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Uneba Napoli – Ma cosa sono i centri socio educativi?

Ma cosa sono i centri socio educativi di Napoli? Strutture radicate nella storia della città, e che ancora oggi, evolutesi nel tempo, svolgono un ruolo fondamentale per il bene dei minori. Malgrado il diminuito sostegno dell’ente pubblico

Questo approfondimento realizzato da Uneba Napoli ripercorre la storia dei centri socio educativi, della loro azione, dei benefici per tanti giovani napoletani di ieri e di oggi. Proprio mentre è in corso un tavolo di concertazione tra Comune di Napoli e Uneba sul futuro di queste strutture.

Gli Istituti che ospitano i Centri socio educativi realizzano il servizio di semiconvitto; hanno, in molti casi, una tradizione secolare di accoglienza e cura dei bambini e ragazzi più poveri ed emarginati.

Ancor più nella grande Napoli, da sempre capitale delle contraddizioni: bellissima e poverissima, patria di famosi scienziati e nobili, così come di ignoranti senza pari e lazzaroni senz’arte né parte.

I poveri, i lazzaroni e “i figli della Madonna” hanno sempre abbondato e riempito le strade sporche e luride dei vicoli e dei quartieri.

Nell’immediato secondo dopoguerra, il problema dell’infanzia abbandonata riemerse in maniera drammatica e diventò una tra le questioni sociali più urgenti e delicate nel tentativo di ricostruzione che vedeva impegnata non solo l’Italia, ma l’Europa intera, devastata da guerra e bombardamenti; una questione quella dei bambini orfani a cui molti ordini religiosi, in particolari quelli femminili, diedero una risposta forte ed immediata con la creazione di tanti Istituti a Napoli e provincia, per accogliere nelle proprie Scuole Materne, Elementari, Medie Inferiori, Scuole Magistrali, Centri di Formazione Professionale migliaia di ragazzi che, dall’oscuro mondo dell’infanzia negata e violata, passavano a quello dell’infanzia protetta, grazie al duttile discernimento dei religiosi e dei loro collaboratori laici che furono sempre capaci di adeguarsi alle necessità dei tempi.

Molti di questi Istituti, nei decenni successivi, sono divenuti sedi di prestigiose scuole all’avanguardia per i loro tempi (Scuola Marittima Professionale, Scuola Odontotecnica -la prima in Campania-, Scuola tipografica); di Centri di Formazione Professionale per i settori dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato per dare risposte concrete alle necessità educative, culturali e formative dei giovani assistiti.

Sono stati migliaia i giovani che hanno mosso i primi passi del loro corso di studi, partendo dalla Scuola Materna alle Superiori, alla formazione professionale che si sono completamente formati presso gli Istituti.

Oggi, nonostante le grosse difficoltà che hanno imposto modifiche ed adeguamenti normativi, è sempre vivo l’ideale che mosse i Fondatori di tanti Istituti per la realizzazione della formazione integrale dell’alunno, nel pieno rispetto ed in armonia con i principi della Costituzione Italiana.

Lo stesso spirito evangelico continua ad animare religiosi e collaboratori laici, per meglio attuare il servizio in un mondo caratterizzato da una molteplicità di istanze e sollecitazioni nuove e complesse.

Il Territorio sul quale operano gli Istituti

Malgrado l’evolversi dei tempi e della società, specialmente in alcune realtà come quella di Napoli e provincia, alcune situazioni di povertà e disperazione non si sono estinte, sono diminuite nella quantità, ma restano comunque scandalosamente grandi i numeri di famiglie multiproblematiche, estremamente deprivate, sia da un punto di vista economico, sia culturale.

I Centri socio educativi diurni accolgono i minori provenienti da queste famiglie, dai quartieri più difficili della città.

Questi contesti presentano le caratteristiche delle periferie urbane più degradate: economia depressa; un livello altissimo di disoccupazione che supera il 40% (quasi la metà della popolazione attiva); una fortissima presenza della criminalità organizzata (un vero e proprio esercito, secondo le stime dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia); devianza giovanile; carenza di centri di socializzazione giovanile.

In questi territori è bassissimo il grado di istruzione (appena il 4% di laureati contro il 10% della media cittadina, solo il 17% di diplomati contro il 24% della media cittadina). Molto alto è anche il livello di dispersione scolastica. (fonte: Comune di Napoli, Profilo di Comunità 2006).

Le famiglie sono estremamente deprivate, sia da un punto di vista economico che culturale, con punte di analfabetismo altissimo tra gli adulti e l’uso frequente, se non esclusivo del dialetto, con la conseguente utilizzazione di un codice linguistico ristretto.

I nostri ragazzi si trovano a relazionarsi con adulti assenti, oppure profondamente sprovvisti di strumenti per trasferire ai propri figli un sistema di valori stabili, perché non li hanno a loro volta, o perché troppo presi a contrastare il disagio della precarietà e dell’instabilità in cui vivono.

Nella fascia 6/11 anni si rilevano tantissimi casi di demotivazione, scarso interesse per la scuola, ritmi lenti di apprendimento che, se non costituiscono sempre la causa della dispersione scolastica, ne sono sicuramente un sintomo.

In molti vivono anche problemi di salute fisica o psichica.

L’assenza di centri culturali e di sana socializzazione fa sì che i minori trascorrano il loro tempo libero essenzialmente per strada dove incontrano spesso persone e realtà a rischio o devianti.

In aiuto dei bambini più bisognosi

Il servizio del Centro, dunque, è svolto in favore delle famiglie bisognose che per ragioni ambientali, socio-economiche ed altro non riescono in pieno a provvedere alla educazione, istruzione e formazione dei propri figli.

Le risposte ai bisogni di queste famiglie si sono adeguate ai tempi e diversificate.

Il Centro socio educativo, chiamato anche semiconvitto, segue questa evoluzione e all’opera caritatevole dei religiosi e dei volontari ha affiancato nel tempo quella di tanti operatori qualificati, di educatori professionali, di psicologi, assistenti sociali…

I semiconvitti, radicati nei quartieri, nei vicoli della città, restano un punto di riferimento fondamentale per le famiglie, specialmente quelle più colpite dalle difficoltà; restano luoghi e persone di provata fiducia e competenza cui affidare per buona parte della giornata bambini che altrimenti resterebbero soli, o, peggio, in balia della strada e delle facili lusinghe di adulti senza scrupoli che, proprio a Napoli e provincia, abbondano e costituiscono un vero e proprio esercito numerosissimo di delinquenti.

E restano, i semiconvitti, il punto di riferimento importante dei servizi sociali alle porte dei quali bussano le tante famiglie deprivate.

Luoghi sereni per crescere e maturare

Presso i Centro socio educativi questi ragazzi trovano punti di riferimento, adulti accoglienti, capaci e competenti che li ascoltano e che indicano loro i valori veri della vita, alternative ai modelli di vita “sballata” o sbandata che i cattivi maestri della televisione o della camorra veicolano con tanta facilità.

Presso i semiconvitti, i ragazzi trovano luoghi dove vivere, per buona parte della giornata (lì dove c’è la scuola interna si comincia alle ore 8.00), la loro infanzia o adolescenza in serenità, senza tensioni, studiando, sperimentandosi, giocando, costruendo amicizie, imparando ad avere fiducia in se stessi e negli altri.

Quasi tutti i semiconvittori sono scelti dai servizi pubblici, e tutti hanno “certificata” una situazione drammatica di disagio personale e/o familiare.

Gli assistenti sociali del Comune di Napoli e di altri comuni limitrofi sanno bene quanti bambini sono stati curati nel corpo e nell’anima con l’intervento congiunto comune-semiconvitti.

Tantissimi vengono “soccorsi” nei loro bisogni morali e materiali, da quelli elementari dell’igiene, a quelli più seri e preoccupanti della salute, scoprendo e intervenendo su problematiche che altrimenti sarebbero state ignorate o trascurate da familiari poco attenti o superficiali.

Sono migliaia e migliaia le giovani vite seguite e curate dai religiosi e dal personale laico degli Istituti che svolgono attività di semiconvitto.

In tanti casi, si sono raggiunti risultati notevoli e immediatamente visibili: il bambino con ritardo negli apprendimenti che, seguito e curato con passione e professionalità, rifiorisce e recupera; la bambina senza papà, trascurata dalla madre, con diagnosi ospedaliera sbagliata, salvata da morte certa grazie all’ostinazione di educatori di semiconvitto e assistente sociale del Comune, insieme; i tantissimi bambini guidati a controllare gli sfinteri con la pazienza e l’attenzione che non trovano a casa; i tanti bambini guidati a giocare pacificamente con gli altri, mettendo da parte non solo le logiche prepotenti degli adulti camorristi che frequentano, ma anche le armi che a volte questi adulti regalano o lasciano usare.

Per tutti gli altri si fa un’opera di prevenzione contro ulteriori disagi, svantaggi, comportamenti devianti che già caratterizzano la vita di questi ragazzi, una prevenzione difficile da misurare, ma sicuramente indispensabile in questa città così a rischio.

L’investimento economico del Comune è invariato da decenni, pur avendo preteso, al contrario, sempre più garanzie procedurali, organizzative, strutturali….

E resta un investimento costo/utente molto più contenuto rispetto ad altri tipi di servizi, proprio perché si può contare su una disponibilità e sensibilità storica degli enti coinvolti, che impiegano strutture proprie, personale religioso e volontari che rinunciano ai compensi, lavoratori motivati che sanno aspettare i ritardi dei pagamenti dovuti alla pubblica amministrazione.

E può contare, la pubblica amministrazione, su una pazienza infinita e ormai abusata di aspettare oltre tre anni l’erogazione dei contributi previsti da parte del Comune e di anticipo, quindi, abnorme e ormai non più sostenibile, di tutte le spese.

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