nei confronti degli associati, anche attraverso servizi comuni o convenzionati.

(fine prima parte – segue)

2 Commenti presenti

  1. In data 16 dicembre 2016 alle 20:42 Giuseppe romolotti ha scritto:

    Era mio padre!!!
    Un grande papà

  2. In data 24 maggio 2017 alle 08:26 Antonio Davide Giambattista Canti ha scritto:

    Giambattista Migliori era il mio nonno materno. Ho conosciuto e frequentato Goffredo Romolotti: figura esemplare! Grazie a Montini a Migliori ed a Romolotti, come a molti altri, l’UNEBA esiste!!!

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